Suo unico Figlio, nostro Signore.

…Suo unico Figlio, nostro Signore.


All’Art. 2, Par. 444, della parte prima, sessione seconda, capitolo secondo del Catechismo della Chiesa Cattolica, in riferimento alla tematica riportata nel titolo di questa mia riflessione, si può leggere:
§ 444. I Vangeli riferiscono in due momenti solenni, il battesimo e la trasfigurazione di Cristo, la voce del Padre che lo designa come il suo « Figlio prediletto ». (59) Gesù presenta se stesso come il Figlio unigenito di Dio (60) e con tale titolo afferma la sua preesistenza eterna. (61) Egli chiede la fede «nel nome dell'unigenito Figlio di Dio» (Gv3,18).
Dal Vangelo di Giovanni (Gv 1,1-3.18)
«In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» .
Gesù è il Figlio del Padre e noi conosciamo la sua vita, ciò che ha fatto in mezzo a noi, ciò che ha detto, perché il Verbo si è fatto carne: il Padre lo ha inviato ed Egli è diventato uno di noi, facendosi uomo nel seno della Vergine Maria, è diventato un vero uomo, rimanendo vero Dio. La prima volta che nel Vangelo Gesù è rivelato come Figlio di Dio è durante l’Annunciazione della lieta notizia da parte dell’Arcangelo Gabriele, quando dice che Gesù sarà «chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35). Il Figlio è l’Unigenito del Padre, Lui ed il Padre sono «una cosa sola» (Gv 10,30). Come l’umanità è venuta a conoscere questo mistero? Tramite la Rivelazione. E’ Dio che l’ha rivelato. Il Vangelo è il deposito di questa rivelazione.
In occasione del battesimo di Gesù, il Padre ha confermato pubblicamente a tutti quanto annunciato nel segreto del cuore di Maria: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto» (Lc 3,22). L’ha rivelata in modo particolare a Pietro, ispirandolo a dire: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Quello stesso Pietro che sul monte Tabor fu folgorato dalla trasfigurazione del Cristo, e che avvolto dalla nuvola di luce sentì ancora dal Padre quello che aveva professato, e che già al Giordano era stato udito: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Mt 17,5). E’ Gesù stesso che all’inizio della passione affronta direttamente, una volta per tutte, la questione: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?» Ed egli rispose loro: «lo dite voi stessi, io lo sono» (Lc 22,70). E’ questa un’affermazione inequivocabile. Tutto ciò è avvalorato dal fatto che Gesù, l’Unigenito, nel rivolgersi al Padre non ha mai usato l’espressione “padre nostro”, pur avendola insegnata; bensì “padre mio”, questa distinzione l’ha sottolineata anche da Risorto: «Io salgo al Padre mio e Padre vostro» (Gv 20,17). Il Simbolo del Credo non poteva che ereditare queste verità, perché, come dice Giovanni, occorre credere «nel nome dell’Unigenito Figlio di Dio» per salvarsi (Gv 3,18). Dio ci voleva salvi: «Ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito» (Gv 3,16).
Nella seconda parte di questa mia riflessione, che da continuità alla unigenità del Figlio, mi soffermerò sulla dichiarazione che la Chiesa fa nel Credo, asserendo ed affermando Gesù come «Nostro Signore». Di seguito riporto un paragrafo contenuto nell’Art. 2, Par. 451, della stessa parte prima, sessione seconda, capitolo secondo del Catechismo della Chiesa cattolica,
§ 451. La preghiera cristiana è contrassegnata dal titolo «Signore», sia che si tratti dell'invito alla preghiera: «Il Signore sia con voi», sia della conclusione della preghiera: «Per il nostro Signore Gesù Cristo», o anche del grido pieno di fiducia e di speranza: «Maranatha » («Il Signore viene!»), oppure «Maranatha» («Vieni, Signore!») (1 Cor. 16,22), «Amen, vieni, Signore Gesù!» (Ap. 22,20).
Ma cosa rappresenta per ognuno di noi questa Signoria che attribuiamo a Gesù? Perché lo riconosciamo nostro Signore? La Signoria di Gesù non comporta un primato di dominio e di soggiogamento dell'uomo. Gesù, il Signore, si schiera contro ogni potere umano che miri ad asservire l'uomo e contro ogni falso idolo che l'uomo costruisce nel suo cuore.
La Signoria di Gesù si esprime nell'umile servizio ai fratelli, nello spendere e nel dare la sua vita per loro.
«Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora (…) versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli (…) Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: Signore, tu lavi i piedi a me? Rispose Gesù: Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo. (…) Gli disse Simon Pietro: Signore non solo i piedi, ma anche le mani e il capo! (…) Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi». Gv 13,1-17
Nella lettera ai Colossesi al Cap. 3, 18-25, l’Apostolo Paolo ci ricorda che nel cristiano coesistono due nature, quella che considera le sue relazioni con gli altri e, quella col Signore. In questa parte dell’epistola si parla del Signore, per sottolineare i suoi diritti e la sua autorità. Figli, mogli, mariti, impiegati o padroni, ciascuno al suo posto e a modo suo, siamo chiamati a servire «Gesù, il Signore !».
«Nessuno può dire Gesù è il Signore, se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1 Cor. 12,3). Chiunque sia in grado di fare questa professione di riconoscimento lo fa con la grazia. E’ un riconoscimento di fiducia in Colui che solo ha il diritto assoluto di giudicare la nostra vita e chiedere la radicale dedizione dell'uomo e della donna, nella fede, alla Parola di Dio. In tempi di solitudine, di scoraggiamento, di confusione, di tempi così incerti e dolorosi, in tanti gridiamo dal profondo dell’anima: “Signore Gesù, io ho bisogno del Tuo aiuto, ho bisogno di sentire la Tua presenza. Vieni, Gesù, e tocca la mia anima assetata di Verità e d’Amore”.
Egli non è veramente il Signore se io non gli permetto di essere il Signore della mia vita. E quando guardo con attenzione la mia vita, scopro presto che non sono veramente libero, io ho tutta una serie di maestri, di guide, di signori. E, più grave ancora, sono schiavo di tante cose: il mio lavoro può essere il mio signore, i miei affari personali, la mia gola, i piaceri smodati , ecc. Gesù è il solo che può renderci liberi. Se Gesù è il mio Signore, io posso trovare la vera libertà e la vera pace. Se consegno la mia vita nelle sue mani e gli permetto di essere il Mio Signore allora ci saranno in me dei cambiamenti: sarò sicuro, sarò in pace, non vivrò più nell’inquietudine!
Impegno
«Noi rendiamo continuamente grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, nelle nostre preghiere per voi…» (Col. 3,3)
«…Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare…»
La preghiera del signore: “PADRE NOSTRO” ci faccia da guida in tutte le nostre attività giornaliere, oggi e sempre, perché suo è il potere e la gloria nei secoli! Padre nostro…
Franco Imbrogno

 

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