Warning: count(): Parameter must be an array or an object that implements Countable in /web/htdocs/www.parrocchiasantafamiglia.net/home/components/com_fsf/helper/glossary.php on line 164

Warning: count(): Parameter must be an array or an object that implements Countable in /web/htdocs/www.parrocchiasantafamiglia.net/home/components/com_fsf/helper/glossary.php on line 241

Home

14/02/2016 - Lectio della 1' Domenica di Quaresima - Anno C

domeniche precedenti

 

 

DOMENICA I DI QUARESIMA – C

 

Signore non ho nulla

dove offrirti le primizie.

Ecco le mie povere mani,

vuote e prive di frutti.

 

Nulla di sano per te, o Dio,

sono una terra deserta,

arida e assetata,

senza latte e miele.

 

Erro, esule dal Giardino,

avvolto in misera veste,

lungi da te, in deserti

di silenzi angosciosi e bui.

 

Ecco un Uomo avanzare!

È l’unico, amato tuo Figlio,

Pastore tenero e buono

cerca la sua pecorella.

 

Un altro avanza e lo sfida,

ha fame il mio Signore,

«Guarda questa pietra,

senti, profuma di pane!».

 

Parola di Dio tu sei l’unico cibo!

Nutrimento sano nel deserto,

manna dal silenzio della notte,

bacio mattutino del Padre.

 

«Ecco i regni di tutta terra!

Adorami e tutto sarà tuo.

Se tu regni, ci sarà giustizia,

i poveri saranno saziati».

 

O tentazione amara e triste,

sottile e penetrante in noi!

Tu sei la nostra paura mortale,

lacrime amare in quest’esilio!

 

Tu sei silenzio di rossore,

nudità d’innocenza perduta,

di amore mendicato nel nulla.

Quanto amareggi l’esistenza!

 

«Figlio mio, tu sei ferito e stanco.

Sono sceso dal trono regale

e ti ho visto abbandonato,

spogliato e percosso a morte.

 

Io guarirò le tue lacerazioni!

In te sono tentato e umiliato,

per te sarò spogliato, percosso,

colpito a morte, sulla croce.

 

Nell’albero ci fu la tua condanna,

dal legno della mia croce la vita.

Sii forte e dietro di me cammina,

con me sarai nel mio paradiso».

 

 

PRIMA LETTURA Dt 26,4-10

 

Dal libro del Deuteronòmio

Il brano fa parte di una pericope più ampia (1-11), che ha come tema

l’offerta delle primizie accompagnata da una proclamazione

dell’azione redentiva di Dio.

È giusto infatti riconoscere con l’offerta delle primizie che il Signore è

il solo padrone della terra e che Egli l’ha data in eredità a Israele.

L’offerta delle primizie è riconoscere che quanto possediamo ci è dato

dal Signore e a Lui appartiene; l’offerta va accompagnata con una

confessione di lode e di gratitudine verso il Signore.

 

Mosè parlò al popolo, e disse:

4 «Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà

davanti all'altare del Signore tuo Dio

 

la deporrà davanti all'altare del Signore tuo Dio. Il sacerdote

presenta l’offerta al Signore. Ogni offerta fatta al sacerdote è prima di

tutto fatta al Signore. Il sacerdote a sua volta ne prende quanto è

prescritto dalla Legge come dono del Signore. Ogni offerta è infatti

proclamazione della fede nel Signore ed espressione di gratitudine per

i suoi doni. Il sacerdote ne usufruisce per il fatto che «sua eredità è il

Signore».

L’altare è il luogo dove si presenta l’offerta perché essa è fatta al

Signore, per cui «se non c’è l’altare non vi è nemmeno l’offerta delle

primizie» (tradizione ebraica).

 

5 e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore tuo Dio: “Mio

padre era un Arameo errante; scese in Egitto, vi stette come un

forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e

numerosa.

