03/06/2012 - Santissima Trinità anno B

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  SANTISSIMA TRINITÀ – B    
Nota introduttiva
Noi siamo introdotti nella conoscenza del mistero divino sotto la guida della divina Scrittura. La prima lettura ci fa sentire con forza l’unicità di Dio attraverso l’elezione e la redenzione del suo popolo. Dall’esperienza dei molti dei degli altri popoli Israele percepì attraverso la redenzione che il suo Dio era unico e indivisibile. L’uno (parola culminante nella professione di fede di Dt 6,4) è scritto fortemente nella conoscenza d’Israele. Come possiamo noi percepire nell’Uno indivisibile il fiorire della comunione delle tre divine Persone? L’apostolo Paolo, nel tratto della lettera ai romani che costituisce la seconda lettura, ci mostra la necessità di fare esperienza dello Spirito Santo e di lasciarci da Lui guidare. Infatti l’unicità di Dio è fondata ancora sul timore e tiene lontano dal culto degli idoli, espressione delle nostre passioni; mentre lo Spirito Santo porta alla comunione nell’intimo del mistero delle tre divine Persone. Israele resta alla soglia e in Mosé ed Elia si copre il volto, noi invece a viso scoperto riflettiamo la sua gloria e veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore (cfr. 2 Cor 3,18). La partecipazione alla natura divina come comunione dello Spirito santo, all’amore del Padre nella grazia del Figlio è opera del battesimo che non solo contiene in sé la forza della divina partecipazione ma della stessa evangelizzazione di tutte le Genti. Più si è in Dio più si è nell’annuncio.    
PRIMA LETTURA Dt 4,32-34.39-40  
Dal libro del Deuteronòmio  
32 Mosè parlò al popolo dicendo: «Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra e da un’estremità all’altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa?   Interroga tutto il tempo e indaga tutto lo spazio. È possibile questo perché tutto è dominato da leggi ben precise sia il tempo che lo spazio. L’evento salvifico non è prodotto nel tempo o nello spazio dal caso o dall’eventualità ma è attuato da Dio stesso in forza della sua Parola. Esso quindi non scaturisce da nulla che sia nella natura o nell’uomo neppure dalla sua fantasia mitica o poetica. Infatti nel pensiero religioso dei popoli l’elemento straordinario scaturisce dalla capacità poetica ed è quindi dominato dall’uomo; qui non è così, come subito dice.   33 Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo?   Il fatto singolare del Sinai è che tutto il popolo ha udito la voce di Dio come fosse un solo uomo. Tutta quella generazione è quindi testimone della rivelazione di Dio mentre donava la Legge. Giustamente dice la voce di Dio perché il popolo ha udito quella voce, che è propria di Dio, mentre gli idoli sono muti e parlano solo nelle mitologie create dagli uomini. Se l’uomo non può reggere di fronte alle manifestazioni forti della natura quanto meno riesce a reggere davanti alla voce diretta di Dio. Ma Dio ha fatto grazia a Israele, lo ha lasciato in vita. Così ora Dio non parla più direttamente secondo il proprio della sua natura divina ma in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo (Eb 1,1). In tal modo i discepoli hanno potuto stare alla sua presenza, come scrive l’apostolo Giovanni: Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (1 Gv 1,1). Così Dio cela la sua voce sotto l’annuncio della sua Parola in modo che chi creda percepisca l’energia della sua Parola e chi non crede la scambi per una qualsiasi parola.   34 O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un’altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore, vostro Dio, in Egitto, sotto i tuoi occhi?   