09/12/2012 - Lectio della 2' Domenica di Avvento anno C

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DOMENICA II DI AVVENTO – C

Svegliati, mio cuore, vibra il canto al Signore: Egli, trasparenza dei cieli, viene verso il suo popolo.

O Chiesa di Dio, santa Gerusalemme nuova, ecco il tuo Sposo viene, mai più ti umilieranno.

Calpestata dalle Genti, nei tuoi atri si agitano quanti cercano onori, in te ricchezze e potere.

Santuario del Dio vivo, incontaminata dimora degli adoratori del Padre, qui sei Sposa di Cristo.

Solo chi è puro di cuore può in te penetrare, là dove Dio è presente ai suoi, che lo amano.

Madre, piena d’amore a noi cara, da te generati nelle tue acque vergini, rendici degni della grazia.

PRIMA LETTURA Bar 5,1-9

Dal libro del profeta Baruc

Il libro di Baruc è solo nei LXX ; esso è del sec. II e si rifà soprattutto al secondo Isaia (cc. 40-66). Esso quindi appare come una preziosa rilettura del libro della consolazione. Il dato storico contingente (il ritorno dall’esilio di Babilonia) è trasceso per cogliere l’attuale situazione di diaspora del popolo d’Israele. Sono pertanto importanti i criteri che il libro stabilisce per la rilettura dei testi biblici e anche per l’accostamento dei vari passi tra loro che danno a prima vita l’impressione di una raccolta più che di una sintesi.

1 Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivèstiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre.

Vi è un richiamo al libro della consolazione d’Isaia. Possiamo affermare che il libro di Baruc rilegge il libro della consolazione facendo delle precisazioni che ci aiutano a dare un’interpretazione spirituale. Accade ad esempio in questo versetto; esso è un richiamo a Is 52,1: Svegliati, svegliati, rivestiti della tua magnificenza, Sion; indossa le vesti più belle, Gerusalemme, città santa. Le vesti più belle sono lo splendore della gloria che viene da Dio. Questa veste di gloria non le sarà mai più tolta. Notiamo pure come il comando divino sia questo: deponi la veste del lutto … rivestiti dello splendore. Vi è quindi il momento dello svestirsi di tutto quello che è debolezza, fragilità e ignominia e il momento del vestirsi delle vesti della salvezza. Percepiamo un passaggio tra la situazione di Gerusalemme, simbolo di tutto il popolo, che nell’antica alleanza è stata ripudiata da Dio, e la nuova situazione della Chiesa che non perde mai lo splendore della gloria del suo Signore e che tende quindi a rendere i suoi figli partecipi del suo stesso splendore. Questo fatto preannuncia la risurrezione che si attua con la vittoria di Cristo sulla morte e con il suo avvento glorioso, come c’insegna san Paolo in 1 Cor 15,53: È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità. Il profeta infatti definisce l’abito di Gerusalemme come la veste del lutto. «Il lutto di Gerusalemme è il lutto per la morte dei suoi figli: la morte è realtà sconsacrante perché contraria alla benedizione di Dio. Gerusalemme è invitata a rivestire la bellezza, essere cioè informata di questa bellezza che viene dalla gloria di Dio. La bellezza di Gerusalemme è la bellezza della gloria di Dio. Per sempre. L’era di ciò che accade ad tempus e di ciò che accade per sempre» (d. U. Neri, appunti di omelia, 1973).

2 Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio, metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno, perché Dio mostrerà il tuo splendore a ogni creatura sotto il cielo.

Queste parole richiamano le seguenti d’Isaia: Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come uno sposo che si cinge il diadema e come una sposa che si adorna di gioielli (Is 61,10). La giustizia è quella di Dio ed è pertanto la sua azione salvifica (Is: le vesti della salvezza) e il diadema sponsale è il diadema di gloria dell’Eterno. Come segno del suo grande amore il Signore ha fatto giustizia salvando Gerusalemme e ridandole la sua dignità di sposa. Il profeta annuncia a Gerusalemme che sono giunte le nozze con il suo Signore perché è stata redenta ed è stata eliminato il suo peccato. Sono quindi pronte le nozze e le sue vesti regali sono preparate (cfr. Ap 19,8: le hanno dato una veste di lino puro splendente. La veste di lino sono le opere giuste dei santi). Dalle Scritture appare pertanto questa dinamica: il Cristo, che è giustizia di Dio (cfr 1 Cor 1,30), riveste la Chiesa della sua stessa giustizia e le dona il suo diadema di gloria, cioè la rende partecipe della sua regalità. Nello stesso tempo la veste della Chiesa è preparata attraverso le opere dei singoli santi, cioè degli eletti, che ne fanno parte. In questo modo, cioè attraverso le opere di giustizia dei santi, la sua gloria è rivelata a tutti i popoli ed essa realizza la sua missione è universale.

