Amen

Amen

Il Credo termina con la parola Amen, come pure la Bibbia con il suo ultimo libro, l’Apocalisse: Amen. Vieni signore Gesù (Ap 22,20). È una parola molto importante e molte volte la pronunciamo senza conoscerne veramente il significato. Ci sfugge la sua bellezza, la sua ricchezza, il suo significato altamente teologico. È una parola che pronunciamo troppo di fretta, in maniera automatica, meccanica e ne perdiamo tutto il suo significato.
Questa parola che usiamo nella liturgia e a conclusione delle nostre preghiere deriva dalla lingua aramaica ed ebraica, usata da Gesù che utilizzava questo termine anche per sottolineare l’importanza di quanto stava dicendo, la frase: «in verità, in verità io vi dico» corrisponde nel testo originale ad «Amen, amen io vi dico». In ebraico si pronuncia AMÉN (con l’accento sulla “e”) e deriva dal verbo AMAN che significa essere fermo, essere stabile, ma anche fare stabile, rendere fermo.
Amen è utilizzato nell’ambito delle preghiere e indica prima di tutto l’azione di Dio che fa stabile, rende fermo e sicuro e da questo ne deriva la risposta dell’uomo dell’aver fede, del credere. Dire Amen non è perciò una semplice formula di chiusura della preghiera, ma un’autentica professione di fede.
Pronunciare l’Amen nel Credo vuol dire riprendere la prima parola della Professione di fede: «io credo» come conclusione solenne e impegnativa da parte di ciascuno e di tutta l’assemblea. Affermiamo davanti a Dio, “è così”; “quanto è stato detto è vero” e invochiamo il compimento delle nostre parole.
Durante la Messa ascoltiamo il messaggio che Dio ci rivolge, pronunciamo tutta una serie di formule che dichiarano la nostra adesione a Lui e il volere appartenere al suo popolo, un popolo di santi. Questo Amen finale nel Credo interpella ciascuno in modo particolare. Richiama la necessità della nostra personale consapevolezza e presa di posizione. Questo Amen afferma la pluralità del Dio unico: Padre, Figlio e Spirito santo. Un Dio che comunica il suo amore creando l’universo, dandoci una casa, una terra, una storia; e comunica se stesso nel suo figlio. Con l’invio dello Spirito santo abbiamo la Chiesa della quale faccio parte anch’io, chiamato dalla grazia di Dio.
Il Credo è chiamato “simbolo”. Nell’antichità il simbolo era un segno di riconoscimento e di identificazione. Si trattava di due oggetti fatti per incastrarsi; riuniti, comprovavano la comunicazione dei possessori. Così è per il Credo. L’insieme articolato di verità essenziali della fede e l’Amen finale che lo sigilla, sono il segno in cui riconosco di far parte del popolo di Dio; ma soprattutto è il segno della comunione tra me e Dio, il mio affermare di appartenergli.
Sant’Agostino afferma che dire Amen è come apporre la sua firma a un documento. È come un atto notarile che ha valore se è convalidato dalla firma dell’interessato. Infatti il popolo d’Israele usa l’Amen a conferma di un giuramento o di una dichiarazione che viene pronunciata. (cf Dt 27,15-26; 1Cr 16,36; Ne 5,13). È una parola che viene anche usata per confermare la lode a Dio: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, da sempre e per sempre. Tutto il popolo dica: Amen. Alleluia.» (Salmo 106,48).
Dionigi d’Alessandria dice che la pronuncia dell’Amen avviene solo dopo che il fedele ha ascoltato e compreso la preghiera eucaristica.
Ma è importate quello che afferma un anonimo del sec. IV che dice che la pronuncia dell’Amen rappresenta un atto altamente responsabile, a conferma che tutto ciò che è stato detto risulta vero nelle menti di coloro che ascoltano. Quindi lo si pronuncia solo quando, ascoltando, si comprende e si conosce la conclusione della preghiera.