 

Mio padre, Abramo, era un Arameo errante, uscì dalla terra di

Aram (Cfr. Gn 12,1; 20,7: quando Dio mi ha fatto errare lungi dalla

casa di mio padre). La chiamata fa esperimentare ad Abramo l’esilio

dalla sua patria.

scese in Egitto, questo è Israele che scese in Egitto chiamato da

Giuseppe con settanta persone e vi diventò una nazione grande,

forte e numerosa secondo la benedizione della promessa (cfr. Es 1,7).

Vi è la contrapposizione tra la situazione di Abramo e di Giacobbe e

quella della sua discendenza che diviene una nazione grande, forte e

numerosa. Nulla può impedire il realizzarsi della promessa divina.

 

6 Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una

dura schiavitù.

 

Gli egiziani pensarono di spezzare la forza della benedizione con una

dura schiavitù e di utilizzare a loro vantaggio la forza e il numero

della nazione sorta da Israele (cfr. Es 1,14). È il vano tentativo di

piegare la benedizione divina entro i limiti del proprio potere.

 

7 Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore

ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria

e la nostra oppressione;

 

Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore

ascoltò la nostra voce, il Signore ascolta il grido degli oppressi (cfr.

Es 2,23). La povertà più grande del povero è togliergli la fede nel

Signore, suo Dio e quindi la forza di quel grido, che il Signore ascolta.

L’ultima spogliazione che i ricchi hanno fatto ai poveri è togliere loro

la speranza della redenzione e quindi il grido della supplica.

Ma il grido del povero va oltre se stesso; la sua stessa situazione grida.

Vide la nostra umiliazione, ci vide privi di ogni bene, sfruttati senza

ricompensa perché schiavi; la nostra miseria, mentre costruivamo le

città magazzino, e la nostra oppressione, quando ci spronavano con

violenza perché finissimo il nostro lavoro.

Il Signore vide e intervenne.

 

8 il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente e con

braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi.

 

Ci fece uscire (cfr. Es 6,6) con mano potente e con braccio teso,

indicano la lotta compiuta dal Signore. Egli ha fatto sentire all’Egitto

quanto forte era la sua mano e ha steso il suo braccio per colpire i suoi

avversari.

 

9 Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove

scorrono latte e miele.

 

In questo luogo è il santuario, dove dimora la Presenza del Signore.

Questa terra, dove scorrono latte e miele. Secondo la promessa

divina in Es 3,8. L’espressione è poetica e sta ad indicare

l’abbondanza. In questa terra scorrono rigagnoli di latte e miele. Si

dice che il latte scorre quando dalle mammelle delle mucche per la

sovrabbondanza esso scende sul pavimento; allo stesso modo i favi e i

frutti sono talmente pregni che il loro liquido scorre a terra (cfr. Gio

4,18: In quel giorno le montagne stilleranno vino nuovo e latte

scorrerà per le colline; in tutti i ruscelli di Giuda scorreranno le

acque).

 

10 Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu,

Signore, mi hai dato”.

 

Ora, ecco, dopo che tu o Signore mi hai liberato e mi hai dato questa

terra come eredità, io riconosco la tua sovranità e ti presento le

primizie dei frutti del suolo perché a te appartengono. Vi è quindi

una circolarità: il Signore benedice la terra e questa dà il suo frutto,

l’uomo lo accoglie e ne dona le primizie al Signore riconoscendone la

signoria e tutto il bene da Lui compiuto per liberare il suo popolo.

Quando si spezza questa circolarità, entrano pensieri di avidità, di

dominio e di sfruttamento perché ci si è allontanati dal Signore.

Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al

Signore, tuo Dio».

Il gesto dell’offerta si conclude con l’adorazione del Signore per

indicare la totale sottomissione a Lui dal quale tutto proviene.

L’offerta unita al memoriale della redenzione e all’adorazione

rappresenta il riconoscimento della benedizione. Tutto si risolve in un

gesto sacro, nel quale la benedizione divina ha il suo compimento e

quella dell’uomo ha il suo contenuto.

La benedizione discendente di Dio s’incontra con quella del credente,

creando una feconda circolarità.

Solo così tutto ritorna al suo equilibrio e tutto scorre secondo i ritmi

della benedizione e non secondo i ritmi della logica umana che tende

al dominio, allo sfruttamento e all’oppressione.