4 Sarai chiamata da Dio per sempre: «Pace di giustizia» e «Gloria di pietà».

A Gerusalemme viene dato un nuovo nome che caratterizza la sua natura di sposa dell’Eterno. La pace come frutto della giustizia (cioè della salvezza operata da Dio) è definita gloria della pietà. Il culto a Dio in Gerusalemme è pieno della gloria di Dio a tal punto da attirare a sé tutte le nazioni, come è detto nel profeta Isaia (cfr. Is 2,2: Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Altrove (4,5): Allora verrà il Signore su ogni punto del monte Sion e su tutte le sue assemblee come una nube e come fumo di giorno, come bagliore di fuoco e fiamma di notte, perché sopra ogni cosa la gloria del Signore sarà come baldacchino).

5 Sorgi, o Gerusalemme, sta’ in piedi sull’altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti, dal tramonto del sole fino al suo sorgere, alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio.

Queste parole richiamano le seguenti d’Isaia: Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere (Is 60,1-3). Rivestita del nuovo splendore, Gerusalemme vede i suoi figli ritornare a sé. Essi sono stati riuniti dalla parola del Santo. Questa è la parola profetica contenuta in Geremia che stabilisce il tempo dell’esilio (cfr. Gr 25,11-12). Il Signore infatti misura la sua punizione secondo la sua misericordia. Egli tutto contiene entro termini ben precisi perché non si perda la speranza fondata sulla sua parola. Gli esuli quindi ritornano esultanti per il ricordo di Dio. Il ricordo di Dio può essere sia il suo come il nostro. In quanto è il suo la Madre di Dio canta: Si è ricordato della sua misericordia; in quanto è il nostro esso genera in noi la gioia perché ci fa contemplare le sue opere meravigliose (cfr. Sal 145,7: Diffondono il ricordo della tua bontà immensa, acclamano la tua giustizia). La purificazione, avvenuta nell’amarezza dell’esilio, ha portato il popolo a concentrarsi in Dio e quindi a celebrare solo le sue lodi.

6 Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici; ora Dio te li riconduce in trionfo come sopra un trono regale.

Vi è un richiamo alla seguente parola d’Isaia: Ecco io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la prosperità; come un torrente in piena la ricchezza dei popoli; i suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati… Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutti i popoli come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari al mio santo monte di Gerusalemme, dice il Signore, come i figli di Israele portano l'offerta su vasi puri nel tempio del Signore (Is 66,12-13.20). La visione d’Isaia, a conclusione della sua profezia, diviene in Baruc il trono regale. Tutti i figli di Gerusalemme sono caratterizzati dalla regalità. Dall’umiliazione della schiavitù essi passano alla gloria del regno, come insegnano il libro della Legge e il Nuovo Testamento (Es 19,6: Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa; Ap 1,6: Gesù Cristo… ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre).

7 Poiché Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio.

Così è scritto in Isaia: Una voce grida: Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura. Allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà, poiché la bocca del Signore ha parlato (Is 40,3-5). La creazione è trasformata e posta a servizio del popolo che esce dalla schiavitù ed è avvolto dalla gloria di Dio. Le parole della profezia tendono al loro compimento per cui esse si prestano a successive riletture fino a esprimere la loro piena verità. In tal modo «le opere di Dio sono sempre l’una più grande dell’altra: Dio supera sempre se stesso» (d. U. Neri, appunti di omelia, 1973).

8 Anche le selve e ogni albero odoroso hanno fatto ombra a Israele per comando di Dio.

Il ritorno a Gerusalemme sarà come attraversare il giardino di Eden. Tutto avviene in una nuova creazione. La profezia va quindi oltre il fatto storico immediato e contempla il momento finale, la piena restaurazione, annunciata sia nelle profezie che negli scritti apostolici.

