Credo ... La Vita eterna

Credo ... La Vita eterna

Quello della vita eterna è un tema molto difficile da affrontare ma è altresì affascinate. Oggi non è tanto scontato credere nella Resurrezione e nella Vita eterna. Quello della Vita eterna è un tema tornato alla ribalta per una profezia legata al popolo dei Maya secondo cui il 21 Dicembre 2012 sarebbe stato il giorno della fine del mondo. Fra i più giovani l’idea dell’immortalità ha avuto un grande appiglio. Basti pensare al grande successo dei libri della serie Twiglt, dove una ragazza innamoratasi di un vampiro anela all’immortalità. Però c’è da dire che in questi romanzi l’immortalità è considerata come un incubo; non è così per noi cristiani. Per il cristiano la morte è andare incontro a Cristo nella vita eterna (cfr. CCC 1020).
Questa vita perfetta che ci porta in comunione con la Trinità, la Vergine Maria e tutti gli angeli e i beati è chiamata cielo (cfr. CCC 1023 – 1024 – 1025). Molte volte ci chiediamo: che cosa è il Paradiso? Non è certamente un luogo fisico come lo intendiamo noi, ma è Dio. I profeti di Israele e san Giovanni, descrivono come sarà al nuova vita per tutti noi. Non parlano del cielo come un luogo indefinito, da qualche parte sopra le nuvole; il cielo è la dove si trova Dio. Dunque possiamo dire che il Paradiso è ovunque, perché Dio è ovunque: in cielo in terra e in ogni luogo. È un nuovo stato di vita che Gesù ci ha guadagnato con la sua nascita, morte e resurrezione. La Terra vecchia, con i suoi errori e con tutta la corruzione prodotta dall’uomo, non ci sarà più, nascerà una nuova terra, una terra come Dio l’ha voluta, illuminata dal Cristo Risorto. Dove tutti vivremo con Lui e saremo ricolmi della sua visione, non ci sarà più bisogno di sole, Egli sarà la nostra luce. In questa nuova vita non ci saranno case di pietra, ne chiese fatte di sassi dove incontrare Dio: Dio sarà presente e abiterà tra noi.
San Giovanni nel libro dell’Apocalisse la descrive bene con immagini meravigliose. Bellissima è la descrizione che ne fa il profeta Isaia con stupende immagini bibliche. Parla di una terra con sorgenti che zampillano nel deserto; alberi che crescono e portano frutti dodici volte l’anno. Un mondo in cui nessun essere vivente minaccia l’altro: il lupo vive con l’agnello, essi possono convivere senza farsi del male; un bambino mette la mano nel nido delle vipere senza essere morso (cfr. Is 11, 6-8). Solo in questa nuova vita scopriremo cosa vuol dire un’umanità piena e integra: né malattie, né morte, né solitudine, né lutto, né lacrime, né odio, né inimicizia, né oppressione.
Molte altre immagini vengo usate nella Bibbia perché è impossibile descrivere pienamente questa realtà. Ancora il profeta Isaia ci viene in aiuto: si schiuderanno gli occhi dei ciechi e si apriranno le orecchie dei sordi, lo zoppo saltellerà come un cervo e la lingua del muto griderà di gioia (cfr. Is 35,5-6). Anche Michea abbonda di immagini che descrivono al vita eterna: le spade e le lance saranno superflue e verranno distrutte per essere trasformate in falce e vomeri. Non si penserà più neppure alla guerra; ciascuno potrà restarsene seduto sotto le frasche della propria vigna o all’ombra del proprio fico senza che nessuno lo infastidisca (cfr. Mic 4,3-4).
Come sarà il nostro corpo nella Vita eterna? Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto San Paolo che nella lettera ai Corinzi dice: «Il corpo anche la risurrezione: è seminato nella corruzione risorgerà nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza risorge nella potenza; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale» (1Cor 15, 43 – 44).
Il Battesimo è il sigillo della vita eterna, chi avrà custodito questo sigillo fino alla fine, cioè chi è rimasto fedele alle esigenze del proprio Battesimo sarà ammesso alla visione beatifica di Dio nella Vita eterna (cf. ccc 1274), dove Dio si manifesterà e sarà sorgente di gioia, di pace e di comunione.
La Chiesa celebra il mistero della vita eterna nei sacramenti, che sono pegno della Vita eterna. La Celebrazione Eucaristica mantiene viva l’attenzione del fedele sulla venuta del Signore: «annunziamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua resurrezione nell’attesa della tua venuta».
San Tommaso D’Aquino nella sua Summa Theologie riassume le diverse dimensioni del segno sacramentale dicendo: «Il Sacramento è segno commemorativo del passato, ossia della passione del Signore; è segno dimostrativo del frutto prodotto in noi della sua passione, cioè la Grazia; è segno profetico che preannuncia la gloria futura».
Tutto il creato parteciperà a questo rinnovamento della vita. Dice sant’Ireneo da Lione che il mondo stesso sarà restaurato nel suo stato primitivo (cfr. Adversas haereses 5,32). Tutto questo mondo deformato dal peccato sarà anche esso purificato e portato al suo stato originario da Dio. Papa Francesco in una delle sue prime omelie ha sottolineato l’importanza di custodire e proteggere tutto il creato, perché tutto il creato sarà trasformato da Dio nell’ultimo giorno. Dice san Paolo: «Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Rm 8,22-27).
Quando avverrà tutto questo? Non è dato a noi saperlo; solo il Padre conosce l’ora e il giorno.
Ma la vita eterna non è solo gioia. È gioia per chi ha vissuto saldo nella fede, per chi ha seguito il Signore umile e povero, per chi ha amato il fratello come lui ci ha amato. Ma chi non ha vissuto alla luce del Vangelo sarà destinato ad una vita eterna di sofferenza, angoscia e pianto: l’inferno. Gesù lo dice chiaramente: «Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi seguaci...» (Mt. 25,41). Terribile è la visione di suor Faustina Kowlaska: «Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell'Inferno. É un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l'inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi della coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l'anima, ma non l'annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale, acceso dall'ira di Dio; la quinta pena è l'oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l'odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda ed indescrivibile».
Impegno
Il nostro impegno è sforzarci di vivere come figli di Dio per meritarci una Vita eterna di gioia con il Padre.
Don Vittorio Serra

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