Sacramenti dell'iniziazione cristiana

Indicazioni lituRgico- pastorali

per La celebrazione dei Sacramenti dell'iniziazione cristiana

battesimo, cresima, eucaristia

(a cura dell'ufficio liturgico dell'arcidiocesi di cosenza-bisignano)

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 Con l’iniziazione cristiana la Chiesa madre genera i suoi figli e, contemporaneamente, rigenera se stessa. Per “iniziazione cristiana” (IC), infatti, si intende il cammino di fede che, grazie ai sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia, inserisce nel mistero di Cristo e della Chiesa, cioè fa diventare cristiani. È un itinerario progressivo ed unitario, che nasce dall’annuncio, si approfondisce nella catechesi e trova il suo culmine nella celebrazione dei tre sacramenti, i quali non sono, perciò, tre azioni sacre autonome e senza collegamento, ma «sono tra loro talmente congiunti, da essere richiesti insieme per la piena iniziazione cristiana» (CIC, can. 842, § 2)

Il «luogo ordinario» del cammino di IC è la parrocchia, attraverso la quale «la diocesi esprime la propria dimensione locale» e a cui si dovrà restituire «quella figura di Chiesa eucaristica che ne svela la natura di mistero di comunione e di missione».

L’INIZIAZIONE CRISTIANA DEGLI ADULTI (OLTRE I 16 ANNI)

         L’iniziazione cristiana degli adulti non ancora battezzati nella nostra diocesi ha la durata per ora di un anno pastorale e segue fedelmente le tappe indicate dal RICA (Rito dell'Iniziazione Cristiana degli adulti),  in cui si precisa che il cammino di IC si struttura in quattro “tempi”, intervallati da tre “gradi” o passaggi celebrativi: - Primo tempo: precatecumenato; primo grado: rito di ammissione al catecumenato. - Secondo tempo: catecumenato; secondo grado: rito della elezione. - Terzo tempo: purificazione e illuminazione; terzo grado: celebrazione dei sacramenti dell’IC. - Quarto tempo: mistagogia.

 

         Attualmente tale percorso è realizzato dall'Ufficio Liturgico Diocesano in collaborazione con l'Ufficio Catechistico. È auspicabile però che tale cammino, guidato da catechisti adatti a seguire gli eventuali catecumeni, divenga progressivamente normale in ogni parrocchia secondo lo schema qui proposto.

 

         Dopo il tempo del precatecumenato che non ha una struttura rigida, si svolge in modo informale e deve essere caratterizzato da un clima di grande accoglienza, il parroco affida il “simpatizzante” ad un gruppo di accompagnamento che, oltre al garante e al padrino, prevede anche la presenza di alcuni catechisti che hanno il compito di fare un “primo annuncio” del Vangelo di Cristo. La durata può estendersi per un tempo più o meno lungo, a seconda della maturità spirituale del candidato. Se il candidato è completamente digiuno della fede e della vita cristiana, il precatecumenato può durare anche un anno. Il tempo del precatecumenato si conclude con il rito di ammissione al catecumenato. Normalmente tale rito dovrebbe avvenire in parrocchia, nella prima domenica di Avvento, con la partecipazione della comunità, soprattutto della famiglia, dei catechisti, degli amici e dei garanti. Prima del rito di ammissione, il parroco si metta in contatto con il Servizio per il catecumenato, presso l’Ufficio Liturgico, in modo da segnalare il candidato, verificare eventuali problemi e stendere insieme un percorso condiviso.

 

         Il tempo del catecumenato normalmente va dalla prima domenica di Avvento in cui si è celebrato il rito di ammissione alla prima domenica di Quaresima quando viene celebrato il “rito della elezione”, che di norma si svolge nella chiesa Cattedrale ed è presieduto dal Vescovo o da un suo delegato.

 

         Il tempo della purificazione e illuminazione di norma coincide con l’ultima Quaresima prima della celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana. Alla presenza di tutta la comunità parrocchiale riunita per la celebrazione eucaristica, nella terza, quarta e quinta domenica di Quaresima si celebrano gli “scrutini” e le consegne del Credo e del Padre nostro. Nella mattina del sabato santo, si compiono i riti immediatamente preparatori ai sacramenti dell’iniziazione cristiana: la riconsegna (redditio) del Simbolo e il rito dell’Effatà.

