02/12/2012 - Lectio della 1' Domenica di Avvento anno C

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DOMENICA I DI AVVENTO - C

Verranno giorni, ritmati da Dio,
nel suo Verbo buono e santo,
Splendore d’amore, Fuoco vivo,
Spirito, Dio in cieli e terra nuovi.

Scadono i ritmi di questo tempo,
scende su tutto intenso il silenzio,
è un istante, un batter d’occhi,
ed ecco prorompe il forte grido.

È il Cristo, il Signore, il Redentore!
Il mio Vindice è risorto vincitore,
la mia polvere in coro urla di gioia:
dalla mia carne, Gesù, ti vedo,

mio Signore e mio Dio!

PRIMA LETTURA Gr 33,14-16

Dal libro del profeta Geremia

Questa sezione fa parte del libro delle profezie di consolazione (30-33). Il testo è un chiaro riferimento al Messia.

14 Ecco verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene (lett.: la parola buona) che ho fatto alla casa di Israele e alla casa di Giuda.

Ecco verranno (lett.: vengono) giorni oracolo del Signore, espressione tipica di Geremia (ricorre 14 volte) ed indica un avvenimento che sta per accadere. La Parola rende già presente l’evento.
Oracolo del Signore. «quasi che Dio giurasse per se stesso: sono Io che lo dico. Ci sono anche nei testi dei profeti dei punti in cui maggiormente si addensa l’energia rivelante: “oracoli”» (d. U. Neri, appunti di omelia, 1973).
le promesse di bene (lett.: la parola buona), sono le profezie della restaurazione. Queste profezie si riassumono nella parola buona. In questo singolare si percepisce la presenza del Cristo come la parola buona che il Padre invia sulla terra. Questa parola buona è il compimento di tutte le promesse fatte da Dio (cfr. Gs 21,45: Di tutte le belle promesse che il Signore aveva fatte alla casa d'Israele, non una andò a vuoto: tutto giunse a compimento).
alla casa di Israele e alla casa di Giuda, a tutto il popolo nelle sue due realtà in cui era diviso subendo una diversa sorte (Israele fu deportato dagli Assiri nel sec. VIII e Giuda dai Babilonesi nel sec. VI).
La profezia quindi si riferisce primariamente a Israele che giunge al suo pieno realizzarsi in questa parola buona, che è l’Evangelo, compimento di tutte le Scritture. La parola buona, che le Genti accolgono nell’Evangelo (il buon annunzio) si riversa su Israele che vedrà in essa il compimento di tutte le Scritture.
Che questo sia vero è testimoniato dal Resto che in Israele crede in Gesù accogliendolo come il Cristo e il Figlio di Dio.

15 In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto,

In quei giorni e in quel tempo, la ripetizione sottolinea l’importanza di quanto accadrà (cfr. Gio 4,1: Poiché, ecco, in quei giorni e in quel tempo, quando avrò fatto tornare i prigionieri di Giuda e Gerusalemme, riunirò tutte le nazioni).
Per (o: a) Davide. «Il Messia è un dono fatto al dono, un’elezione all’elezione. Cfr. Is 55,3; At 13,34» (d. U. Neri, appunti di omelia, 1973).
un germoglio di giustizia, per germoglio s’intende un figlio (cfr. Is 11,1: Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici). Questo figlio di Davide avrà come caratteristica la giustizia come viene subito detto.

che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra.

Allo stesso modo di Davide, come è detto 2Sm 8,15: Davide regnò su tutto Israele e pronunziava giudizi e faceva giustizia a tutto il suo popolo. Egli pertanto instaurerà il regno davidico nel quale grande era la corruzione (cfr. 22,2-3: Tu dirai: Ascolta la parola del Signore, o re di Giuda che siedi sul trono di Davide, tu, i tuoi ministri e il tuo popolo, che entrano per queste porte. Dice il Signore: Praticate il diritto e la giustizia, liberate l'oppresso dalle mani dell'oppressore, non fate violenza e non opprimete il forestiero, l'orfano e la vedova, e non spargete sangue innocente in questo luogo).
La parola buona del Messia contiene in sé la forza di esercitare il diritto e la giustizia a favore dei poveri e degli oppressi di tutta la terra. Per noi cristiani lasciarci afferrare dal Vangelo significa percepire in noi questa forza di giustizia e operare in conformità ad essa nello stesso modo in cui Gesù l’ha realizzata e la continua a realizzare, cioè attraverso l’Evangelo incentrato sulla sua croce. È lì che avviene il completo rovesciamento delle categorie di dominio e s’instaura la regalità divina secondo le dinamiche proprie della sua vittoria sulla morte espresse nel c. 15 della prima ai corinzi: Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi (25-27).