Ha mai tentato, cioè si è messo alla prova sfidando i suoi avversari. Un dio ( è da preferire Dio). Infatti non esiste altro dio che il Dio d’Israele, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo. All’unicità di Dio corrisponde l’unicità dell’elezione. Nel momento in cui Dio lo sceglie, Israele è come gli altri popoli. È dominato dagli idoli come in più passi testimonia la divina Scrittura. Prove tutte quelle che Dio fece per far uscire Israele dall’Egitto e che trovarono la resistenza del faraone e dei suoi saggi. Segni quelli compiuti nel tentativo di strappare il popolo dal potere egiziano. Prodigi: le dieci piaghe che furono al di fuori dell’ordine della natura. Battaglie contro l’Egitto (l’uccisione dei primogeniti) e il giudizio sugli dei dell’Egitto (Es 12,12). Con mano potente i figli d’Israele uscirono non come fuggitivi ma con mano alzata (Es 14,8). Braccio teso la colonna di fuoco e la nube (Es 14,24). Con grandi terrori presso il mare (cfr. Ra’ba).   39 Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n’è altro.   Per il fatto che abbiamo esperimentato la sua salvezza noi sappiamo che il Signore è il Dio unico in ogni spazio sia fisico che spirituale. Non vi è infatti nessuna forza spirituale che porti alla salvezza (sia nell’uomo che fuori di lui) ma solo l’unico Dio che si rivela in Gesù, il Salvatore.   40 Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre».   La Legge data al Sinai è finalizzata alla terra promessa, la grazia e la verità fatte per mezzo di Gesù Cristo sono finalizzate alla piena redenzione dell’uomo (cfr. Gv 1,17).   Note   «Rinnoviamo la nostra professione di fede in base ai testi. Il Deuteronomio: un Dio solo e creatore. Ci ha parlato in modo solenne, grandioso e pubblico, con fatti straordinari e un intero popolo è testimone. Uno, unico Creatore, rivelatore, redentore perché ci ha liberati dal popolo nemico. Il nemico è lontano, ha guidato oltre: s’è mai visto un Dio che provasse di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un'altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore vostro Dio in Egitto, sotto i vostri occhi? A te, a me, a ciascuno di noi sono state fatte vedere queste cose ecc. Poi il nostro Redentore si è fatto vicino insegnandoci: Ti ha fatto udire... Unico, creatore di tutti, redentore, guida, educatore che si fa vicino e c’insegna per farci entrare nella terra promessa» (d. Giuseppe Dossetti, appunti di omelia, Gerusalemme, 10.6.1979).    
SALMO RESPONSORIALE dal Sal 32  
R/. Beato il popolo scelto dal Signore.  
Retta è la parola del Signore e fedele ogni sua opera. Egli ama la giustizia e il diritto; dell’amore del Signore è piena la terra.R/.  
Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera. Perché egli parlò e tutto fu creato, comandò e tutto fu compiuto.R/.  
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme, su chi spera nel suo amore, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame.R/.  
L’anima nostra attende il Signore: egli è nostro aiuto e nostro scudo. Su di noi sia il tuo amore, Signore, come da te noi speriamo.R/.  

SECONDA LETTURA Rm 8,14-17  
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani  
Fratelli, 14 tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.   Il Cristo viene a noi e noi andiamo a Lui attraverso la morte al nostro egoismo e alle azioni cattive e l'incontro sarà la pienezza della vita. Questa è pertanto la missione dello Spirito: guidarci dall'interno di noi e in modo tale che noi siamo liberi di aderire alla sua azione che è quella di rivelarci come figli di Dio nella rivelazione dell'Unigenito Figlio di Dio.   15 E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».   