 

         Nel caso degli adulti, i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima ed Eucaristia) vanno celebrati unitariamente nella medesima celebrazione. Di norma sono presieduti dal Vescovo in Cattedrale durante la Veglia pasquale. Tuttavia il Vescovo può delegare il parroco a celebrarli nella propria comunità parrocchiale; in tal caso, questi, tramite l’Ufficio Liturgico diocesano, ne chieda la facoltà al Vescovo.

 

         Il tempo della mistagogia, di norma, coincide con il tempo pasquale e si conclude con la solenne celebrazione della Pentecoste. Tutti i “neofiti” si impegnino a partecipare alla Messa domenicale con i loro padrini. Si faccia riferimento alle Messe per i neofiti o alle Messe delle domeniche di Pasqua (soprattutto dell’Anno A). Per concludere il tempo della mistagogia e, con esso, il cammino di IC, si può tenere in parrocchia una particolare celebrazione nella solennità della Pentecoste. È desiderabile che negli anni successivi si celebri l’anniversario del Battesimo. L’esperienza dei sacramenti si deve prolungare nella comunità ecclesiale tramite una continua catechesi, l’assidua celebrazione liturgica e la testimonianza di vita.

 

         Per gli adulti battezzati, che non hanno ancora ricevuto il sacramento della Cresima e che, a volte, non sono ancora stati ammessi all’Eucaristia con la prima Comunione, il cammino di preparazione per ricevere tali sacramenti deve diventare una occasione provvidenziale per la riscoperta della fede e il completamento della grazia battesimale. Secondo il RICA (nn. 300-305), come pure secondo la terza nota pastorale del Consiglio Episcopale Permanente della CEI sulla iniziazione cristiana, l’ideale è che il cammino, da farsi preferibilmente nella propria parrocchia, duri un intero anno liturgico, poiché questo è già un’ottima introduzione al mistero cristiano. La celebrazione del sacramento della Cresima ed, eventualmente, anche della prima Comunione è bene che avvenga nella stessa parrocchia dove è stato fatto il cammino di fede. Tuttavia, per motivi di opportunità pastorale, la diocesi può offrire ai cresimandi adulti la possibilità di accedere ai sacramenti anche in Cattedrale.

 

         Per il caso di adulti in situazione coniugale irregolare (conviventi o sposati solo civilmente), che chiedono la Cresima (e la prima Comunione), in vista anche di poter regolarizzare la propria situazione si offra loro innanzi tutto un cammino di fede in preparazione alla Cresima; si proceda poi alla celebrazione del Matrimonio e, infine, li si ammetta al sacramento della Cresima. Non è lecito a nessuno ammettere alla Cresima ed all’Eucaristia un adulto finché questo rimane in una situazione coniugale irregolare.

 

L’INIZIAZIONE CRISTIANA DEI BAMBINI, DEI FANCIULLI E DEI RAGAZZI (FINO AI 14 ANNI)

 

          I modalità

Se un fanciullo oltre i sei anni chiede - personalmente o tramite i propri genitori o familiari - il sacramento del Battesimo, si può procedere seguendo l’«itinerario catecumenale» in senso vero e proprio, secondo le indicazioni del cap. V del RICA, completato dalla seconda nota sull’IC del Consiglio Episcopale Permanente della CEI8. L’itinerario riprende l’antico catecumenato e lo applica ai ragazzi. Esso comprende: - la prima evangelizzazione (non meno di un anno) che termina con la celebrazione dell’ammissione al catecumenato; - il catecumenato in tre fasi (di circa un anno ciascuna), che termina con la celebrazione della elezione o chiamata al Battesimo; - l’ultima Quaresima, che termina con la celebrazione dei tre sacramenti dell’iniziazione cristiana, cioè Battesimo, Confermazione ed Eucaristia; - i sacramenti della iniziazione cristiana celebrati nella loro unitarietà e secondo l’ordine teologicamente più corretto: infatti “intorno agli 11 anni, possibilmente nella Veglia pasquale, i catecumeni celebrano i tre Sacramenti dell’iniziazione cristiana, mentre i coetanei già battezzati celebrano la Confermazione e la prima Eucaristia” (CEI).