 

Note

«Quindi ultimo di tutto l'adorazione che proviene da quello che

precede: dobbiamo adorarlo perché ci ha liberato e ci ha immesso

nella terra che è Gesù. Ed è per questo che dobbiamo adorare. Il

motivo prossimo è che ci ha liberato in Cristo dal demonio e che ci ha

immesso in possesso della terra che è il Corpo glorificato di Cristo

dove siamo entrati e donde fluisce latte e miele. Quando Gesù inizierà

a predicare dirà: «il Regno è qui», cioè è Lui. E poiché siamo entrati,

dobbiamo adorare Colui che non solo è il Creatore ma è Padre del

Signore nostro Gesù Cristo»

(D. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerico 24.2.80).

 

 

SALMO RESPONSORIALE Sal 90

 

R/. Resta con noi, Signore, nell’ora della prova.

 

Chi abita al riparo dell’Altissimo

passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.

Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,

mio Dio in cui confido». R/.

 

Non ti potrà colpire la sventura,

nessun colpo cadrà sulla tua tenda.

Egli per te darà ordine ai suoi angeli

di custodirti in tutte le tue vie. R/.

 

Sulle mani essi ti porteranno,

perché il tuo piede non inciampi nella pietra.

Calpesterai leoni e vipere,

schiaccerai leoncelli e draghi. R/.

 

«Lo libererò, perché a me si è legato,

lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.

Mi invocherà e io gli darò risposta;

nell’angoscia io sarò con lui,

lo libererò e lo renderò glorioso». R/.

 

 

SECONDA LETTURA Rm 10,8-13

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, 8 che dice [Mosè]? «Vicino a te è la parola, sulla tua bocca

e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predichiamo.

 

Prosegue la citazione di Dt 30,14. Quello che Mosè afferma riguardo

alla Legge, l'Apostolo lo dice riguardo all'Evangelo. La Parola che

predica la fede e la comunica sì è fatta interna all'uomo riempiendone

il cuore e uscendo dalla sua bocca.

Il Cristo è presente nell'Evangelo, che è predicato, creduto e si

comunica al credente che lo accoglie, mediante la Parola, nel suo

cuore e gli fuoriesce dalla bocca.

Non solo il cielo e l'abisso sono ripieni della pienezza di Cristo e sono

testimoni dei suoi misteri ma anche l'uomo stesso, in virtù della fede, è

ripieno della presenza di Cristo e quindi nella sua Parola, che opera in

Lui efficacemente.

Ora l'Apostolo dice quali opere fa compiere la Parola all'uomo. È

l'opera della fede.

 

9 Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e

con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai

salvo.

 

Penetrando nell'intimo, la Parola porta a credere che Gesù è stato

resuscitato dai morti. Lo Spirito infatti, penetrando nel cuore, suscita

la certezza della risurrezione dì Cristo e lo fa conoscere Signore. La

fede si esprime nella confessione della signoria dì Gesù. La

confessione è una proclamazione pubblica della sua signoria di fronte

a ogni negazione per non cadere nel rinnegamento. Questo processo,

che la Parola compie nello Spirito, ha come termine la salvezza. Infatti

chi, penetrato dall'Evangelo, crede in Cristo risorto e lo proclama

Signore, è unito intimamente a Lui, fa parte dei suoi e quindi è

salvato. Questa è l'opera che racchiude tutte le opere. Se uno ha la

fede non può agire in modo a lui contrario, se agisce vuol dire che

ancora non è assoggettato pienamente a Cristo.

 

10 Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la

bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.

 

L'affermazione, di sapore sapienziale, riassume quanto ha fin qui

detto. Il cuore crede e l’uomo è giustificato; la giustizia, che si fonda

sulla fede, si esprime nella confessione che salva. Più i nostri sensi

interni sono illuminati dalla luce della risurrezione più essi sono

purificati e dall’interno questa luce penetra i sensi esterni rendendoli

capaci di professare la fede. L'illuminazione del cuore pervade infatti

tutto il corpo rendendolo luminoso..