Dall'intimo dell'essere, dal cuore, sale il grido nostro nello Spirito e lo stesso grido dello Spirito si unisce al nostro e non sale più il grido disperato di chi è stretto da un'angoscia mortale. Questo grido è lo stesso che sale dal cuore del Cristo: «Abbà, Padre». Un unico grido dal Cristo e dall'umanità redenta sale a Dio: Abbà, Padre, con la stessa tenerezza, la stessa intimità, lo stesso filiale abbandono perché è il grido unico del Figlio in ciascuno e in tutti che lo Spirito suscita e che Egli stesso fa. «La forma aramaica e l'uso della prima persona plurale accennano con ogni probabilità ad un'esclamazione cultuale. Lo Spirito fa sì che i cristiani, nella celebrazione comunitaria, gridino mossi dallo Spirito e nello Spirito: l'Abbà, Padre» (Schlier, o.c., p. 420).   16 Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio.   Lo spirito e non ancora il nostro corpo riceve la testimonianza dello Spirito Santo che siamo figli di Dio. Il nostro corpo, infatti, è ancora morto e sarà vivificato quando verrà il Signore. Allora anche il nostro corpo riceverà la testimonianza del nostro essere figli di Dio. Ora la riceve solo lo spirito che, liberato, non è più soggetto allo spirito della schiavitù che lo dominava con la paura. Ora spazia nei pascoli spirituali, si nutre delle erbe fresche della divina Scrittura, beve alle acque tranquille dello Spirito, è seduto alla mensa, è unto con l'olio della gioia e può mangiare tranquillo davanti agli avversari (cfr. Sal 22). Anche il corpo non è del tutto assente a questi doni, ma non lì può accogliere ancora in pienezza. La carne accoglie in sé i segni sacramentali ma è lo spirito che si nutre del contenuto cioè del Cristo.   17 E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.   L'Apostolo non sì sofferma sull'eredità ma sull'itinerario che ci porta ad essa. Ed è lo stesso itinerario di Cristo: come Lui ha sofferto ed è stato glorificato così nella nostra vita di figli di Dio si realizza ora la comunione con le sue sofferenze e allora ci sarà la comunione con la sua gloria. La comunione alle sue sofferenze è ora chiamata tribolazione che dà inizio a quel processo che partendo dalla carità giunge alla speranza, come ha già detto (cfr. 5,5) e che è guidato dallo Spirito. Così lo Spirito è colui che ci fa entrare nell'ambito delle sofferenze del Cristo, nelle quali si alimenta la nostra speranza di essere glorificati. Abbiamo sperimentato, all'inizio della nostra esistenza cristiana, la sua morte e sepoltura, ora ne esperimentiamo la sofferenza e alla fine saremo nella sua gloria. Tutto il mistero di Cristo è riversato nella nostra esistenza dallo Spirito.   Note   «S. Paolo dice: figli; abbiamo ricevuto lo Spirito che ci fa figli. Egli penetra tutto il nostro essere, lo ricostruisce e ci trasforma in creature nuove, va oltre tutta l’opera fatta nella prima economia. Questo perché il Figlio è venuto e ci ha fatto entrare nel suo possesso e siamo diventati padroni della sua figliolanza che è diventata nostra: lo Spirito anima, penetra talmente il nostro essere che non solo siamo chiamati figli ma lo siamo realmente. Tutto quello che dice il Deuteronomio è molto bello, ma scompare di fronte a questo testo di Paolo. Ilario dice: «Uno è lo Spirito che pervade tutte le cose». Riflettiamo su questa frase: è un dono che entra nell’intimo delle cose sicché ogni cosa diventa essa stessa dono: lo Spirito Santo ci prende e ci fa tutto dono. Normalmente la nostra vita tende a essere rapina e non dono. Noi umanamente parlando siamo rapina, invece nella dinamica della vita trinitaria diventiamo dono, ci trasformiamo in quello che lo Spirito è: dono. Fosse vero che Egli voglia che ne abbiamo voglia: di smettere di essere rapina, proprietà, esclusivismo. Il Figlio che cos’è? La dinamica del Figlio è tutta questo slancio. Lo Spirito tende a trasformare tutto (fiore, farfalla, cristallo) soprattutto l’uomo e il fratello in Cristo in dono. Che vuol dire essere agiti dallo Spirito ed essere figli. Vuol dire essere totalmente donati» (d. Giuseppe Dossetti, appunti di omelia, Gerusalemme, 10.6.1979).

CANTO AL VANGELO Cf Ap 1,8  
R/. Alleluia, alleluia.  
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, a Dio, che è, che era e che viene.  
R/. Alleluia.    