 

·                   II modalità

Il secondo modo è quello di inserire il fanciullo non battezzato nel cammino di IC dei propri coetanei già battezzati, opportunamente adattato alla sua situazione. Può trattarsi dell’itinerario ordinario oppure di quello associativo. Dopo un congruo cammino di evangelizzazione e catechesi, il ragazzo, a giudizio del parroco e dei catechisti, potrà ricevere i tre sacramenti dell’IC quando i propri amici riceveranno l’Eucaristia e la Cresima.

 

Battesimo dei Bambini

 

La preparazione del Battesimo

          Sarà preoccupazione del parroco formare una équipe battesimale – formata da presbiteri, diaconi, persone consacrate, coppie di sposi, catechisti per adulti – che accompagni i genitori dei battezzandi nel cammino di evangelizzazione e di formazione cristiana, nella certezza che «nell’opera pastorale si deve associare sempre la famiglia cristiana all’itinerario di iniziazione» (ScC 19). Gli incontri formativi, di tipo familiare e comunitario, tengano conto della situazione di fede della famiglia e, comunque, non siano meno di tre. Siano curati bene e prendano sempre più la struttura di un vero e proprio itinerario di fede che diventi prassi e tradizione nella vita della parrocchia. Gli incontri potrebbero avere questa modalità: un primo approccio è bene che avvenga da parte del parroco, che si rallegrerà per la nascita del figlio, verificherà ed, eventualmente, purificherà e perfezionerà le motivazioni della richiesta del Battesimo; inoltre presenterà il cammino da compiere e preciserà i criteri nella scelta del padrino. Gli altri incontri, a seconda della situazione e dell’opportunità pastorale, possono svolgersi ad opera dell’équipe battesimale in un clima di grande familiarità ed accoglienza: si potranno offrire alcuni elementi per la riscoperta della bellezza della fede cristiana; si introdurrà al significato del Battesimo all’interno del cammino di IC; si sottolineerà l’importanza dell’accompagnamento e della testimonianza da parte dei genitori in quanto primi educatori della fede. È bene che l’ultimo incontro sia una catechesi liturgica sul sacramento e si sottolinei l’incorporazione dei battezzati alla Chiesa anche attraverso la fede professata dai genitori e dai padrini. Quindi è indispensabile la presenza anche di questi ultimi.

 

           La richiesta del Battesimo per il figlio presentata da genitori conviventi o sposati solo civilmente - previa garanzia di educare cristianamente il figlio, sia pure con l’aiuto del padrino, di un parente o di una persona qualificata della comunità cristiana - sarà accolta dal parroco, che cercherà di far diventare tale richiesta un’opportunità provvidenziale per iniziare una adeguata evangelizzazione. Lo stesso atteggiamento si terrà nei confronti delle ragazze madri che richiedono il Battesimo per i loro figli. Se dei genitori cristiani non cattolici chiedono alla Chiesa cattolica il Battesimo per il proprio bambino, si proceda in questo modo: - il ministro della Chiesa cattolica suggerisca di mettersi in contatto con il proprio ministro del culto e faccia presente l’opportunità che il bambino venga battezzato nella Chiesa a cui appartengono anche i genitori; - se i genitori insistono perché il figlio venga battezzato nella Chiesa cattolica, dopo un opportuno cammino di evangelizzazione e formazione, si proceda al Battesimo, mettendo come condizione: che il padrino sia cattolico e che i genitori assicurino la possibilità che il bambino venga educato e introdotto nella fede e nella vita della Chiesa cattolica. Oltre i 6 anni, i fanciulli di genitori cristiani non cattolici, nel rispetto delle modalità e condizioni sopra illustrate, possono ricevere i sacramenti dell’IC secondo le indicazioni date precedentemente.

 

 

La celebrazione del Battesimo.