 

11 Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà

deluso».

 

L'Apostolo riprende la citazione dì Is 28,16. Quanto ha detto fin qui

mettendo a confronto, la giustizia dalla fede e quella dalla legge e le

due categorie dell'umanità, Israele e le Genti, non è altro che la

dimostrazione di questa citazione. Egli ha dimostrato che è esclusa

dalla salvezza la giustizia che viene dalla legge e che non è sufficiente

essere giudeo per essere salvato; infatti non è deluso alcuno, giudeo o

gentile, che crede in Lui. Per questo prosegue dicendo:

 

12 Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui

stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano.

 

Riguardo alla fede e quindi alla salvezza non vi è distinzione tra

Giudeo e Greco. La fede unifica sotto l'unica signoria di Cristo. Infatti

chiunque lo può confessare Signore perché nella risurrezione gli sono

state date in eredità anche le Genti ed Egli esercita la sua signoria

salvifica verso tutti coloro che l'invocano. Qui l'Apostolo esprime

questa signoria con il termine ricco. Infatti il Cristo è ricco perché in

Lui sono nascosti i tesori della sapienza e della scienza (cfr. Col 2,3).

Questi tesori sono comunicati a coloro che lo invocano. Essi sono

racchiusi nel termine salvezza. La salvezza non è solo liberazione

dalla schiavitù ma è entrare nella gloria del Cristo e quindi in possesso

di questi tesori che sono in Cristo. A conferma di questo l'Apostolo

cita Gioele 3,5.

 

13 Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».

 

Questo è il tempo per invocare ed essere salvati (cfr. 2Cor 6,1-2).

 

Note

«In Dt il culmine è l’annuncio (tu pronuncerai queste parole), la

primizia non è prima di tutto un canone di diritto divino sulla Terra

(non sarebbe bastato consegnare le primizie), ma l’offerente deve

dichiarare, per cui, in conclusione, è una professione di fede in Dio e

nell’opera sua redentrice. Giustamente questo testo è accostato a Rm

10,4sg., dove il fulcro sta nella professione di fede. Noi non dobbiamo

fare altro che credere che Gesù è salito al cielo e disceso agli inferi e

ha portato tutto a nostra portata.

Il nucleo della professione di fede non è più nell’esodo (come in Dt),

ma nella realizzazione piena di quell’atto, nella risurrezione. Il popolo

si definisce in Gesù risuscitato dai morti e redentore»

(D. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerico,3.3.1974).

 

 

CANTO AL VANGELO Mt 4,4

 

R/. Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Non di solo pane vivrà l’uomo,

ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

R/. Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

 

 

 

VANGELO Lc 4,1-13

 

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, 1 Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal

Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, 2 per quaranta

giorni, tentato dal diavolo.

 

Pieno di Spirito Santo: (cfr. Gv 1,14: pieno di grazia e di verità).

Pieno indica qualità stabile da distinguere da «fu ripieno» che indica

un'azione istantanea.

Per trent'anni Gesù è cresciuto in sapienza, età e grazia; ora la sua

umanità è giunta alla sua pienezza, che ha la sua manifestazione

nell’essere piena di Spirito Santo. Lo Spirito riempie l’esistenza di

Cristo per cui nulla in Gesù avviene se non nello Spirito.

Nel deserto: cfr. Dt 8,2: ricordati di tutta la strada, sulla quale ti

condusse il Signore Dio tuo nel deserto (LXX). Gesù ripete

l'esperienza dei padri condotti nel deserto dopo l'uscita dall'Egitto.

Sembra esserci come sottofondo il Deuteronomio, particolarmente i

capitoli 6-8. Il deserto è pure il luogo della lotta contro il demonio

(cfr. 8,29). Gesù viene nel deserto per combatterlo; infatti, durante i

quaranta giorni è tentato dal diavolo.

Tentato dal diavolo. Una tentazione è la prova per stabilire se una

persona ha vincolato realmente la propria volontà alla volontà di Dio

(cfr. Lc 22,31; 1Cor 10,13), e il tentato è il pio e il giusto e non il

peccatore; perciò lo scopo è consolidare e approfondire la comunione

con Dio in modo da non metterla in pericolo e addirittura distruggerla.

