Io Credo

Io Credo

Sul vocabolario della lingua italiana il significato del verbo Credere è: Essere sicuro dell'esistenza di qualcuno o qualcosa; oppure: Avere fiducia in qualcuno o qualcosa, sinonimo di Fidarsi, Confidare.
Nel senso religioso non cambia il suo significato, ma, invece del generico “qualcosa o qualcuno”, c’è Dio.
Cosa significa allora credere? Credere vuol dire essere sicuro dell’esistenza di Dio, avere fiducia in Dio. “Chi dice: «Io credo», dice: «lo aderisco a ciò che noi crediamo» (CCC 185).
Il desiderio di Dio è insito nel cuore dell’uomo, l’uomo è alla ricerca di Dio. Le ricerche archeologiche hanno portato alla luce dei geroglifici risalenti agli uomini delle caverne che raffigurano entità superiori ai quali essi si rapportavano in maniera devozionistica e di adorazione. Gli uomini delle caverne non avevano certo una cultura tale da poter stabilire l’esistenza di un Dio, ma nonostante ciò avevano gli occhi e la mente rivolti ad un essere Creatore; il cuore li portava a credere in Dio ed avere fiducia in Lui.
Dalla fiducia deriva anche l’obbedienza. Nell’antichità l’esempio più grande ce lo da Abramo, il quale, vissuto intorno al 1800 a.C. è il prototipo dell’uomo che cerca Dio. Ed è proprio con lui che inizia la storia sacra; egli fa un atto di fede perfetto con la sua fiducia cieca, è disponibile a fare tutto ciò che gli indica Dio, tanto che, in età avanzata accetta la proposta di Dio di uscire dalla sua terra per andare verso un luogo sconosciuto senza sapere che cosa gli potesse accadere. Disposto a lasciare il suo paese, i propri orizzonti culturali, usi e costumi, gli affetti e le tradizioni. L'uomo, in genere, cerca la sicurezza e la stabilità; Abramo, invece, ascolta e obbedisce nella più totale fiducia, fino al punto che sulla base della promessa di Dio di “far diventare la sua discendenza numerosa come le stelle del cielo” (Gen 26,4), offre Isacco, suo unico figlio nato nella vecchiaia, in sacrificio a Dio.
E Dio trova in lui il primo “si” dell’uomo al Suo progetto di salvezza dopo che era decaduto in Adamo. Per questo Abramo è considerato da tutte le religioni monoteistiche il padre nella fede.
Se Abramo è il nostro padre nella fede, Maria è l’essere umano più obbediente. In Maria Dio trova la totale adesione al Suo progetto: una giovane donna che con il suo “si” ha contribuito a cambiare la storia del mondo e salvare l’uomo. Cosa poteva capire Maria nella sua giovane età della promessa dell’angelo? Eppure il suo si è stato immediato, un si ricolmo di fiducia nella Parola dell’Angelo; ha creduto dando il proprio consenso alla volontà di Dio perché si fidava ciecamente di Lui, anche dinanzi a un evento impossibile quale la nascita di un figlio in stato verginale. Oggi abbiamo la fortuna di conoscere la storia, di sapere quasi tutto su Gesù, ma Maria non sapeva nulla. Eppure ha corrisposto con fiducia alla richiesta divina.
A volte nelle mie riflessioni mi chiedo cosa abbia spinto Maria a dire il suo si, e quanto sarei stato capace io di dire il mio si. Quanti uomini e donne, oggi, si affidano ciecamente a Dio? Quanti hanno fiducia negli altri?
Un test di psicoterapia per stabilire il grado di fiducia negli altri, prevede che una persona si ponga di spalle e ad occhi chiusi davanti ad un'altra persona e si lasci cadere all’indietro per essere preso al volo prima di finire per terra. Se provassimo a farlo anche noi con i nostri familiari, chissà quale sarebbe il risultato?
Perché nelle famiglie ci sono tante divisioni? Perché tanti giovani non trovano più risposte ai loro interrogativi? Si è persa fiducia nelle istituzioni, addirittura si è persa la fiducia tra marito e moglie, tra genitori e figli. Per recuperare la fiducia nelle istituzioni, in un momento storico come quello che stiamo vivendo, è sicuramente arduo trovare delle soluzioni, ma per tutto il resto forse qualcosa si può e si deve fare.
I discepoli di Emmaus se ne tornavano delusi perché l’uomo in cui avevano riposto la loro fiducia era morto; quello che era stato il loro desiderio era svanito, la loro fede era perduta. Ma proprio nel momento di maggiore sconforto, Gesù si fa riconoscere nello spezzare il pane, e il loro cuore e i loro occhi finalmente si aprono. Ritornano a credere e ad amare nel momento in cui Gesù si dona nel pane, non quando hanno ricordi offuscati e confusi, ma quando i loro occhi vedono. Anche il discepolo Tommaso non voleva credere alla risurrezione finché non lo avesse visto con i suoi occhi. Ma dopo averlo visto, torna a credere.
Forse bisogna tornare a vedere Gesù per riacquistare la fiducia? Forse bisogna cominciare ad amare per credere? Si, dobbiamo imparare a donarci per meritare la fiducia degli altri, e perché gli altri credano in noi. Come fecero anche i santi, che abbandonarono se stessi per donarsi agli altri.
Liturgia
Atto di fede e devozione è la partecipazione alla Santa Messa, che è il memoriale della donazione di Gesù alla volontà del Padre affinché tutti gli uomini si salvino. È necessario, però, che la partecipazione sia attiva, e non come uno spettatore. Partecipare in base al proprio stato di vita. Un fedele deve partecipare alla liturgia con le risposte proprie, con gli atteggiamenti propri, e soprattutto con la fede di chi è sicuro di avere sempre qualcuno in cui confidare. La messa è il momento dell’incontro con Colui che il nostro cuore desidera incontrare.
“La comunione nella fede richiede un linguaggio comune della fede, normativo per tutti e che unisca nella medesima confessione di fede” (CCC 185). Nel corso della sua storia la Chiesa ha trasmesso la propria fede con delle brevi formule che fossero normative per tutti. Da qui la formulazione del Credo, che è una raccolta dei punti salienti, scelti da tutta la Sacra Scrittura in modo da dare una dottrina completa della fede. È una professione che è richiesta a tutti i battezzati.
Nelle celebrazioni della prima domenica di Avvento saranno distribuite ai fedeli delle immaginette raffiguranti il Cristo Pantocrator di Cefalù, e recanti, sul retro, il simbolo degli apostoli. Inoltre, per meglio assimilare i concetti della professione di fede, ogni settimana sarà sviluppato un tema riguardante uno degli articoli che compongono il Simbolo degli Apostoli. Nell’aula liturgica sarà esposto un grande quadro sul quale, ogni settimana verrà inserito un pezzo di puzzle che alla fine comporrà il volto di Cristo Pantocrator, raffigurato in un grande mosaico del Duomo di Cefalù. L’ultimo pezzo del puzzle del volto di Cristo che si svelerà pian piano, è il pezzo che riporta la bocca di Gesù, dalla quale ci è donata la Parola. 23 settimane in questo Anno della Fede in cui il Santo Padre ci invita a riscoprire con la dovuta consapevolezza la nostra professione di fede.
Impegno
Questa settimana voglio fermarmi almeno una volta al giorno a recitare la professione di fede con il simbolo degli apostoli, e voglio provare a dare un segno di fiducia in una persona che mi sta vicino.
Gianfranco Sicilia

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