         L’ideale è che il Battesimo venga celebrato nel contesto della Veglia pasquale per farne comprendere compiutamente il significato nella luce della morte e risurrezione del Signore Gesù.  È esclusa la compresenza di due ministri, uno cattolico e uno non cattolico. Infatti, «sebbene con il Battesimo la persona venga incorporata a Cristo e alla sua Chiesa, ciò concretamente si realizza in una determinata Chiesa o comunità ecclesiale. Pertanto un Battesimo non deve essere conferito congiuntamente da due ministri appartenenti a Chiese o a comunità ecclesiali diverse».

 

         A motivo di questo significato pasquale, la parrocchia preveda la celebrazione comunitaria di domenica (cfr. CIC, can. 856), e soprattutto secondo una cadenza legata ad alcune solennità dell’Anno Liturgico. Giorni particolarmente significativi per la celebrazione del Battesimo, lasciando la priorità alla Veglia pasquale, alla Pentecoste e alla domenica, possono essere: la solennità dell’Epifania, la festa della Presentazione del Signore, la prima domenica di febbraio in occasione della giornata per la vita, la festa patronale, la festa della Trasfigurazione del Signore, la solennità dell’anniversario della dedicazione della chiesa parrocchiale, la solennità di Cristo Re.

 

         Il Battesimo è celebrato nella parrocchia propria dei genitori, cioè dove essi hanno domicilio. In altre parrocchie (di residenza saltuaria, di abituale inserimento, ecc.) e nei santuari o chiese non parrocchiali, dove non è mai possibile,  la celebrazione è possibile per giusta  e grave causa (cfr. CIC, can. 857 § 2), previo accordo tra i sacerdoti interessati. Il parroco, a cui viene chiesto di battezzare un bambino di altra parrocchia, scoraggi tale richiesta e nei dovuti modi convinca dell’opportunità di celebrare il sacramento nella propria parrocchia, tranne che la famiglia del battezzando sia veramente inserita nella sua parrocchia perché ne condivide vita e missione

 

         Il luogo della celebrazione è solo la chiesa parrocchiale.  Nelle cliniche e negli ospedali non si celebri il Battesimo se non per ragione pastorale grave, inerente allo stato di salute del bambino (cfr. CIC, can. 860 § 2); in tal caso il battesimo deve essere registrato nella Parrocchia di appartenenza dei genitori.

 

         Il Battesimo va registrato nella parrocchia in cui di fatto viene celebrato (cfr. CIC, can. 877 § 1). I

 

Il ministero dei Padrini e delle Madrine

          Ogni qualvolta se ne presenti l’occasione, si istruiscano tutti i fedeli sul significato, il ruolo e le qualità richieste per i padrini, in modo che la scelta cada su persone idonee.  La presenza dei padrini nel contesto della celebrazione del Battesimo evidenzia la premura pastorale della comunità cristiana, oltre che l’impegno di fattiva collaborazione con i genitori perché il battezzando venga progressivamente introdotto nella comunità, sia educato nella fede della Chiesa e la esprima nell’autenticità della vita. Pertanto anche ai padrini è chiesto di partecipare alle catechesi prebattesimali.

 

         Il CIC chiede che «si ammettano un solo padrino o una madrina soltanto, oppure un padrino e una madrina» (CIC, can. 873).  Quindi è proibito la presenza di due padrini o di due madrine. Non ha senso un padrino che, anche per la distanza geografica, non può di fatto assolvere al suo compito di aiutare il battezzato nel suo cammino di crescita spirituale e di inserimento nella comunità cristiana.

 

         I divorziati risposati, i conviventi, i cattolici sposati solo civilmente, o chi si è notoriamente espresso contro la Chiesa e i suoi insegnamenti o ha procurato pubblico scandalo a causa di discorsi, scritti o altro non possono fare da padrini. Qualora fosse necessario, la designazione del padrino, cercando un accordo con la famiglia, può ricadere su una persona di fiducia scelta nella comunità parrocchiale.