VANGELO Mt 28,16-20    
Dal vangelo secondo Matteo  
In quel tempo, 16 gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.   Si radunano sul monte creando una contrapposizione con il monte dove il diavolo gli aveva mostrato tutti i regni del mondo chiedendogli l'adorazione (4,8-10); sul monte aveva dato ai discepoli la legge evangelica (5,7); sul monte aveva mostrato la sua gloria (17,1-8).   17 Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.   Essi però dubitarono. Questa parola coglie un aspetto tipico delle apparizioni divine e quindi anche del risorto. Pur mostrandosi visibile, egli resta sempre oggetto della fede e quindi di ciò che infirma la fede, il dubbio. Infatti questo aspetto del dubitare, che equivale a non credere, è messo in luce dagli altri vangeli.   18 Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19 Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20 insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato.   Insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato, è l'inizio della tradizione orale che diverrà presto scritta. Il contenuto dell'insegnamento è tutto ciò che Gesù ha comandato ai discepoli, come è detto in Dt 4,2: non aggiungerete nulla a ciò che vi comando e non toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore Dio vostro che io vi prescrivo. Mosè comanda a Israele dicendo: i comandi del Signore Dio vostro, il Signore Gesù dice: tutto ciò che vi ho comandato; aveva infatti detto: «è stato detto ma io vi dico». Notiamo anche qui la differenza tra Mosè e il Signore Gesù. Poiché dice tutto non dobbiamo temere che ci sia qualcosa che egli abbia insegnato e non ci sia stato trasmesso.   Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».   Ed ecco, indica presenza immediata, io sono con voi, nella vostra missione tra le Genti; questa perciò riuscirà e penetrerà nei popoli, non in virtù dei discepoli, ma per la sua presenza con loro; essi non dovranno mai retrocedere perché egli mai si allontana da loro. Attraverso uomini deboli, quali gli undici, si mostrerà tutti i giorni la potenza del Cristo. Questa è la loro sicura speranza fino alla fine del mondo. Questa infatti non è segnata da leggi fisiche intrinseche, ma dalle leggi della salvezza legata all'Evangelo. Ora sui discepoli, come Carro della Gloria, corre la potenza dell'evangelo che rivela alla genti la gloria del Figlio dell'uomo. La pienezza della teofania sarà la fine del mondo. Vieni, Signore Gesù!   Note   «La dinamica trinitaria: il Padre tutto nel Figlio e il Figlio tutto nel Padre in questo dono vicendevole che è lo Spirito Santo. Questo si riflette in noi e nella Chiesa. Due sono i nomi o rapina o dono. Rapina non mi piace, non sono capace di essere donato e allora mi devo ricordare che sono battezzato e crederci. Dobbiamo capire fino in fondo che siamo battezzati. Capire qualcosa di Dio: non possiamo neppure capire come Dio è creatore. Non è una cosa semplice capire questo, figuratevi il resto, la Trinità e la redenzione. Lasciamo che si operi questo mistero. Sono sempre più convinto che tra il battezzato e no c’è un abisso e poi si passa alla possibilità e al dovere di salvare gli altri, come ci dice l’Evangelo. Sono tutte realtà inscindibili: la Trinità in cielo, l’Incarnazione, il Battesimo di Gesù e nostro, lo Spirito che si dona e ci fa essere dono. Solo nel donarsi si realizza la nostra personalità perché così è Dio. Se riconosci il Padre come termine di tutto, allora muoviti, va’, prendi il bastone del pellegrino e va’ ad annunciare il Padre. Sei redento! Che fai? Perché dormi, piangi su te stesso e te ne compiaci? Alzati e va’. Andate, fate discepole tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». (d. Giuseppe Dossetti, appunti di omelia, Gerusalemme, 10.6.1979).       PREGHIERA DEI FEDELI   C. Fratelli e sorelle carissimi, rivolgiamo la nostra unanime preghiera a Dio che ha rivelato al mondo il suo grande amore nel dono del Figlio Unigenito e dello Spirito Santo. Padre santo ascoltaci   • Perché la santa Chiesa si riveli al mondo come popolo di Dio, reso uno nell'amore del Padre e dalla grazia del Cristo in virtù della comunione dell’unico Spirito, preghiamo.   • Per tutti i popoli della terra, perché illuminati dall’Evangelo riconoscano in Gesù Cristo l'inviato del Padre e battezzati nello Spirito Santo divengano l'unica Chiesa che adora il Padre in spirito e verità, preghiamo.   • Perché il sacrificio del Cristo riconcili a Dio e tra di loro tutti gli uomini lacerati e sconvolti dalle violenze e dai conflitti, e nella rigenerazione dall’acqua e dallo Spirito divengano figli dell'unico Padre preghiamo.   • Perché immersi nel mistero divino del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, cresciamo e portiamo frutti di salvezza e di pace per tutti gli uomini, preghiamo.   C. O Dio altissimo, che nelle acque del Battesimo ci hai fatto tutti figli nel tuo unico Figlio, ascolta il grido dello Spirito che in noi ti chiama Padre, e fa’ che obbedendo al comando del Salvatore, diventiamo annunciatori della salvezza offerta a tutti i popoli. Per Cristo nostro Signore. Amen.