Morì e fu sepolto

… Morì e fu sepolto.

"Morì e fu sepolto", è una breve formula, in cui è racchiusa, però, tutta l'importanza del Mistero pasquale.
Secondo il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, infatti, il Mistero pasquale di Gesù, che comprende la sua passione, morte e risurrezione, è al centro della fede cristiana, perché il disegno salvifico di Dio si è compiuto una volta per tutte con la morte redentrice del suo Figlio, Gesù Cristo.
È il quarto, dei dodici articoli, nei quali, è diviso il Credo a soffermarsi su di essa e sulla successiva sepoltura del Figlio di Dio. La morte e sepoltura, inoltre, sono spiegate, in modo chiaro dagli art 624-630 del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Dio ha disposto che il Figlio suo non solamente morisse « per i nostri peccati » (1 Cor 15,3), ma anche « provasse la morte », ossia conoscesse lo stato di morte, lo stato di separazione tra la sua anima e il suo corpo per il tempo compreso tra il momento in cui egli è spirato sulla croce e il momento in cui è risuscitato. Gesù è stato crocifisso all'ora terza, che corrisponde all'incirca alle nove del mattino; è rimasto appeso alla croce fino alle tre del pomeriggio. Sei ore interminabili di tortura finale prima di morire. Un padre e una madre sanno quanto dolore c'è nel veder soffrire un figlio, allora perché Dio ha permesso che suo Figlio provasse un tale dolore? Alla richiesta d'aiuto "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"(Mc 15,34) che Gesù ha gridato con voce forte prima di spirare, un grido di dolore che lo rende solidale all’uomo che si sente abbandonato da Dio nei momenti della prova, perché il Padre non risponde? Allo stesso tempo, perché Gesù stesso, Dio sceso in terra, non è sceso dalla Croce? La risposta è una sola: perché dalla sua morte in croce tutti fossimo salvati! Benedetto XVI a riguardo, in uno dei suoi più bei discorsi, ricorda: "Gesù ha voluto offrire la sua vita in sacrificio per la remissione dei peccati dell’umanità. Come di fronte all’Eucaristia, così di fronte alla passione e morte di Gesù in Croce il mistero si fa insondabile per la ragione. Siamo posti davanti a qualcosa che umanamente potrebbe apparire assurdo: un Dio che non solo si fa uomo, con tutti i bisogni dell’uomo, non solo soffre per salvare l’uomo caricandosi di tutta la tragedia dell’umanità, ma muore per l’uomo. La morte di Cristo richiama il cumulo di dolore e di mali che grava sull’umanità di ogni tempo: il peso schiacciante del nostro morire, l’odio e la violenza che ancora oggi insanguinano la terra. La passione del Signore continua nelle sofferenze degli uomini. Come giustamente scrive Blaise Pascal, «Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo; non bisogna dormire durante questo tempo» (Pensieri, 553). Se il Venerdì Santo è giorno pieno di tristezza, è dunque, al tempo stesso, giorno quanto mai propizio per ridestare la nostra fede, per rinsaldare la nostra speranza e il coraggio di portare ciascuno la nostra croce con umiltà, fiducia e abbandono in Dio, certi del suo sostegno e della sua vittoria. Canta la liturgia di questo giorno: «O Crux, ave, spes unica – Ave, o Croce, unica speranza!». La morte di Gesù c’invita, quindi, ad offrire il nostro dolore e la nostra vita sull’altare del suo sacrificio. È questo il senso dell’offertorio durante la Santa Messa, la nostra intera vita consegnata nel cuore di Gesù, l’offerta dei nostri dolori per il disegno di salvezza delle anime: se questo non avviene, la Messa si riduce a mero rito.
Non possiamo, allora, leggere il mistero della morte di Gesù, del suo Sacrificio, separato da quello della sua Risurrezione. Egli, muore per far sì che la morte non abbia l'ultima parola. Muore per rinascere in noi, nel nostro cuore. Anche il Credo non si ferma alla morte di Cristo. Esprime con forza che c'è altro dopo di essa. Insiste nel dire che Gesù "Morì e fu sepolto". Si poteva semplicemente dire: è morto e risuscitato per noi. Ma sarebbe mancato qualcosa d'importante. La sepoltura, se da un lato sottolinea ancora una volta l'umanità di Gesù, il suo vivere le vicende e i patimenti dell'uomo, fino alla fine, dall'altro richiama e nasconde significati più profondi. Come chiariscono gli art 625-626-627 del CCC. La permanenza di Cristo nella tomba costituisce il legame reale tra il suo stato di passibilità prima della Pasqua e il suo stato attuale glorioso di risorto. È la medesima persona del « Vivente » che può dire: « Io ero morto, ma ora vivo per sempre » (Ap 1,18). E' nel sepolcro che egli stesso è divenuto punto d'incontro della morte e della vita. La sepoltura, ha in sé, inoltre, un chiaro richiamo al Battesimo. Il Battesimo, il cui segno originale e plenario è l'immersione, significa efficacemente la discesa nella tomba del cristiano che muore al peccato con Cristo in vista di una vita nuova. « Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova » (Rm6,4). Chi è stato battezzato in Gesù, è stato seppellito nella sua morte, ed ora può vivere nel futuro della fede; non vivrà orientato verso la sepoltura, ma verso il futuro che quella sepoltura di Gesù ha aperto.
Ogni giorno possiamo risorgere a vita nuova. Come? Mediante i sacramenti che il Signore ha donato agli uomini di tutti i tempi, come segno tangibile del suo Amore e della sua Alleanza con loro. La Confessione e la Comunione, inscindibilmente legate, esprimono in modo meraviglioso il morire al peccato per rinascere a vita nuova. Richiedono solo un pizzico dell'umiltà che Cristo ebbe sulla Croce, rispetto alla promessa della Vita Eterna. In Cristo siamo stati salvati, sta ora a noi camminare da Risorti nel mondo. Il tempo forte della Quaresima, quale tempo di grazia, diventi, per tutti noi peccatori, occasione privilegiata per metterci in discussione e domandarci se stiamo camminando da Risorti.
Chiediamo a Dio con tutto il cuore, quella forza necessaria per morire al nostro peccato e risorgere a vita nuova mediante la Confessione e l'Eucaristia. Anche, anzi, soprattutto quando la pigrizia spirituale, la vergogna ci assalgono e allontanano, Egli ci attende in questi sacramenti. Ci aspetta a braccia aperte. Si, a braccia aperte...proprio come morì per noi sulla croce. Pronto a cingerci in un nuovo abbraccio di vero amore. Solo così sarà Pasqua nella nostra vita.

Federico Pascali

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