 

         Il papà e la mamma del battezzando non possono fungere da padrino e da madrina, in quanto il loro compito è ben maggiore di quello che assumerebbero, in ordine all’educazione cristiana del loro figlio (cfr. CIC, can. 874, § 1, 5°).  Quando il Battesimo è stato celebrato in caso di necessità senza padrino, al battezzato ancora in vita si assegnerà il padrino; il suo nome sarà annotato poi sul registro dei Battesimi.

 

         Un cristiano non cattolico non può fungere da padrino per il Battesimo di un bambino nella Chiesa cattolica e viceversa. Infatti «secondo il pensiero cattolico, i padrini e le madrine, nell’accezione liturgica e canonica, devono essere membri della Chiesa o della comunità nella quale viene celebrato il Battesimo. Essi non si assumono soltanto la responsabilità dell’educazione cristiana della persona battezzata (o cresimata) in qualità di parente o di amico; essi sono lì pure come rappresentanti di una comunità di fede, garanti della fede e del desiderio di comunione ecclesiale del candidato […]. Un battezzato che appartiene ad un’altra comunità ecclesiale può tuttavia essere ammesso come testimone del Battesimo, ma soltanto con un padrino cattolico. Un cattolico può svolgere la medesima funzione nei confronti di una persona che deve essere battezzata in un’altra comunità ecclesiale» (Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’ecumenismo, cit., n. 98). Il testo prosegue dicendo che, «per un valido motivo», è consentito ammettere un fedele orientale (ortodosso) con il ruolo di padrino congiuntamente ad un padrino cattolico (o una madrina) al Battesimo di un bambino o di un adulto cattolico e viceversa a determinate condizioni che lì vengono precisate.

 

La Cresima

          «Con il sacramento della Confermazione i battezzati proseguono il cammino dell’iniziazione cristiana. In forza di questo sacramento essi ricevono l’effusione dello Spirito Santo che nel giorno di Pentecoste fu mandato dal Signore Risorto sugli Apostoli. Questo dono dello Spirito Santo rende i fedeli in modo più perfetto conformi a Cristo e comunica loro la forza di rendere a Lui testimonianza per l’edificazione del suo corpo nella fede e nella carità» (RC,).

 

         La celebrazione del sacramento della Cresima avvenga possibilmente al termine della terza media.

 

          La cresima si celebri normalmente durante la Messa e vi partecipi la comunità parrocchiale e la sua celebrazione della cresima non si unisca alla celebrazione della prima comunione; si svolga sempre con dignità, serietà e raccoglimento, favorendo la partecipazione attiva di tutta l’assemblea. Non si ammetta alla cresima alcun candidato proveniente da altra parrocchia, senza un attestato di idoneità e di partecipazione al corso organizzato dalla Parrocchia rilasciato dal proprio parroco. La stessa disposizione vale per i padrini.

 

          La celebrazione periodica della cresima in cattedrale - ogni primo sabato del mese - è riservata agli adulti che per seri motivi riconosciuti e spiegati dal parroco non possono celebrarla nella propria parrocchia.  Essi devono arrivare in Cattedrale almeno un’ora prima della celebrazione, muniti del biglietto di Cresima compilato in tutte le sue voci e già confessati. Non si accettano attestati di altri sacerdoti ma solo quello del proprio parroco. Si ricorda che la registrazione dell'avvenuta cresima deve avvenire nel registro della propria parrocchia e non in Cattedrale, dove non si ha alcuna competenza per farlo.

 

La cresima degli emigrati e dei militari

          Non sono pochi gli emigrati i quali, venendo a trascorrere le ferie nella città o nel paese di origine, domandano di celebrare la cresima. Pur lodando il loro attaccamento alla comunità di origine e tenendo presente la loro situazione particolare, è necessario far capire loro che, in vista del bene spirituale, non si può permettere di celebrare il sacramento della cresima senza una conveniente preparazione, che non può essere data in pochi incontri effettuati nel breve spazio di tempo delle ferie. Pertanto, se gli emigrati desiderano celebrare la cresima nel proprio paese, debbono esibire un attestato di idoneità rilasciato dal parroco della missione cattolica nella quale risiedono. La stessa norma vale per i giovani in servizio militare.