«Se il giusto è tentato, questo è la prova dell'amore di Dio per lui»

(Rengstorf).

 

Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati,

ebbe fame.

 

[E] non mangiò nulla in quei giorni, perché è scritto: quante volte ha

avuto sete di te la mia carne, in una terra deserta, senza via e

senz'acqua! (Sal 62,2) e poco oltre: come di grasso e di pinguedine sia

colmata l'anima mia (ivi, 6). Più la sua carne aveva sete e fame di Dio,

simile alla cerva che anela alle fonti delle acque (cfr. Sal 41,2), più

egli era sottoposto alla tentazione.

Quando furono terminati: il verbo indica la consumazione totale di

un'azione sacra o di un’opera storica salvifica (cfr. At 21,27). Al

termine di quel tempo determinato (quaranta giorni) ebbe fame. Allo

stesso modo, sulla croce, dopo che tutto fu terminato, ebbe sete (cfr.

Gv 19,28). In questa sua condizione lo aspetta la lotta.

 

3 Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa

pietra che diventi pane». 4 Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di

solo pane vivrà l’uomo”».

 

Se tu sei può significare: «Poiché tu sei»; è un dato sicuro dopo la

manifestazione del Battesimo.

Figlio di Dio: con questo titolo s’indica il Messia; infatti tutti i testi

citati sono messianici. «In Luca non sono mai gli uomini a dare il

titolo di Figlio di Dio a Gesù, ma soltanto esseri sovrannaturali: il

Padre (3,22; 9,35), l’angelo (1,32.35), il demonio (4,3.9.41; 8,28)»

(Rossé, o.c., p. 144).

Dì a questa pietra. La tentazione si rifà alla Scrittura. Come Mosè,

per ordine divino, parlò alla roccia e ne sgorgò acqua (cfr. Nm 20,8),

così Gesù, per la sua autorità messianica di Figlio di Dio, parli alla

pietra perché divenga pane. Con questa parola il diavolo si vuole

sostituire a Dio e spezzare il rapporto che lega Gesù al Padre suo.

Gesù risponde citando Dt 8,3 che spiega perché Dio abbia condotto il

suo popolo nel deserto e quindi perché lo Spirito vi abbia condotto

Gesù. Alla gloria del Giordano succede il mistero di umiliazione

nascosto al diavolo. Il popolo è umiliato e soffre la fame per imparare

come tutto è mantenuto in vita dalla Parola di Dio ed è quindi di

questa che Israele deve soprattutto nutrirsi come fa Gesù che altrove

dice: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e

compiere la sua opera» (Gv 4.34).

Vivrà: il futuro rimanda al tempo messianico; Gesù rifiuta la proposta

senza rinnegare la sua messianità e il tempo del suo manifestarsi.

 

5 Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni

della terra e gli disse: 6 «Ti darò tutto questo potere e la loro

gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. 7 Perciò, se

ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». 8 Gesù gli

rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo

renderai culto”».

 

Con Gesù viene il Regno dei Cieli, come a Lui dice il Padre: «Tu sei

mio Figlio, io oggi ti ho generato. Chiedi a me, ti darò in eredità le

genti, e in tuo possesso i confini della terra» (Sal 2,7ss). Ad esso il

diavolo contrappone i regni della terra visti dall'alto (luogo di

dominio) e in un istante (sottolinea la loro inconsistenza). Si può

anche interpretare che Gesù è condotto fuori da questo tempo e da

questo spazio, là dove sono i principati, le potenze spirituali, i

dominatori di questo mondo di tenebra, gli spiriti del male che abitano

le regioni celesti (cfr. Ef 5,12). Il Cristo entra là dove opera il diavolo.