San Girolamo nell’Elogio della fede del popolo romano, dice: «A Roma si corre alle chiese, con tanto desiderio e assiduità e la pronuncia dell’Amen rimbomba come un tuono dal cielo».
L’Amen è il timbro di approvazione con cui l’assemblea sigilla la preghiera di colui che presiede la Celebrazione Eucaristica, fa propria quella preghiera, si associa senza riserve e si impegna su quello che è stato detto.
Data la sua importanza la parola Amen deve essere pronunciata in maniera consapevole e responsabile. Si tratta di una parola di cui dobbiamo comprendere il grande valore. Con questa parola i fedeli aderiscono e confermano la preghiera del sacerdote acquistando un ruolo di primo piano. Non è una parola da pronunciare distrattamente e da prendere alla leggera. Poiché si tratta di ratificare una preghiera è necessario ascoltare quanto viene detto; solo così il nostro “si” è responsabile. San Giustino, altro padre della Chiesa, offre una traduzione sul significato dell’Amen e lo intende come “così sia”. Si tratta di un augurio quasi si dicesse: «possa realizzarsi quanto si è detto». Questa parola è un impegno che io mi prendo dinanzi a Dio, dico Amen a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo; dico Amen al progetto di Dio che si attua nella storia e nella mia storia; dico Amen, una parola che realizza quello che dico: “Credo, Signore, so chi sei”. Dicendo Amen affermiamo che Dio è fedele alla sua Alleanza per sempre, che lo riconosciamo e lo professiamo come nostro re e unico Dio.
La parola Amen ci ricorda almeno due cose importanti, la prima: Dio è fedele alla sue promesse, alla sua Alleanza con gli uomini. La seconda: il nostro si a Lui, alla sua Parola; è aderire e poggiare tutta la nostra sicurezza e la nostra vita in Lui.
Con l’Amen ci liberiamo dalle nostre paure, dai nostri pregiudizi, dalla mentalità del mondo, dal potere e ci affidiamo unicamente a Dio, accogliamo il suo amore e il suo progetto di bene. Dicendo Amen sperimentiamo l’amore di Dio, ci riscopriamo suoi figli, grazie all’azione di Gesù e dello Spirito Santo.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1064 dice: «L’Amen finale del Simbolo riprende quindi e conferma le due parole con cui inizia: “Io credo” Credere significa dire Amen alle parole, alle promesse, ai comandamenti di Dio, significa fidarsi totalmente di Colui che è l’Amen d’infinito amore e di perfetta fedeltà. La vita cristiana di ogni giorno sarà allora l’Amen all’“Io credo” della professione di fede del nostro Battesimo: “il Simbolo sia per te come uno specchio”. Guardati in esso, per vedere se tu credi tutto quello che dichiari, di credere e di rallegrarti ogni giorno per la tua fede».
E al n. 1065 conclude: « È Gesù Cristo stesso l’amen. Egli è L’Amen definitivo dell’Amen del Padre per noi: assume e porta alla sua pienezza il nostro Amen al Padre: Tutte le promesse di Dio in Lui sono diventate “si”. Per questo sempre attraverso Lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria».
È talmente importante questa parola che la Liturgia Eucaristica ne richiede l’uso per ben dodici volte:
a. All’inizio al segno della croce.
b. All’atto penitenziale.
c. Al Gloria.
d. All’orazione di colletta.
e. Al Credo.
f. Alla preghiera dei fedeli.
g. Alla preghiera dopo l’offertorio.
h. Alla dossologia che conclude la Preghiera Eucaristica.
i. Alla preghiera sulla pace.
l. Alla comunione.
m. Alla preghiera dopo la comunione.
n. Alla benedizione finale.
Impegno
Al termine delle riflessioni sul Credo, vogliamo impegnarci a professare la nostra fede e pronunciare la parola “Amen” con la consapevolezza di quanto essa comporta.

Don Gianni Citrigno

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