 

La cresima dei portatori di handicap

          Il mistero dei portatori di handicap, segno di presenza divina ferita, trascende le ricerche, le tecniche, le esperienze pur tanto lodevoli. Questo mistero esige un rispetto assoluto non meno che una delicatezza estrema nell’arte di comunicare con loro per mezzo della semplice presenza, lo sguardo, il silenzio o il linguaggio appropriato. È difficile stabilire una norma sull’ammissione dei portatori di handicap alla cresima, perché diverso in ognuno di loro è l’handicap che menoma le capacità e l’inserimento nella comunità ecclesiale.

Bisogna tener conto del dovere che ha la Chiesa di accogliere sull’esempio di      Cristo i piccoli, poveri e sofferenti, ai quali è promesso in primo luogo il regno di Dio. Inoltre bisogna tenere presente il rispetto dovuto alle famiglie già duramente colpite da queste situazioni dolorose e la responsabilità di educare con pazienza la comunità a superare pregiudizi e resistenze ed essere casa aperta per tutti, che manifesti il volto paterno di Dio e quello materno della Chiesa. Si tenga presente ancora che, se la partecipazione all’Eucaristia richiede di norma la capacità di “discernere il Corpo del Signore”, il battesimo è di sua natura ordinato al completamento con l’unzione crismale e    alla pienezza sacramentale che si raggiunge con la partecipazione all’Eucaristia.

Pertanto, purché sia evitata ogni irriverenza, non si potranno negare ai disabili e ai portatori di handicap la cresima e l’Eucaristia, quando i familiari le chiedono con motivazioni di fede. Per la celebrazione si cercherà di inserire questi bambini e ragazzi nel gruppo dei loro coetanei, evitando qualsiasi segno di discriminazione e disattenzione che possa emarginare anche dalla comunità ecclesiale famiglie e persone spesso già emarginate dalla società.

 

Alcune indicazioni per la celebrazione:

         È bene che siano i lettori o un adulto preparato e non gli stessi cresimandi a proclamare le letture.

 

         Assume notevole significato la testimonianza dei catechisti circa il grado di preparazione raggiunta  dai cresimandi da farsi unitamente all'eventuale appello nominale dei candidati, che naturalmente preveda la risposta dei candidati stessi.

 

         Durante la crismazione non si esegua alcun canto per permettere all'assemblea di percepire meglio le parole della formula e cosi comprenderne maggiormente il senso.

 

         Quanto al padrino valgono le norme e gli orientamenti dati per il Battesimo. Pertanto, si illustrino per tempo ai cresimandi e ai loro genitori il senso della figura del padrino, il compito che deve assumersi e le qualità che deve possedere. In tale medesimo contesto si sconsigli il costume del ‘regalo costoso’ da parte del padrino stesso. È opportuno che il padrino sia il medesimo del Battesimo. Nelle cresime degli adolescenti è bene evitare che il ruolo di padrino o madrina sia affidato a coetanei, in particolare di sesso diverso a meno che non vi sia un vincolo di parentela.

 

         Al cresimando che non dovesse trovare il padrino o la madrina si concede il permesso di presentarsi da solo o farsi accompagnare dal catechista che lo ha preparato.

 

         Non si concedono permessi di fungere da padrino ai sacerdoti in quanto per sua natura il sacerdote è di tutti e non può seguire in modo particolare una persona per accompagnarla nella vita di fede.

 

LE MESSE DI I COMUNIONE

 

         Nelle domeniche del Tempo pasquale, molte comunità parrocchiali celebrano le "Messe di prima Comunione". Il Tempo pasquale, infatti, irradia la gioia della Risurrezione per la durata di cinquanta giorni e costituisce il momento più significativo per celebrare il culmine dell'Iniziazione Cristiana: l'Eucaristia. La prima comunione, inoltre, coinvolge le famiglie e i catechisti che hanno accompagnato il cammino formativo dei fanciulli, rappresentando, in questo modo, un evento che coinvolge tutti, a diverso titolo e grado. La rilevanza di questa celebrazione, richiede, dunque, una particolare cura pastorale affinché possa davvero costituire un'esperienza di festa: per i fanciulli, in primo luogo, i loro familiari, i catechisti, gli animatori liturgici, il presbitero e l'intera comunità cristiana. Tuttavia, può accadere che proprio i momenti più rilevanti della vita della comunità (tempi forti, feste, visita pastorale, ecc.) costituiscano occasioni di tensioni, conflitti, incomprensioni e a rappresentare una fatica, più che una gioia. A volte, le esigenze dei familiari contrastano con quelle del parroco, i catechisti impongono le proprie scelte rituali agli animatori liturgici o, al contrario, il coro e gli animatori della liturgia non si adattano alla particolare circostanza. Conflitti e incomprensioni che rischiano di distogliere dal cuore della celebrazione e a “rovinare la festa”!