16 In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.

Giuda e Gerusalemme sono nominati in riferimento alla regalità davidica.
«Il termine ebraico di salvare contiene in sé un certo dinamismo: indica il trasferimento da un rischio o da una perdizione a un’altra situazione di scampo» (d. U. Neri, appunti di omelia, 1973).
Il passivo sarà salvato indica l’intervento salvifico del Signore (cfr. Dt 33,29: Te beato, Israele! Chi è come te, popolo salvato dal Signore?) e del suo Messia (cfr. Zac 9,9: Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso (lett.: salvatore), umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina). Per questo Gerusalemme vivrà tranquilla, lett.: abiterà nella sicurezza, che è frutto della salvezza definitiva.
E sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia, il nome, che è dato al Messia (23,6), è lo stesso della città di Gerusalemme. La giustizia del re si espande in tutta la città, che diviene il luogo dove si esercita la sua giustizia. Possiamo anche vedere in Gerusalemme l’immagine dei salvati che sono raccolti in essa e che già partecipano della stessa giustizia del Cristo. Essi sono primizia dei redenti raccolti nella sua Chiesa.

Note

«L’oracolo si presenta come la realizzazione di una parola buona che Dio realizzerà. Questo è l’Avvento: la parola buona del Padre pienamente si realizza in noi. È anche manifestazione della gloria. A Gerusalemme è dato il nome che nel c. 23 è riferito a Dio.
Conclusione: la prospettiva, che si apre nell’avvento, è far sì che il nome di Dio divenga il nome della Chiesa. È quanto speriamo: questo tempo compia in noi questo che la realtà di Dio diventi la nostra realtà: la sua giustizia sia in noi e con Lui possiamo regnare» (d. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerico 2.12.1979).

SALMO RESPONSORIALE Sal 24

R/. A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza. R/.

«Scacciato da te dal paradiso ed esiliato in una lontanissima regione, da me non posso tornare, se tu non vieni incontro al mio errare; il mio ritorno infatti ha sperato nella tua misericordia per tutto il tempo della vita terrena» (Agostino)

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via. R/.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà

«Tutte le vie del Signore sono i due avventi del Figlio di Dio, l’uno di misericordia, l’altro di giudizio. Giunge dunque a lui seguendo le sue vie colui che, vedendosi liberato senz’alcun merito, depone la superbia e d’ora in avanti si guarda dalla severità del giudice, perché ha conosciuto la clemenza del soccorritore» (Agostino).

per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza. R/.

«Chi teme il Signore è introdotto a una felicità tale che lo porta a condividere la sua vita, il suo segreto, il suo mistero» (Eusebio).

SECONDA LETTURA 1Ts 3,12-4,2

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi

Fratelli, 3,12 il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi,

Vi faccia crescere e abbondare. Questa è la misura della grazia: una sovrabbondante ricchezza, che cresce fino alla sua pienezza, come subito dice: perché abbondiate maggiormente (4,1). Il luogo dove vi è questa abbondanza è l’amore vicendevole. La povertà spirituale è causata dal fatto che non vi è lo scambio dell’amore, come al contrario la ricchezza della grazia abbonda in esso.

13 per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi.

