Credo ... La resurrezione della carne

Credo ... La Resurrezione della carne

Nel Nuovo Testamento è affermato chiaramente: "Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi"(Rm 8,11).
Paolo pone la risurrezione di Cristo quale fondamento e garanzia del credo cristiano. Nella lettera ai Corinzi, definisce la realtà corporea e le qualità spiritualizzate del corpo risuscitato, con un'espressione che può essere considerata il culmine della fede cristiana nella risurrezione: "per mezzo della potenza che Egli ha di assoggettarsi ogni cosa, trasformerà il corpo della nostra umiliazione, rendendolo simile al suo corpo glorioso". Nella Lettera ai Filippesi 1,21-23, unisce l'attesa della salvezza all'immortalità dell'anima, la morte è considerata un evento naturale e Paolo attende la risurrezione come avvenimento generale, al ritorno del Signore e definisce i morti "addormentati".
La morte, dunque, ha un carattere provvisorio e il Redentore è morto per distruggerla. È necessario che lo Spirito Santo venga a sostituire il nostro principio vitale umano e, quindi, mortale, in modo che lo Spirito diventi veramente il nostro soffio vitale personale e definitivo. Cristo è "il primogenito di coloro che risuscitano dai morti" (Col 1,18), il "primo fra i risorti da morte" (At 26,23) "l’autore della vita" (At 3,15). La risurrezione dei morti è stata rilevata da Dio al suo popolo progressivamente Pur mancando nell'Antico Testamento un qualsiasi termine ebraico che possa tradursi con risurrezione, essa costituisce un'attesa conforme a tutto lo spirito e al contesto giudaico, poiché questo ha sempre creduto in una vita dopo la morte. In tutti i periodi dell'Antico Testamento, infatti, si è avuta coscienza che la morte non significa affatto fine della carne o separazione dell'essere. Al contrario,l’io completo, con la sua impronta individuale, entra nel regno dei morti.
I primi annunci possono essere riportati ad Elia ed Eliseo, che narrano della restituzione alla vita di fanciulli e di persone già sepolte (1Re17,17-24) o alla la visione del campo degli scheletri di Ezechiele (Ez 37,3). Queste rianimazioni di persone morte, tuttavia, non sono concepite come una vera e propria risurrezione perché sono un semplice ritorno all'esistenza terrena e non sono collegate all'idea di un mutamento escatologico di condizione.
In questa ottica il primo annuncio è forse rappresentato dal Profeta Daniele (12,2.) Il pensiero di questo profeta mostra uno sviluppo maggiore rispetto ai precedenti, in quanto la risurrezione è legata anche ad un giudizio finale. Daniele (12,13 ) accenna anche ad un mutamento di condizione e ad una trasfigurazione, cambiamento vero e proprio di condizione.
Ancora più significativo il Secondo libro dei Maccabei 7, dove per ben sette volte si parla della risurrezione nelle forme più diverse. I martiri Maccabei (II sec.a.C.) sono convinti che Dio ridarà loro "respiro e vita" insieme ai loro corpi martoriati e sperano di "essere risuscitati ad una vita nuova, eterna". Al tiranno invece viene negata una "risurrezione alla vita".
Il credo parla di risurrezione della "carne" che, nella Bibbia, indica l'uomo nella sua totalità. Il termine non va inteso in senso letterale, ma nel significato attribuitogli dal mondo culturale nel quale è nato. Nella Bibbia la parola carne "basar" in ebraico, non è contrapposta a spirito come avviene nella cultura greco-romana , essa indica l'uomo tutto intero: la sua fragilità, le debolezze, i limiti di creatura, ma anche tutta la ricchezza delle relazioni con gli altri e con il mondo.
Quando diciamo di "credere la risurrezione della carne" affermiamo che l'uomo risorge nella sua totalità, con tutte le sue esperienze positive e di amore, con le relazioni intrecciate, e con gli affetti, al contrario i peccati e le imperfezioni non risorgeranno.
E’ Gesù, che chiarisce finalmente il concetto di “resurrezione”, assume una posizione nuova. Contro l'opinione dei sadducei difende la fede nella risurrezione ma rettifica anche le idee dei farisei, che vedevano nel risorgere un ritorno alla vita normale.
Nel Vangelo Matteo( Mt 22,31) afferma che con la risurrezione avverrà un cambiamento e una trasfigurazione, che porranno fine alle forme terrene di vita. Scrive Paolo di Tarso: “Qualcuno domanderà: Come resusciteranno i morti? Con quale corpo ritorneranno? Stolto! Quello che tu semini non germina, se prima non muore;..ad esempio, un chicco di grano o di qualunque altra semenza Dio poi gli dà il corpo che vuole, a ciascun seme gli dà il corpo che gli conviene.Ecco, io vi svelo un mistero: noi non morremo tutti, ma tutti saremo trasformati, in un attimo, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Squillerà, infatti la tromba e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati” ( Corinti I 15). “Ecco perciò che cosa vi annunziamo sulla parola del Signore: noi, i viventi, i superstiti, alla venuta del Signore, non saremmo separati dai nostri defunti. Poiché il Signore stesso, al segnale dato alla voce dell'Arcangelo e alla tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risorgeranno i morti in Cristo; poi noi, i viventi, i superstiti, assieme ad essi saremo rapiti sulle nubi in cielo verso il Signore. Così saremo sempre con il Signore." (T I 4, 15-17)
“I figli di questo secolo prendono moglie e prendono marito, ma coloro che saranno giudicati degni di prendere parte al secolo futuro e alla risurrezione dei morti, non prenderanno né moglie né marito, perché non possono più morire. Saranno infatti simili agli angeli e figli di dio, essendo figli della resurrezione. Però che i morti resuscitino anche Mosè lo ha fatto capire...” (Luca 20, 34-37)
La "risurrezione" richiede che lo stesso essere, la stessa carne animata, lo stesso corpo vivente che è "sorto" una prima volta nascendo alla vita presente, risorga in una vita rinnovata. È una verità di fede: "Tutti risorgeranno con gli stessi corpi che hanno ora" (Con ec LatIV, anno 1215); "Crediamo alla vera risurrezione di questa carne che ora è la nostra" (Con II di Lione, 1274).
Il come supera le possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede. Quando? Definitivamente “nell’ultimo giorno”; “alla fine del mondo”. Infatti la risurrezione dei morti è intimamente associata al ritorno di Cristo. (CCC 1001). Nell’attesa di quel giorno il corpo e l’anima del credente già partecipano alla dignità di essere “in Cristo”. I credenti, mediante il battesimo, infatti, partecipano già realmente alla vita celeste, ma questa rimane “nascosta con Cristo in Dio”. (Col 3,3). Nutriti del suo Corpo nell’eucarestia, apparteniamo già al corpo di Cristo, quando risusciteremo nell’ultimo giorno saremo anche noi “manifestati con Lui nella gloria” (col 3,4). Per la dignità del credente di essere ” in Cristo” nasce l’esigenza del rispetto verso il nostro corpo e verso quello degli altri particolarmente quando soffre. (cfr CCC 1003).
La fede nella risurrezione è un messaggio di speranza per l'uomo del nostro tempo, vittima spesso di progetti centrati unicamente sul mondo, ma messi continuamente in crisi dal dramma della morte.
Elvira e Carlo Martini

 

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