9 Perché Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui.

Il testo ci parla di ombra e di luce della sua gloria in riferimento alla nube e alla colonna di fuoco. Si ripetono in modo non più simbolico bensì manifesto le meraviglie dell’Esodo. Tutto è fondato non sui meriti del popolo ma sulla misericordia e la giustizia che vengono da lui. Queste sono infatti fondate sulle sue promesse. Questa parola va quindi oltre il primo esodo e anche il ritorno da Babilonia. Appare ormai la realtà nuova annunciata nel Nuovo Testamento.

Note

«Tutto avviene all’improvviso a una parola del Santo (v. 5); è tutta una cosa inaspettata senza una preparazione prossima. Si comprende perché il Signore ha permesso il male, perché apparisse la sua misericordia, come dice Paolo. Per noi l’importante è invocare la venuta del Signore e affrettarla. La seconda cosa è che non c’è più mediazione, non c’è più Mosè. Dio solo resta. Vi è la sola sua presenza. Tutto il resto scompare, trasformato dal suo essere e dal suo splendore. Questa gloria e questa luce s’identificano con la sua misericordia. È tutta la dottrina di santa Teresina che si concentra (vedi atto di consacrazione all’amore misericordioso). È bello sentirci dire che tutto il mistero di perdono del nostro peccato e del nostro pentimento è già avvenuto a una parola del Santo. E il vangelo ci dice lo scoppio di questa parola. C’è questo intervento repentino del Signore ma prima c’è la voce. È l’ultimissima preparazione e dopo c’è il Signore. Mentre Luca racconta per vie interne l’Incarnazione, dà invece un tono solenne al bando del precursore. C’è una voce che grida e poi tutto il mistero che ricompare in un attimo. L’annuncio è lo stesso come nel testo citato da Luca e presente in Baruc. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio. Come possiamo dubitare che non sia vero? In realtà scopriremo come ogni uomo avrà visto la salvezza. La Gloria di Dio è tale che non può non arrivare ad ogni occhio umano; il modo resta sotto la disposizione di Dio. La salvezza di Cristo è totale, fulminea e radiosa, ma veramente ogni occhio l’ha vista. Il che completa ciò che dicevamo prima in base a Baruc». (D. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerico, 3.12.1973).

SALMO RESPONSORIALE Sal 125

R/.  Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion, ci sembrava di sognare.

La liberazione dalla schiavitù del peccato e della morte e quindi dell’antico avversario è simile a un sogno tanto è consolante e gioiosa. Essa è simile a un sogno perché la realtà piena sarà il riscatto del nostro corpo nella risurrezione.

Allora la nostra bocca si riempì di sorriso, la nostra lingua di gioia. R/.

Allora si diceva tra le genti: «Il Signore ha fatto grandi cose per loro». Grandi cose ha fatto il Signore per noi: eravamo pieni di gioia. R/.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte, come i torrenti del Negheb.

Come i torrenti del Negheb si riempiono improvvisamente d’acqua che cade sui monti, così sarà la liberazione dalla schiavitù, essa sarà improvvisa e travolgente.

Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia. R/.

«Come l’acqua è necessaria per far crescere la messe, così le lacrime servono alla virtù; come l’aratro è necessario per la terra, così giovano all’anima fedele le tentazioni e le afflizioni che la lacerano» (Crisostomo).

Nell’andare, se ne va piangendo, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni. R/.

Se si cerca con sincerità la pace si piange, se si sopporta con amore si piange. In questo si semina nella speranza del raccolto. La gioia ora è unita alla sofferenza. Questa non è inutile. Ha in sé un seme, che sparso, porterà un frutto di gioia.

SECONDA LETTURA Fil 1, 4-6.8-11

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, 4 sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia

Sempre sale dall'apostolo il ringraziamento e la supplica, per voi in ogni mia preghiera, è sottolineata nella preghiera questa totalità nel tempo, sempre, e riguardo alla Chiesa: per tutti voi. L'Apostolo può dire questo nella verità dello Spirito senza esagerazione o per genere letterario perchè sia che preghi, che ringrazi come che annunzi egli è liturgo di Cristo Gesù in rapporto alle Genti, esercitando l'ufficio sacerdotale dell'Evangelo di Dio, affinché l'offerta delle Genti divenga gradita, santificata in Spirito Santo (Rm 15,16). «Glorifica Dio e supplica Dio per loro. Ringrazia per le cose passate, supplica per le future. Glorifica Dio per le buone opere compiute fin dall’inizio della conversione, supplica Dio per la loro perseveranza fino al giorno di Cristo». (Migne p. 1162 cit. di Crisostomo) con gioia, il ricordo della comunità provoca gioia all'apostolo e questa gioia scaturisce dalla partecipazione dei Filippesi all'Evangelo.