Il rapporto vicendevole, quando è caratterizzato dall’amore, rende saldi e irreprensibili i nostri cuori nella santità. La santità è l’azione trasformante, che Dio compie nei suoi eletti. Chi Dio sceglie entra nel fuoco della sua santità ed è illuminato dalla sua luce (cfr. Lv 11,45 Poiché io sono il Signore, che vi ho fatti uscire dal paese d'Egitto, per essere il vostro Dio; siate dunque santi, perché io sono santo).
L’essere saldi è in rapporto al giorno del Signore perché noi possiamo resistere davanti al Signore presente nella sua gloria (cfr. 1Cor 1,4-8; Fil 1,9-10).
Qui l’apostolo presenta il Padre, chiamato nostro, come Colui al quale noi saremo presentati..
Gesù viene con tutti i suoi santi, che probabilmente sono gli angeli che formano la sua corte celeste (cfr. Zac 14,5: Verrà allora il Signore mio Dio e con lui tutti i suoi santi).

4,1 Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate –, possiate progredire ancora di più.

La frase di difficile traduzione è ampliata nella versione CEI. Proponiamo come versione più letterale la Nuova Diodati:

Per il resto dunque, fratelli, vi preghiamo ed esortiamo nel Signore Gesù che, come avete ricevuto da noi in quale modo vi conviene camminare per piacere a Dio, abbondiate molto più in questo.

Alla grazia corrisponde la nostra adesione. Per questo l’apostolo prega ed esorta a camminare in questa via dell’amore vicendevole, che è gradito a Dio, per abbondare sempre più. Questo è quanto accade ai servi, che hanno trafficato i loro talenti.

2 Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

Le esortazioni sono date da parte del Signore Gesù. È Lui da noi professato e accolto come il Signore, la sorgente dell’autorità apostolica.

«In 1Ts 3,12 sg. ci sono date le indicazioni per questo nostro Avvento: esortazione molto forte ad abbondare e a sovrabbondare. Se l’Avvento è quello che è, qui occorre abbondare: respingere il calcolo, la parsimonia, la misura stretta. Non avere paura di spendere e spandere. Questo ci costringe a dire “basta”. Come siamo noiosi con noi stessi per paura di spenderci sempre: non siamo gente che abbondiamo, siamo dei raffinati calcolatori. Via spendiamoci. Abbiamo un’inesauribile quantità di riserve che teniamo sterilizzate.
Dice di abbondare nella carità l’uno verso l’altro e verso tutti. Abbondare, avere una visione larga gli uni verso gli altri, uscire dalla nostra piccola tana e muoverci verso l’altro. Persino il papa ha fatto il primo passo verso il patriarca ecumenico. Se il Signore ci ha fatto incontrare è certo che dobbiamo muoverci verso gli altri ed essere i primi. Uscire in anticipo verso tutti.
Cercheremo di adorare il Figlio di Dio fatto uomo e questo vuol dire amare tutti: espansione polmonare e cardiaca in modo da avere un respiro universale: grandi respiri per tirare dentro il mondo dalla testa al cuore.
Il testo, in quello che segue, fa un forte richiamo alla purezza: generale e particolare: attenzione a tutto ciò che contamina la castità del nostro corpo. C’è nello spirito dell’Avvento (in modo diverso dalla Quaresima che è purificazione e umiliazione della persona e del corpo attraverso il digiuno) una preparazione di una dimora pulita al Signore che viene. Tutto è puro in ciò che contatto con il Signore: il seno della Vergine; l’asinello su cui nessuno era montato; il sepolcro nuovo.
Forte richiamo alla purezza nella mente, nel cuore e nel corpo: estirpazione in radice dei desideri contrari perché a questo ci ha chiamato il Signore.
Il v. 8: Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito è importante non solo nella prima parte ma nell’ultima: Dio che dà lo Spirito Santo in voi. Il Signore viene nel mondo per dare una realtà nuova albare, limpidissima che è lo Spirito Santo. Lo Spirito è lo Spirito della limpidità, della purezza e degli affetti e del corpo ben armonizzati per cui Gerusalemme riposerà in fiducia e sarà quindi il suo nome il Signore giustizia nostra (d. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerico 2.12.1979).

CANTO AL VANGELO Sal 84,8

R/. Alleluia, alleluia.

Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.

R/. Alleluia.