Gesù, che è entrato nel mondo ed è diventato di poco inferiore agli

angeli (cfr. Eb 2,9), è fatto salire dal diavolo nelle regioni delle

potenze spirituali per contemplare, in una visione fuori del tempo,

tutta la gloria dei regni terreni animata e sostenuta dal diavolo e dai

suoi angeli. Questo è il luogo dell’idolatria e del dominio mondano: da

qui Gesù contempla, in una frazione minima di tempo, tutti i regni

della terra perché egli se ne inebri e, sedotto, li desideri vivamente a

patto però di riconoscere il diavolo come suo dio.

Da qui apprendiamo che ci sono tentazioni diaboliche, così rapide da

imprimersi in noi con forza che sembra impossibile sradicarle. Per

questo è necessaria la preghiera e il radicarsi nella Parola per strappare

questa «impressione», che, se lasciata in noi, cresce fino ad apparire

connaturale. Molte inclinazioni passionali più comuni sono trattate

come naturali, ma in realtà sono impressioni demoniache contro le

quali la lotta si fa assai dolorosa, fino a versare sangue, come sta

scritto in Eb 12,1: Non avete ancora resistito fino al sangue nella

vostra lotta contro il peccato.

Di questi regni il diavolo ha ricevuto il potere da parte di Dio ed è

quindi il principe di questo mondo (Gv 12,31), e il dio di questo

mondo (cfr. 2Cor 4,4) e come tale esige adorazione.

Alle sue parole Gesù contrappone la Scrittura, sempre dal

Deuteronomio (6,13). «In conformità con una parola dal contesto della

confessione quotidiana di fede in Dio come unico Signore (cfr. Dt

6.4ss: Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno ...),

egli testimonia che non si può confessare la propria fede in Dio e

coestensivamente riconoscere una forza che si oppone al suo potere

esclusivo (cfr. Mt 6,24 par; At 4,19s; 5,29)» (Rengstorf).

Egli si sottomette già al Padre suo come farà alla fine dopo aver

annientato l'ultimo nemico, la morte. Allora quando tutto gli sarà

stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli

ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti (1Cor 15,28).

Ma la via, che il Padre gli apre, è quella dell’obbedienza fino alla

morte di croce, quella che il diavolo gli presenta è la gloria immediata.

Il Padre gli presenta la coppa del Getsemani, il diavolo quella di

Babilonia (cfr. Ap 14,8). In questa tentazione egli vede quale potere

deve sottomettere ai suoi piedi servendosi della debolezza della nostra

carne.

 

9 Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del

tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; 10 sta

scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché

essi ti custodiscano”; 11 e anche: “Essi ti porteranno sulle loro

mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». 12 Gesù gli

rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio

tuo”».

 

Il luogo è Gerusalemme e precisamente il pinnacolo del Tempio. È il

luogo della manifestazione messianica. La tentazione consiste nel

prendere l'iniziativa e nel costringere Dio a piegare il suo potere alla

propria volontà. Infatti, lo deve fare perché è scritto nel Sal 90,11-12.

Così pensa il tentatore e così suggerisce al Cristo. Questa è la

tentazione più grave. Gesù non può contraddire le divine Scritture, ma

citando un altro passo: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo

(Dt 6,16) Gesù intende fornire la chiave di lettura anche del salmo

citato dal diavolo. Queste parole si avvereranno quando piacerà al

Padre suo e per la sua gloria e precisamente al momento della

Passione, in cui dall'alto della Croce Egli scenderà negli abissi degli

inferi e li svuoterà con la sua potenza e la morte sarà ingoiata per la

vittoria (cfr. 1Cor 15,54). Allora lo serviranno i suoi angeli.

 

13 Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui

fino al momento fissato.

 

Al momento fissato. In queste tentazioni è racchiusa ogni specie di

tentazioni. Terminata la tentazione, il diavolo è per il momento

sconfitto, ma non lo è per sempre; ritornerà infatti al tempo fissato,

entrando in Giuda (22,3) e nell'ora dei nemici del Cristo, che è l'ora

della potenza della tenebra (22,53). Ed è in quell'ora che il satana è

definitivamente sconfitto: infatti, il principe di questo mondo è

scacciato fuori e il Cristo, innalzato, attira a sé tutti (cfr. Gv 12,31ss).