5 a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente.

cooperazione, partecipazione che non solo è l'ascolto ma è anche l'annuncio (4). Questa partecipazione all’Evangelo è l’oggetto del suo ringraziamento. L’Evangelo è la ragione di vita dell’Apostolo, la partecipazione ad esso fino ad accoglierne la forza penetrante nell’umanità e assecondarla è oggetto del ringraziamento e della supplica dell’Apostolo. «Chiama fede la comunione all’evangelo».(Teodoreto di Ciro) dal primo giorno fino al presente, il tempo è scandito dall'Evangelo; il primo giorno dell'annuncio - fino a ora - fino al giorno di Cristo, il termine dell'opera salvifica e che pone fine all'annunzio.

6 Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.

L'apostolo riprende questo pensiero in 2,13. Dal ringraziamento e dalla supplica per i Filippesi che partecipano all'Evangelo, nasce la fiducia, questo sentire la grazia operare in modo efficace nella Chiesa, grazia fondata sulla fedeltà di Dio. opera buona, il termine buono che ricorre nella creazione è quello pure che qualifica la redenzione, la nuova creazione, che ha il suo «sabato» cioè il suo riposo nel giorno di Cristo Gesù nel quale giorno tutto viene portato a compimento, come Gesù ha detto di sé e della sua opera nel momento di dare lo Spirito (Gv 19,30).

7 È giusto, del resto, che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto nel cuore, sia quando sono in prigionia, si quando difendo e confermo il Vangelo, voi che con me siete tutti partecipi della grazia.

I Filippesi sono nel cuore dell'Apostolo, per questo egli «pensa» quanto precedentemente ha scritto. Averli nel cuore vuol dire averli là dove è il cuore dell'Apostolo cioè nell'Evangelo che è il suo tesoro, infatti prosegue specificando quanto precedentemente ha detto riguardo alla comunione, all'Evangelo da parte dei Filippesi. Essi infatti sono tutti compartecipi della grazia. Con questo termine l'Apostolo chiama le sue catene, la difesa e l'affermazione dell'Evangelo. È una nuova fase storica, già profetizzata dal Signore Gesù, dell'evangelizzazione. Infatti come tutti loro sono stati partecipi dell'Evangelo fin dal primo giorno lo sono anche ora nel quale l'Evangelo realizza nell'Apostolo la persecuzione e dove le catene, la difesa giudiziaria dell'Apostolo sono in realtà difesa dell'Evangelo e sua affermazione. Il legame tra l'Apostolo e l'Evangelo è inscindibile e nel suo cuore quello tra la sua Chiesa e l'Evangelo.

8 Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù.

Questa unità inscindibile tra l'Apostolo e la sua chiesa (tutti voi) e quindi tra questa e l'Evangelo avviene nell'amore, nelle viscere di Cristo , nelle quali si trova l'Apostolo e in esse brama ardentemente tutti loro e perché queste parole non appaiano vane o esagerate chiama a testimone Dio, il Padre. In tale modo possiamo cogliere una dimensione trinitaria: il Padre Dio è testimone dell'amore ardente dell'Apostolo verso tutti loro nelle viscere di Cristo, cioè in quell'effusione di amore che scaturisce dal Cristo e riempie tutto l'Apostolo e lo fa essere in Cristo e non solo genericamente in Lui ma là dove è la sorgente dell'amore in Gesù stesso; ora questa dinamica dell'amore è lo Spirito Santo. Avendoli quindi nel proprio cuore egli li ha in realtà nelle viscere di Cristo.