VANGELO Lc 21,25-28.34-36

Dal vangelo secondo Luca

25 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti,

Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, quindi nel cielo. Essi furono creati perché servissero da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni (cfr. Gn 1,14). Il tempo viene sconvolto perché si rivela il tempo della parusia, della venuta del Figlio dell'uomo.
E sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore dei mari e dei flutti. Angoscia è smarrimento completo di fronte allo sconvolgimento del cielo e del mare. Dal mare sale la bestia (cfr. Ap 13,1-10).

26 mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.

Mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Moriranno di paura perché non sanno che cosa questo voglia dire, non conoscono la potenza delle divine Scritture che tutto questo annuncia (cfr. Is 13,10; Ez 32,7; Gio 2,30s): infatti essi fondano l'interpretazione della storia su questi segni che sono sconvolti e non sulla Parola di Dio. Le potenze dei cieli, quelle che governano l'universo, saranno sconvolte per l'avvicinarsi del Figlio dell'uomo.
Come infatti i cieli narrano la gloria di Dio, così con tremore ne annunceranno la venuta.

27 Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.

Allora vedranno il Figlio dell'Uomo, Colui che hanno trafitto (cfr. Gv 19,37; Ap 1,7), venire su una nube con grande potenza e gloria. Questo e il segno. Per aver dato questo segno davanti al Sinedrio (22,69), Egli è stato trafitto. Questo era già stato annunziato da Daniele (cfr. Dn 7,13s).
Allo smarrimento di tutti i popoli si contrappone la gioiosa certezza dei discepoli che sono nella grande tribolazione (v. 12s):

28 Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.

Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi dalla miseria e dall'oppressione e alzate il capo, elevate la vostra mente verso il Regno che sta manifestandosi con potenza, perché la vostra liberazione è vicina. La liberazione profetizzata da Zaccaria, padre di Giovanni (1,68) e da Anna (2,38) ora si compie: il Figlio dell'uomo viene nella sua potenza e libera i suoi discepoli dalla persecuzione.
I segni quindi, che spaventano tutti i popoli, sono per i discepoli un motivo di gioia perché sanno che in quel momento le potenze invisibili e le creature visibili stanno sussultando davanti al Signore che viene ed essi percepiscono che Egli è vicino.
«Ogni volta che Dio si muove nella Scrittura si manifesta con sconvolgimenti cosmici. Il manifestarsi di Dio non è mai fine a se stesso: è sempre legato alla nostra salvezza, alla vocazione, alla chiamata che lui fa ad uscire dalla nostra prostrazione. E non c’è stato di prostrazione, che tenga di fronte all’invito di Cristo. Il non volere rispondere e alzarci è un volere negare la misericordia di Dio» (Diaconia).

34 State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso;

Dopo aver rivelato i misteri nascosti da secoli in Dio riguardanti la conclusione di questo secolo, ora il Signore conclude il suo discorso con l'esortazione: state attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano, come si appesantì il cuore del Faraone (cfr. Es 8,11.28; 9,7.34) che non conobbe il Signore né il suo tempo; vedi. 1Sm 6,67), in dissipazioni (lett.: crapula che, secondo Basilio, è distinta dall'ubriachezza: questa è l'uso eccessivo del vino, l'altra è l'ansia e la nausea che si prova nell'ubriachezza). Leggi Is 5,11-17: si alzano presto al mattino […] si attardano alla sera per ubriacarsi (questi due momenti sono consacrati all'attesa del Signore: Mc 13,35).
Ubriachezze, il termine, usato nel contesto escatologico, mette in rilievo un modo di reagire alla presente situazione di crisi.
Lo stesso discorso è fatto da Paolo in 1Ts 5,2-8: i cristiani appartengono al secolo che viene e quindi al giorno del Signore per questo l'apostolo esorta: non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobri. Infatti quelli che si ubriacano, si ubriacano di notte.
Cercare un'altra ebbrezza che non sia quella dello Spirito (Ef 5,18) è non attendere il Signore e giungere a una vita dissoluta.
Affanni della vita, quelli che soffocano la Parola e impediscono di giungere a maturazione (cfr. 8,14).
E che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso, come improvvisi saranno la rovina (cfr. 1Ts 5,3) e il terrore (cfr. Sap 17,14).

35 come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.

