E in Gesù Cristo

... E in Gesù Cristo

Dopo aver riflettuto in queste settimane sulla figura di Dio Padre, oggi porremo la nostra attenzione sul nome di Gesù Cristo.
Noi crediamo che Gesù di Nazaret, nato ebreo a Betlemme da una figlia d'Israele al tempo del re Erode il Grande e dell'imperatore Cesare Augusto, è il Figlio eterno di Dio fatto uomo, il quale è « venuto da Dio » (Gv 13,3), « disceso dal cielo » (Gv 3,13; 6,33), venuto nella carne; infatti « il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. [...](Gv 1,14.16). Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia ». Queste parole sono presenti nel Prologo di San Giovanni, e sono segno del nostro credere, della Parola che è diventata visibile ai nostri occhi affinché noi fossimo in grado di comprendere i suoi insegnamenti e di metterli in pratica. Infatti Gesù nel vangelo di Luca dice chiaramente: “Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!»”. (Lc, 11,27-28).
Il nome Gesù, in ebraico, significa: « Dio salva ». Al momento dell'annunciazione a Maria, l'angelo Gabriele dice che il suo nome sarà Gesù, nome che esprime la sua identità e la sua missione.
Poiché nessuno « può rimettere i peccati se non Dio solo » (Mc 2,7), in Gesù, si trova compimento a questo progetto di Dio; infatti l’Arcangelo Gabriele rivela a Giuseppe che egli « salverà il suo popolo dai suoi peccati » (Mt 1,21). Così, in Gesù, Dio “ricapitola” tutta la sua storia di salvezza.
Nella storia, la liberazione d’Israele non si arresta dopo che il popolo fu reso libero dalla sottomissione degli egiziani, ma si esprime con la cancellazione del nostro peccato, che solo Dio è in grado di eliminare.
Il nome di Gesù esprime che il nome di Dio è presente nel Suo Figlio che è stato fatto uomo e disceso sulla terra per redimere i nostri peccati una volta per tutte e per tutta l’umanità.
Quindi Gesù è il Salvatore, è Colui che è sceso sulla Terra per cancellare una macchia presente sin dalle origini del mondo.
E’ importante anche comprendere il significato della parola Cristo, che viene dalla traduzione greca del termine ebraico « Messia » che significa « unto ». In Israele erano unti nel nome di Dio coloro che erano a lui consacrati per una missione che egli aveva loro affidato. Era il caso dei re, dei sacerdoti, raramente dei profeti. Tale doveva essere il caso del Messia che Dio avrebbe mandato per instaurare definitivamente il suo Regno. Il Messia doveva essere unto dallo Spirito del Signore, ad un tempo come re e sacerdote ma anche come profeta. Gesù ha realizzato la speranza di Israele nella sua triplice funzione di sacerdote, profeta e re. Che salvasse il suo popolo dalla dominazione straniera e lo rendesse libero una volta per tutte. L'angelo ha annunziato ai pastori la nascita di Gesù come quella del Messia promesso a Israele: « Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore che è il Cristo Signore » (Lc 2,11). Fin da principio egli è « colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo » (Gv 10,36), concepito come « santo » nel grembo verginale di Maria.
La figura di Gesù Cristo, ha segnato la storia dell’umanità, ma nonostante questo per alcuni è soltanto un persona fatta di carne, mentre per altri è il figlio di Dio sceso sulla Terra per salvare tutti gli uomini cancellando il peccato originale; per questo si è incarnato nel seno di una donna (che non aveva conosciuto uomo), nascendo e vivendo nel mondo come uomo, soffrendo e sopportando il dolore come un uomo, ha liberato noi uomini dal nostro dolore, dai nostri peccati. Dio ha voluto liberare, nuovamente, il suo popolo dopo che nell’AT fece gli attraversare il mar Rosso; con la venuta del suo Figlio è andato oltre: ha permesso che venisse sacrificato, che venisse crocifisso come venivano giustiziati i criminali, i sovversivi, i nemici.
E Gesù, in tutto questo, quale ruolo ha avuto? E soprattutto, ha deciso in maniera autonoma oppure si è adeguato al volere di Suo Padre? Nell’orto del Getsemani, nel momento più difficile della sua vita terrena, prima che si consegnasse a coloro che andavano ad arrestarlo, in Lc (22,42) disse: « Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà ». San Paolo nella lettera ai Filippesi (2,5-11) fornisce una spiegazione, secondo il mio parere, molto chiara in merito a questo: « Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre ». Ecco, in queste parole dell’apostolo delle genti è riassunto l’intero percorso della nostra salvezza, Dio ha voluto farci attraversare nuovamente il mar Rosso; la pietra che chiuderà la tomba nel venerdì santo schiaccerà la morte e la resurrezione di Gesù sarà il segno della nuova vita che ci avrà donato.
A questo punto, elemento fondamentale è quello di comprendere la nuova vita che ci è stata data in dono. La vita che noi dobbiamo ricercare è in Cristo Gesù; infatti Lui nel Vangelo di Giovanni disse (14,6) « Io sono la via, la verità e la vita…. ». Molto probabilmente non cerchiamo Gesù Cristo in modo appassionato, con l’ardore nel cuore, ma ci fermiamo, rallentiamo con troppa facilità, troppe volte compiamo gesti in modo “automatico”, scaramantico o anche in alcuni casi, per esempio, proviamo vergogna a compiere il gesto del segno di croce; questo è soltanto un caso di come, noi cristiani, con troppa facilità dimentichiamo che siamo seguaci di Cristo, di colui che si è fatto crocifiggere per noi, mentre noi troviamo difficoltà a metterlo come centro della nostra esistenza.
Impegno
Per questa nuova settimana , vogliamo impegnarci a ricercare, a pregare, l’amore del figlio affinché ci cambi dall’interno e ci aiuti a trovare il Cristo sofferente nel fratello che ci è accanto. Dovremmo prendere esempio dalle parole che il Beato Giovanni Paolo II pronunciò nel discorso di insediamento al suo pontificato: « Aprite…. anzi Spalancate le porte a Cristo »; allora non avremo più paura e saremo capaci di abbandonarci a Lui e di riconoscere Gesù nel fratello che ci è vicino, che ci è accanto ma che noi non riusciamo a vedere.
Giuseppe Fortuna

Comments are now closed for this entry