9 E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, 10 perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo,

E poiché tale é l'amore dell'Apostolo per la sua Chiesa egli prega domandando questo: che l'amore vostro ancor più e più sovrabbondi in conoscenza e in ogni discernimento. L'amore è la sorgente della vita cristiana. È lo stesso amore di Dio. L'Apostolo prega che nei Filippesi l'amore abbondi ancor più.. L'amore di Dio nelle viscere di Cristo, che Paolo esperimenta in sé, vuole che in continuazione, senza limiti sovrabbondi anche nei Filippesi. Infatti è proprio dell'amore non avere misura. Qui la preghiera dell'Apostolo nell'invocare l'amore è che esso si manifesti nella conoscenza e pienezza di discernimento. La conoscenza, riguarda il mistero di Cristo nella cui conoscenza è l'amore che fa avanzare. Il termine greco tradotto con conoscenza «riguarda la comprensione morale, il tatto, la sensibilità, il discernimento, quell'intelligenza che nella vita pratica insegna a fare ciò che è retto» (Gnilka cit. di Bauer p. 116). La forza sovrabbondante dell’amore, che porta alla conoscenza di Cristo e a questo pieno discernimento, si manifesta nel verificare con esattezza le cose migliori La scelta nel concreto della vita di ciò che è opportuno fare è la conclusione di questo processo che scaturisce dall'amore ed è guidato dalla conoscenza e dal discernimento. La seconda intenzione della sua preghiera è la seguente: che siate puri e irreprensibili per il giorno di Cristo. Questo segue a quanto l'Apostolo ha detto precedentemente. La forza dell'amore oltre a far compiere le scelte giuste porta ad essere puri e irreprensibili. Irreprensibili  è riferito alla coscienza in At 24,16 e in 1 Cor 10,32 al rapporto con i Giudei, i Greci e la Chiesa di Dio. Nel termine si avverte quel modo di comportarsi che non dia adito a rimproveri meritati a causa di un cattivo e scandaloso comportamento.

11 ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

Il termine della preghiera, che è pure il termine di questo cammino della vita cristiana segnato dall'amore, è essere ripieni del frutto di giustizia che non ci è dato come conseguenza del nostro sforzo, ma mediante Gesù Cristo. È Lui infatti il principio attivo della vita spirituale; è Lui che inizia, fa progredire e porta a compimento in noi questo progredire che ha come fine il frutto della giustizia. Il frutto è la giustizia. L'espressione è veroterotestamentaria Am 6,12; Prov 11,30 ed è ripresa in Gc 3,18. Questa giustizia, pure avendo anche il significato di «agire rettamente» (cfr Gnilka p. 118) tuttavia va sentita nel significato neotestamentario in quanto è prodotta da Cristo. Questa è la preghiera dell'Apostolo e questo è lo scopo della vita cristiana: il frutto della giustizia a lode e gloria di Dio, cfr Gv 15,8.

CANTO AL VANGELO Lc 3,4.6

R/.  Alleluia, alleluia.

Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

R/.  Alleluia. VANGELO Lc 3,1-6

  Dal vangelo secondo Luca

1 Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène,

Il versetto ci presenta la situazione della terra santa, divisa tra estranei. Giudea (Edom e Samaria), Galilea, Iturèa e Traconitide (Golan, sud di Damasco), Abilène (Ermon e Antilibano). La terra è divisa tra i potenti tra cui non c’è più la casa di Davide; il Cristo deve vivere come straniero nella sua terra.

2 sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa,

Sotto il sommo sacerdote (singolare) Anna e Caifa (l’unica autorità è condivisa da ambedue; Caifa profetizzerà la morte di Gesù).

la parola di Dio venne (lett.: fu) su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.

Questa formula di presentazione del Battista è simile a quella dei profeti del VT e trova piena corrispondenza con la terminologia di Gr 1,1 nella versione dei LXX: La parola di Dio, che fu su Geremia, figlio di Kelkia, tra i sacerdoti, che dimoravano in Anatot, nella terra di Beniamino. Giovanni è l’ultimo dei profeti, come dice Gesù (cfr. Lc 7,26). Nel Vangelo la parola di Dio è rivolta direttamente anche a Maria e a Simeone. La Madonna dice: «Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola» (Lc 1,38) e il vecchio Simeone può dire: «Ora lasci, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola» (Lc 2,29). Nel deserto. Tutta la vita del Battista è vissuta nel deserto, fin dalla infanzia (cfr. Lc 1,80; 7,24), ed anche Gesù si ritirerà nel deserto per evitare la folla e pregare (cfr. Lc 4,42; 5,16) e proprio nel deserto dovrà affrontare la tentazione di Satana (Lc 4,1).