L'espressione richiama Is 24,17: Terrore, fossa e laccio ti sovrastano, o abitante della terra. Chi fugge al grido di terrore cadrà nella fossa, chi risale dalla fossa sarà preso dal laccio (cfr. Sal 34,8: li sorprenda un laccio che non conoscono. Sal 10,6: farà piovere lacci sui peccatori). Il termine affonda le sue radici nell'A.T., nella Settanta e fa convogliare verso il Cristo, che viene come giudice, quei testi che parlano del laccio come rovina.

36 Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Vegliate in ogni momento, comando dato ai suoi servi che devono aspettarlo, pregando, perché non sappiamo né il giorno né l'ora. Infatti la fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera (1Pt 4,7).
Nella preghiera si accende l'attesa e quindi viene data la forza: perché abbiate la forza di fuggire a tutto ciò che sta per accadere.
Avere la forza, «nel greco il verbo così tradotto significa anche essere superiore a qualcuno per forza, prevalere e vincere» (GLNT, Grundmann) e quindi sottintende anche una lotta per la quale è necessaria la forza di Dio come dice l'Apostolo: attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza (Ef 6,10); questa è la forza di chi sfugge al laccio perché invano si tende la rete sotto gli occhi degli uccelli (Prov 1,17).
E di comparire (lett.: stare in piedi) davanti al Figlio dell'uomo, davanti al quale tutto è scosso anche le potenze dei cieli, mentre gli eletti stanno davanti a Lui per servirlo come è detto in Sap 5,1: allora il giusto starà con grande fiducia.

Frammenti

«La manifestazione del Figlio dell'uomo spacca l'universo e per questo non bisogna lamentarsi dei segni di sconvolgimento perché è la creazione nuova. Il cosmo in cui noi siamo inseriti è una realtà unica (di dentro e di fuori): se noi siamo proiettati nell'ultimo giorno nulla ci spaventa altrimenti tutto ci scuote di fuori e di dentro. È il vivere già in Dio che permette di rendere culto a Dio con gioia, ma non si può essere in questa gioia se non si è già là». (Sr. Agnese, appunti di omelia, 1972).
«v. 32: cf. il v. 22 ritorna nella Passione del Signore; è nella sua generazione e in ogni generazione; c'è un peso per tutti gli uomini di questa angoscia degli ultimi tempi: solo i cristiani conoscono il perché e il senso di questi ultimi tempi e della prova ultima. Ai cristiani compete il compito di custodire la speranza, altrimenti veramente gli uomini verranno meno. La speranza è data ai cristiani per salvare sé e custodire gli altri» (Sr. Cecilia, appunti di omelia, 1972).
«v. 34 cfr. Lc 12,32ss : il cuore se è leggero vola e non si appesantisce. (D. Efrem, appunti di omelia, 1972).
«È la parola che tiene il cuore leggero; le preoccupazioni terrene sono quelle che appesantiscono il cuore perché soffocano la Parola (cfr. Lc 8,14). (Sr. Agnese, appunti di omelia, 1972).

PREGHIERA DEI FEDELI

C. Nell’attesa del Redentore, rivolgiamo le nostre suppliche al Padre che è nei cieli.
Diciamo insieme:
Esaudisci il tuo popolo, Signore.

 Per la Chiesa santa e cattolica, che si estende da un confine all’altro della terra, perché la sua gioiosa attesa sia luce di salvezza per tutti i popoli, preghiamo
 Perché i cuori spezzati dal dolore si rianimino di fiducia nell’attesa del Redentore, preghiamo.
 Perché tutti i discepoli del Signore custodiscano integra la loro fede e santo il loro corpo come tempio del Dio vivente, preghiamo
 Perché la nostra comunità cristiana permanga nel vincolo della carità e spezzi le catene dell’egoismo e della menzogna, preghiamo.
 Perché tutti noi sappiamo accogliere il Signore nascosto e presente nei segni sacramentali e nel volto dei suoi poveri, preghiamo.

Padre Santo, che mantieni nei secoli le tue promesse, ascolta questa preghiera e rialza il capo dell'umanità oppressa da tanti mali. Apri, Signore, i nostri cuori alla speranza, perché sappiamo attendere con gioia il ritorno glorioso del Cristo giudice e salvatore.
Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen.