Salì al cielo

… Salì al cielo.

“Perché da lì era disceso”.
Lo dice bene il C.C.C., al punto 661, riprendendo Gv.3,13: «Nessuno è mai salito al cielo fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo». In Gesù, i cieli sono discesi sulla terra e la terra è salita in cielo. Il Cielo stesso si forma “nuovo” quando Gesù risorge e vi sale. Il Primogenito dai morti è andato a inaugurare i Cieli nuovi preparati per noi. E’ Gesù il nostro vero Cielo. E’ salito per noi. E’ andato, Lui, nostro Ospite, a dare cittadinanza celeste al nostro corpo terreno. Quando saliremo noi, troveremo Lui, Volto della volta celeste: «Venite, benedetti dal Padre mio … partecipate del Mio Corpo … non più spogliato, svuotato, umiliato (cfr. Fil. 2, 6-8) ma glorioso, rivestito della divinità e della bellezza che mi appartengono».
L’Ascensione è evento cristologico ed ecclesiologico insieme. E’ già, di per sé, svelamento del significato di ogni missione rivelativa di Gesù e della Sua Chiesa. Non è un addio ma un invio! Ecco cosa dice Gesù, nel racconto di Luca, mentre ascende al Cielo:

«Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni … fino agli estremi confini della terra. Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi». (At.1,8-9).
Sembra proprio che l'assenza di Gesù sia condizione necessaria per la missione. Fino a un certo punto, però. Sarà con noi, è già in noi, l’“Altro Consolatore”, “Colui che non poteva venire se Gesù non andava”, lo Spirito Santo, Dynamis, Potenza di Dio per noi!
L’uomo di oggi – l’uomo di ogni tempo – si chiede: «Ma il Cielo, esiste davvero? Come poterne fare esperienza?». Il Cielo non è un’esperienza spaziale, astratta, indecifrabile. Cielo è il modo di essere di Dio; l’essere dell’uomo presso Dio. Siamo in Cielo, quando siamo nella piena comunione con Lui e questo – Gesù ce lo ha detto – è possibile cominciare a sperimentarlo già sulla terra. Il centuplo, sulla terra, è esperienza divinizzante, l’umano si tinge di azzurro!
Credo che sei salito in Cielo. La Tua Presenza è reale per me, pur nella Tua assenza fisica. Siamo in relazione nella distanza non malgrado la distanza. E Ti sento vicino. Cielo e terra non sono luoghi fisici. Si toccano al centro del mio cuore, vigile e accogliente. Smetto, anzi, di guardare il cielo e rivolgo lo sguardo nel cielo degli abissi dell’uomo che mi siede accanto. Cammino alla luce della fede e non della visione (Cfr. 2Cor 5,7). Nel segreto-silenzio della mia cameretta, crescono i miei “sensi spirituali”. Imparo a vedere, ascoltare, toccare, gustare, odorare, sentire il trascendente di ogni fratello, di ogni sorella. La Tua Ascensione mi insegna a vedere quando non vedo, a sentire mio, ciò che non tocco. Allontana da me ogni forma di voracità e ogni brama di possesso. Si, imparo a toccarti non come voleva Maria di Magdala (cfr. Gv 20, 17 e C.C.C. n. 660), ma come Tu vuoi.
Imparare a camminare senza più guardare i Tuoi occhi profondi. Scende il sipario sulla vita terrena e resto solo. Dove la gioia nell’abbandono, dove consolazione nell’orfananza, dove l’allegria nel tormento nostalgico del quotidiano?
Chiesa, che dici? Vuoi tornare a Gesù nell’attesa del Suo ritorno? Vuoi amarLo anche se non lo vedi, vuoi crederLo anche se non Lo senti? Allarga le tue braccia Chiesa tutta! Chi potrà mai toglierti la fede e l’amore? Chi metterà in dubbio la tua speranza? Tra ascesa e ritorno è la tua storia … Lui è vicino. Incredibilmente vicino e inaspettatamente accanto ai miei passi. Re dei Giudei? No, Re del mondo, Re di ogni abisso di terra e di Cielo! Accanto nella Parola, dentro nei Sacramenti.
Occorre che io diventi interiormente molto silenzioso per percepire il suono quasi impercettibile di questa Presenza. E’ un bisbiglio. E’ un Soffio vitale. E’ salito al Cielo ed è sceso nel mio silenzio – il mio segreto (cfr. Mt. 6) – . Vive dentro di me e fa i conti con la mia incomprensione, con la mia ingratitudine.
Ecco: l’incomprensibile è il reale, l’inatteso è il vivente, l’indescrivibile è il sempre verace! Ecco perché la gioia di Gesù arriva sempre inaspettata, visita sottovoce gli anfratti profondi della nostra anima, elude ogni sentinella armata che abbiamo messo alla porta del nostro povero cuore!
C’è gioia nella Chiesa quando si parla dell’innalzamento di Gesù: Gesù sale al Cielo, sommessa maestosità, silenziosa dirompente eloquenza di ciò che è stato preparato per coloro che amano Dio! Quale gioia è più vera dell’attesa gioiosa? Lo vedremo faccia a faccia (1 Cor 13,12); questa è la Sua promessa. “Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa” (1Pt 1,8).
Aurelio Diano

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