Padre Onnipotente

... Padre Onnipotente

Il linguaggio del Credo è un linguaggio biblico che ci permette di confessare Dio come l’hanno confessato migliaia di credenti prima di noi. Abbiamo definito la fede un rapporto di fiducia verso ..., l’orientamento e l’impegno della nostra vita. La prima definizione era: un solo Dio. La fede lo confessa come Padre, Onnipotente. Il fatto che Dio è l’artefice incondizionato della Creazione dimostra la sua Onnipotenza. Infatti, Egli mostra la sua onnipotenza paterna attraverso il modo con cui si prende cura dei nostri bisogni; attraverso l’adozione filiale che ci dona «Sarò per voi come un padre, e voi mi sarete come figli e figlie, dice il Signore Onnipotente»; infine attraverso la sua infinita misericordia, dal momento che Egli manifesta al massimo grado la sua potenza perdonando liberamente i peccati. La fede in Dio Padre onnipotente può essere messa alla prova dall’esperienza del male e della sofferenza. Talvolta Dio può sembrare assente ed incapace di impedire il male. Ora, Dio Padre ha rivelato nel modo più misterioso la sua onnipotenza nel volontario abbassamento e nella risurrezione del Figlio suo, per mezzo dei quali ha vinto il male. Cristo crocifisso è quindi « potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini » Nella risurrezione e nella esaltazione di Cristo il Padre ha dispiegato «l’efficacia della sua forza» e ha manifestato «la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti» Soltanto la fede può aderire alle vie misteriose dell’onnipotenza di Dio. Per questa fede, ci si gloria delle proprie debolezze per attirare su di sé la potenza di Cristo. Di questa fede il modello è la Vergine Maria: Ella ha creduto che «nulla è impossibile a Dio» e ha potuto magnificare il Signore: «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome». Dio ama ogni uomo e non lascia da parte nessuno. E’ necessario accogliere la rivelazione che questo Dio fa di se stesso attraverso la storia e in Gesù di Nazareth, nella Chiesa.
“Io credo in Dio Padre onnipotente”, noi crediamo in Dio Padre, professiamo il Padre onnipotente. Il termine Padre cambia tutto. “Dio” non ha più il significato di prima; e nemmeno l’attributo “onnipotente”. Padre, infatti, è un essere amoroso e Dio, così, è un Dio d’amore. Nient’altro. Un Dio-Padre-Amore Onnipotente.
Dio è il tenerissimo Padre di tutti e di ciascuno, la fonte di ogni paternità e maternità in cielo e sulla terra. Parlare di Dio come Padre può sembrare quasi scontato, perché è usuale per i credenti rivolgersi a Dio con la preghiera del “Padre nostro”. “Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” e Gesù ci ha insegnato a parlare con Dio chiamandolo “Padre nostro”. Eppure la novità più sconvolgente della rivelazione di Gesù riguarda proprio quella di Dio come Padre. Dio è Padre che ci ama di una tenerezza sconfinata; noi possiamo non amarlo, ma non possiamo impedirgli di amarci. La parola di Dio ci rivela il Padre e richiama la nostra esperienza di figli nei confronti dei nostri genitori. Si tratta ugualmente di entrare in una relazione d’amore, che è squilibrata per l’età, l’esperienza, il prestigio, dove il più importante accetta il piano più basso e umile dell’altro. E’ la confessione del bisogno e ci rimanda alla nostra esperienza adulta di padre e di madre nei confronti dei nostri figli: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio”. Possiamo notare in questa espressione che la paternità di Dio è strettamente connessa al nostro essere figli, si misura sulla fratellanza verso gli altri e riguarda in primo luogo coloro che accolgono nel Battesimo il grande dono della fede e mediante lo Spirito sono resi figli di Dio in Cristo suo Figlio. La rivelazione del Padre è qui; questa è la chiave che ci apre il mistero di Dio: Dio-Padre rimanda all’esperienza dei genitori. All’esperienza dei genitori amorosi di cui la terra è piena, all’esperienza della tenerezza paterna e materna che i figli a loro volta proveranno quando saranno diventati adulti e sentiranno ciò che prima ignoravano quasi completamente: che cosa significa essere padre o madre. Ognuno di noi può comprendere ciò che può significare essere Dio, solo quando sarà diventato padre. Dio è infinitamente più Padre di quanto lo sia il migliore dei padri tra gli uomini. L’esperienza della paternità umana ci può aiutare a intravedere ciò che può essere la paternità divina. Tuttavia il cuore paterno e materno è solo un pallido raggio dell’amore paterno di “Dio Padre onnipotente”. In verità solo Dio è padre: «Non chiamate nessuno padre sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello dei Cieli» . Inoltre Dio, come Padre, non lo si importuna mai quando le nostre richieste siano mosse da una fede spiccata e profonda e, se non provvede ad esaudirle immediatamente, significa che le sta esaudendo seguendo i suoi progetti che sono più congeniali al reale obiettivo, poiché il Padre che ama non sempre concede quello che l’amato richiede appunto perché mira a realizzare il suo amore. Il nostro impegno di cristiani è dunque quello di vivere da figli e aiutare ogni uomo ad esserlo, per cui l’unione a Cristo non esclude, ma anzi sollecita ad allargare il nostro orizzonte di impegno fraterno, senza esclusioni ma con grande disponibilità a riconoscere in ogni persona un fratello da amare e servire. È da questo comune riconoscimento di avere una responsabilità per ogni creatura di fronte al Creatore e Padre che nasce un impegno comune per promuovere la dignità di ogni persona, la fraternità umana, la giustizia e la pace; c’è infatti l’urgenza, oggi più ancora che in passato, di accogliere e operare insieme a tanti credenti di altre religioni o anche indifferenti e non credenti che però ricercano la verità di lavorare per un mondo più giusto pacifico, solidale e fraterno. Papa Benedetto XVI, nella visita ad Auschwitz, fece una profonda considerazione, affermando: «Noi non possiamo scrutare il segreto di Dio, vediamo solo frammenti e ci sbagliamo se vogliamo farci giudici di Dio e della storia. Non difendiamo in tal caso l’uomo, ma contribuiamo alla sua distruzione. No, dobbiamo rivolgere a Dio il nostro umile ma confidente grido del Salmo 44: “Destati, non ci respingere per sempre. Sorgi e vieni in nostro aiuto”. E il nostro grido, come quello di Gesù sulla croce (“Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”), penetra nel nostro cuore, si affida comunque al suo amore di Padre perché non sia soffocato e coperto in noi dal fango dell’egoismo, della paura degli uomini, dell’indifferenza e dell’opportunismo».
Se vivessimo in ogni momento con la consapevolezza della grandezza dell’amore di Dio-Padre Onnipotente, la nostra vita cambierebbe drasticamente. Apriamo il cuore allo Spirito di Sapienza e di saggezza che ci aiuta a fidarci completamente del Padre.

Impegno
Questa settimana impegniamoci a contemplare l’amore infinito del nostro Padre Onnipotente che non si stanca mai delle nostre miserie, cambiando il nostro atteggiamento verso gli altri e soprattutto regalando un sorriso a quelle persone alle quali, di solito, non rivolgiamo neppure uno sguardo.
Recitiamo spesso:
“Padre accresci la mia fede”

Antonio Panucci

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