 

         Gli adulti spesso litigano a causa dei fanciulli, al contrario, ciò che un bambino desidera è che la festa sia una occasione gioiosa per tutti. Per allontanare quindi ogni conflittualità che possa turbare e preoccupare i bambini si evitino tutte quelle forme di pressione o ritualizzazioni formali che finiscono per costringere i familiari a ricevere l’Eucaristia.

 

         Si curino, in modo particolare, i momenti iniziali della celebrazione, aiutando i fanciulli ad entrare nel rito con animo sereno, preparandoli con pochi, ma significativi istanti di silenzio, per allentare le tensioni e preoccupazioni. Spesso le Messe di prima comunione sono eccessivamente complicate: il desiderio di abbellire la celebrazione il più delle volte si traduce in affanno, in un frenetico susseguirsi di prove, raccomandazioni, indicazioni. Il momento rituale, al contrario, pur essendo curato e festoso, dovrebbe essere per il fanciullo un momento sereno e familiare.

 

         Si prepari bene il luogo della celebrazione studiando per i fanciulli una sistemazione che permetta loro la migliore partecipazione attiva, piena e raccolta, senza separarli dall’assemblea, quindi non devono stare nel presbiterio. È proibito far proclamare ai fanciulli le letture bibliche, per la cui proclamazione è necessario aver acquisito una adeguata preparazione tecnica e maturità di fede. Si eviti inoltre di creare momenti liturgici in cui sono impegnati o chiamati i genitori, per evitare spiacevoli mortificazioni ai bambini che vivono situazioni di fragilità o difficoltà familiari.

 

         Si ricordi inoltre che il luogo ordinario della celebrazione della Messa di prima comunione rimane la chiesa parrocchiale, per il particolare significato che essa assume nella manifestazione ed edificazione della comunità locale. Sono pertanto proibite le celebrazioni nei santuari, negli oratori e nelle cappelle private.

 

         La celebrazione della Messa di prima comunione dovrebbe essere una celebrazione gioiosa, ma non caotica, partecipata, ma non per questo sfrenata. Un'attenzione particolare andrebbe riservata al canto e alla musica, linguaggi festosi per eccellenza, cercando di coinvolgere i fanciulli con canti semplici ma al tempo stesso adeguati alla celebrazione. Ad esempio, “iniziare” i fanciulli a cantare la Messa (acclamazioni, ritornelli), soprattutto la Preghiera Eucaristica più che cantare nella Messa, è la via migliore per una vera partecipazione liturgica.

 

         Occorre evitare di spettacolarizzare i bambini, moderando e disciplinando la presenza di fotografi ed evitando di usare i momenti rituali della celebrazione per dare loro visibilità. I catechisti, infatti, dovrebbero aiutare i fanciulli a “guardare” l’azione rituale, più che ad essere guardati, custodendo, in particolare, i riti di Comunione da eccessivi protagonismi.

 

      Per rendere questa celebrazione adeguata ai fanciulli e, al tempo stesso, partecipata da tutti, occorre che catechisti, animatori liturgici, genitori, parroco facciano lo sforzo di lavorare insieme. In questo modo, ciascuno, potrà apportare la propria specifica competenza e punto di vista, rendendo questo evento una vera esperienza comunitaria, nello stile semplice e gioioso della comunità pasquale.  Per favorire il doveroso raccoglimento si ricordi che nella celebrazione dei sacramenti ci deve essere soltanto un fotografo.