Il terzo giorno risuscitò da morte.

... Il terzo giorno risuscitò da morte.

Dall’art. 639 del CCC.:
«“Noi vi annunziamo la Buona Novella che la promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l’ha attuata per noi, loro figli, resuscitando Gesù” (Atti 13,32-33).
La Risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo, creduta e vissuta come verità centrale della prima comunità cristiana, trasmessa come fondamento dalla Tradizione, stabilita dai documenti del Nuovo Testamento, predicata come parte essenziale del Mistero pasquale insieme con la croce:
Cristo è risuscitato dai morti.
Con la sua morte ha vinto la morte,
Ai morti ha dato la vita».
Siamo al terzo e fondamentale momento del mistero di Gesù. La sua risurrezione. È forse la questione chiave della fede cristiana. Anche sotto il profilo storico, la risurrezione di Gesù fu la scintilla da cui ebbe origine il cristianesimo; diede il via alla formazione della prima comunità della chiesa che iniziò a portare avanti il messaggio di Gesù e a tramandarlo dapprima oralmente e poi per iscritto. Tutta la scrittura neotestamentaria dipende dalla fede nella risurrezione nella notte di Pasqua (passaggio-risurrezione), in coincidenza con il passaggio del Mar Rosso in cui il popolo ebreo viene liberato dalla schiavitù dell’Egitto. Lo afferma san Paolo: «Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede» (1 Cor 15,14).
Nonostante il Maestro li avesse più volte avvisati, ai discepoli la risurrezione apparve inattesa, dopo che per essi Gesù era rimasto incompreso, dopo che lo avevano tradito, rinnegato e abbandonato ed erano anche rimasti delusi dalla sua morte (v. discepoli di Emmaus Lc. 24,21). La forza dell’evento della risurrezione cambiò radicalmente la loro esistenza. Ma l’oggetto della fede pasquale non è tanto il fatto storico, quanto la persona vivente che è inserita nella vita di ogni credente.
«Per questo l’ipotesi secondo cui la Risurrezione sarebbe stata un prodotto della fede o della credulità degli Apostoli, non ha fondamento. Al contrario, la loro fede nella Risurrezione è nata, sotto l’azione della grazia divina, dall’esperienza diretta della realtà di Gesù Risorto» (CCC 644).
La risurrezione di Gesù non fu un miracolo come quelli operati con Lazzaro, con il giovane di Naim, e con la figlia di Giairo. Questi, dopo aver vissuto ancora per qualche tempo sarebbero morte di nuovo (CCC 646) e definitivamente. La risurrezione di Gesù, invece, segna una nuova creazione; in Gesù, glorificato nella sua realtà materiale, noi scopriamo il destino futuro dell’uomo e della materia. Se con la sua morte Cristo ci libera dal peccato, con la sua risurrezione ci dà accesso ad una nuova vita. «Come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,4).
«E come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo» (1 Cor 15,20-22). Nell’attesa di questo compimento, Cristo risuscitato vive nel cuore dei suoi fedeli.
Il terzo giorno, più che cronologica, è una notazione teologica. Essi indicano un tempo breve, un tempo certo dell’intervento di Dio; un tempo in cui Dio prende posizione sulla storia degli uomini. È Dio, infatti che per sua iniziativa risuscita Gesù (At 2,24) e mostra la sua straordinaria grandezza e potenza dicendo il suo “no” alla ingiustizia dell’Umiliato sulla croce. Dio si rivela come il Dio della promessa che aveva annunziato ai profeti.
Nell’Antico Testamento il termine del terzo giorno è usato non meno di trenta volte senza voler indicare una cronologica, ma con lo scopo di indicare il giorno di importanti eventi salvifici o di travolgenti fatti di sventura. Dopo tre giorni di esperienze difficili, gravi, mortali «il terzo giorno» porta salvezza. Il terzo giorno implica una determinazione di salvezza. Solo per tre giorni Dio lascia il suo giusto nella tribolazione estrema; dopo la scossa dolorosa della sua morte arriva la notizia decisiva: il Signore è vivo. Non la morte, ma Dio ha l’ultima parola, cioè «il terzo giorno» appartiene a Dio. La risurrezione di Cristo porta effettivamente una svolta radicalmente nuova nell’esistenza temporale dei discepoli: inaugura il tempo della salvezza.
«“Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato” (Lc 24,5-6). Nel quadro degli avvenimenti di Pasqua, il primo elemento che si incontra è il sepolcro vuoto. La sua scoperta da parte dei discepoli è stato il primo passo verso il riconoscimento dell’evento della risurrezione» (CCC 640).
 La Pasqua è la vittoria dell’amore che Dio ha per l’uomo sul peccato, che è entrato in questo mondo mediante l’uomo. La tomba vuota il mattino di Pasqua è il luogo da cui si sprigiona l’amore che ha vinto il mondo e il male. Ogni amore umano mostra i propri limiti sulla tomba. L’amore umano non vince la morte. La morte è vinta dalla risurrezione. Soltanto l’amore di Dio è più forte della morte, e come conseguenza di questo amore anche l’amore umano può vincere il mondo (cfr. Gv 2,13-16).
 Dopo le esperienze visive dirette delle prime donne e poi di Pietro, di Giovanni e degli altri discepoli nel cenacolo, sappiamo ciò che i primi cristiani dicevano della risurrezione di Gesù, ma come facevano loro a sapere che quanto dicevano era vero? Su quali basi fondavano le loro affermazioni? Le apparizioni di Gesù risorto, la scoperta del sepolcro vuoto e il dono dello Spirito Santo.
 Il Nuovo Testamento registra numerose apparizioni a singoli e a gruppi di persone. Questi incontri dipendevano dall’iniziativa di Gesù risorto (egli “appariva” o “si lasciava vedere” e non “veniva visto”). Le apparizioni pasquali riferite molto sinteticamente da Paolo e narrate dai vangeli hanno un carattere “ordinario”. A differenza di altre comunicazioni di origine divina, non hanno luogo né durante l’estasi, né in sogno, né di notte. Hanno luogo in circostanze “normali”, prive dei tratti sconvolgenti che troviamo in altre situazioni. Le apparizioni erano episodi di rivelazione che chiamavano alla fede coloro che le ricevevano; esse avevano luogo in un’esperienza speciale corrispondente alla missione e al ruolo che i destinatari dovevano svolgere nell’essere con Cristo fondatori della chiesa; tale esperienza speciale comportava qualcosa di visivamente percepibile. A volte erano solo percezioni. Ma nel caso delle apparizioni post-pasquali ci sono le affermazioni relative a una persona presente corporalmente che appare a persone esistenti nello spazio-temporale e dalle quali viene vista.
 La scoperta del sepolcro vuoto rappresentò un segno secondario che contribuì, insieme alle apparizioni, a rinforzare la realtà della risurrezione. I racconti evangelici della scoperta del sepolcro di Gesù misteriosamente aperto e vuoto contengono un nucleo storico affidabile. Gli oppositori dei cristiani la addebitarono al furto del corpo di Gesù, ma se i discepoli avessero voluto dare affidabilità alla storicità e veridicità del sepolcro vuoto, certamente ne avrebbero attribuirne la scoperta a testimoni maschi e non avrebbero messo come prime testimoni le donne, in quanto nella Palestina esse non erano considerate testimoni valide; se avessero voluto dare origine ad una leggenda avrebbero fornito versioni credibili.
 Oltre alle apparizioni e alla scoperta del sepolcro vuoto, l’altro elemento che contribuì alla consapevolezza dei primi cristiani fu il dono dello Spirito Santo.
 Il ricordo delle parole di Gesù e delle sue opere non sarebbero state così radicate in loro se lo Spirito Santo effuso da Gesù sui discepoli non avesse operato con la sua grazia.
Impegno
La Risurrezione viene sperimentata da ognuno di noi ogni qualvolta prendiamo le distanze dal peccato.
Il “risorgere a vita nuova” è la presa di coscienza di un nostro comportamento sbagliato che viene cambiato totalmente.
In questa Quaresima facciamo tesoro che Cristo è morto e risorto per noi. Col cuore colmo di speranza andiamo incontro a Lui ritagliandoci, nel vissuto quotidiano, momenti di silenzio e di preghiera. Sarà lì che ritroveremo Dio, ed in Dio, noi stessi.

Franco e Lina Vecchio

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