 

Note

«Il Signore è andato nel deserto portato dallo Spirito: manifestato

pienamente in Lui. Lo Spirito lo porta nel deserto e qui digiuna.

Quindi il digiuno è uno degli elementi importanti, ma non è il più

importante: l'importante è questa docilità allo Spirito: andare nel

deserto e lottare col satana. Dal Battesimo lo Spirito lo sospinge nel

deserto e qui vi è una cosa primaria: essere tentati dal satana. È chiaro

quindi che i testi proclamano la divinità di Gesù. Il problema che mi

resta è che Cristo è andato per ubbidire alla mozione del Padre che lo

porta lì per essere tentato dal diavolo; c'è da vedere il rapporto di

Cristo col Padre in quei giorni. Che ha fatto? Si è lasciato guidare

dallo Spirito che gli suggeriva la solitudine ecc: in quei giorni è stato

particolarmente Figlio, quindi essi esprimono un intensissimo rapporto

col Padre, perché nella lotta col diavolo si realizza massimamente il

suo essere Figlio. Anche in noi è la stessa cosa; noi dobbiamo subire

le tentazioni. Sempre nell'ubbidire allo Spirito siamo figli; se

combattiamo il demonio siamo figli; quei giorni sono stati giorni di

intensità col Padre. Il demonio ha fatto una cosa profonda: ha fatto

l'intruso, frapporsi tra Padre e Figlio e il Signore lo strappa via - così

anche con noi. Mi viene da pensare così.

Alcune indicazioni che derivano dalla Quaresima: iniziare la

Quaresima con un atto grande di fede in Gesù Salvatore: nel Dio dei

padri. Questa Quaresima deve essere caratterizzata così, credere nel

Dio che redime. In questo atto di fede sentirsi profondamente figli,

che significa dire tante volte a Dio, in Cristo, «Padre mio»; lasciarsi

plasmare un volto e un essere di figli. Se stiamo dentro a ciò, il

demonio ci tenterà moltissimo. E lotteremo allo stesso modo dicendo

di essere figli. L'arma con cui ci tenterà non farà altro che rinnovare in

noi questa fede. La poca mortificazione è indirizzata a rendere più

sensibile il nostro essere a sentire la voce dello Spirito. Le tentazioni

saranno queste o altre: succederà quel che succederà: l'unica cosa è

sentirsi sempre più figli del Padre. Le lotte del satana hanno un solo

punto quello di farci credere che non siamo figli. Comunque si

configuri, la tentazione tocca sempre questo: cercare di farci dubitare

dell'essere figli. Non stiamo tanto a combattere su campi particolari,

ma rinnoviamo la nostra fede nel dichiararci figli. In quel periodo

Gesù aveva solo da rinnovare l'intima certezza del suo rapporto col

Padre»

(D. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerico 3.3.1974).

 

 

 

PREGHIERA DEI FEDELI

 

  1. Ecco il tempo della quaresima, primavera dello Spirito, scuola della

fede, festa della Parola di Dio, accolta, meditata e amata come l’unico,

vero nutrimento.

Preghiamo insieme e diciamo:

Esaudisci il tuo popolo, o Signore.

• Perché la grazia battesimale rifiorisca nei cuori e tutti i credenti

guardino a Gesù come unico Signore e Maestro, preghiamo.

• Perché le tentazioni, presenti nelle prove e tribolazioni della vita,

non vincano i discepoli del Cristo, ma, illuminati dalla luce della

Parola, essi sappiano aderire al Padre come veri figli, preghiamo.

• Perché la preghiera divenga il desiderio primo di ogni uomo e la

ricerca sincera di Dio si plachi nella conoscenza dell’Evangelo di

Cristo, preghiamo.

• Perché i poveri trovino sollievo in questo tempo e la condivisione

caratterizzi il digiuno cristiano, preghiamo.

Signore nostro Dio, ascolta la voce della Chiesa che t'invoca nel

deserto del mondo: e stendi la tua mano, perché nutriti con il pane

della tua parola e fortificati dal tuo Spirito, vinciamo con il digiuno e

la preghiera le continue seduzioni del maligno.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.