3 Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati,

La regione del Giordano: qui il popolo passò il Giordano per entrare nella terra promessa (Gs 3: figura questa del battesimo e dell’intervento del Signore che li fece entrare nella Terra Promessa). Giovanni ritorna a quel fiume per ricordare al popolo che si stanno compiendo le meraviglie promesse ai padri e per preparare al Signore un popolo ben disposto. Battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Battezzare significa “immergere, lavare”; il battesimo è quindi un’immersione nell’acqua: atto che acquista significato di purificazione in tutta la Scrittura. Già nel VT la legge prescriveva numerosi “battesimi” di purificazione ed abluzioni rituali (cfr. Nm 19) e i Farisei al tempo di Gesù li avevano moltiplicati (cfr. Mc 7,1ss). Giovanni porta, invece un significato nuovo a questo gesto abbandonando ogni ipocrisia farisaica: il Battesimo di Giovanni è unico e comporta uno sforzo definitivo per la conversione, la confessione dei peccati e il perdono di questi da parte di Dio. Giovanni non chiede una purità esteriore, ma soprattutto morale. Ma il Battesimo del Precursore non è quello dell’economia definitiva: questo sarà il battesimo di Gesù in Spirito Santo e fuoco (cfr. Lc 3,16; At 1,5; At 19,1-7). Per il perdono dei peccati. È il compimento della profezia di Zaccaria: infatti la stessa formula compare in 1,77b: nella remissione (lett.: perdono) dei suoi peccati. È un battesimo che dona la conoscenza della salvezza che sarà operata dal Cristo che solo dona la remissione dei peccati. La medesima formula è infatti presente in 24,47: in questo brano il perdono dei peccati è una delle cose annunciate dalla Scrittura che si stanno compiendo, il perdono dei peccati predicato da Giovanni nel deserto è giunto col Cristo a Gerusalemme e il Signore stesso ordina che da lì, per mezzo degli apostoli, sia irradiato in tutto il mondo.

4 com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!

La voce che grida nel deserto è quella di Giovanni che raggiunge tutti là dove sono e comanda loro di preparare la via del Signore. Riferendo l’espressione nel deserto alla voce, quanto segue perde ogni carattere locale e acquista un significato allegorico.

5 Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate.

In queste parole è racchiuso il messaggio della conversione. Via del Signore e sentieri significano spesso nelle sante Scritture la legge del Signore e la sua osservanza. I burroni, i monti e i colli  fanno riferimento alla situazione degli uomini: alterigia e orgoglio possiamo paragonarli ai monti e ai colli e la povertà e la miseria ai burroni (cfr. Is 2,11-18: abbassamento dell’uomo e glorificazione del Signore). La conversione genera l’uguaglianza come dice subito dopo: i poveri sono riempiti, i ricchi svuotati, gli umili colmati di misericordia e gli orgogliosi abbassati, come ha cantato Maria. I passi tortuosi diventano diritti  «i cuori dei malvagi resi tortuosi dall’ingiustizia diventano diritti  in virtù della regola della giustizia e i luoghi impervi diventano spianati quando gli animi ribelli e iracondi diventano miti per il dono della grazia celeste» (S. Gregorio). Il linguaggio geografico trasportato nel mondo del simbolo è un invito alla semplificazione: bisogna eliminare tutto ciò che impedisce un rapporto semplice e diretto con il Cristo.

6 Ogni uomo (lett.: carne) vedrà la salvezza di Dio!».

E vedrà ogni carne la salvezza di Dio. Tutti gli Evangelisti sono concordi nell’applicare questo testo di Isaia (c. 40) al Battista; ma è significativo il fatto che mentre gli altri tre riportano solamente Is 40,3 Luca prolunghi la sua citazione per altri due versetti, fino a: e vedrà ogni carne la salvezza di Dio (Is 40,5b). Luca più degli altri Evangelisti, vuole sottolineare l’universalità della salvezza e l’inizio di una nuova economia che porterà in tutto il mondo il messaggio del Cristo.

Note

«Dobbiamo giungere a una profonda semplicità. Per questo bisogna potare: non si può pretendere di mettere insieme dieci cose e farle anche se creiamo delle gerarchie … Bisogna prendere l’accetta e dare dei tagli: un po’ di lavoro, un po’ di preghiera, un po’ di sonno … A un certo momento l’abbracciare tutte le cose non è possibile, abbracciare tutto, l’eclettismo, non è possibile. Questo abbassare e spianare è il contrario della nostra civiltà: per questo è necessaria la rinuncia che richiede uno sforzo immenso. Per arrivare a questa parola di appianamento bisogna ridurre tante cose e combattere l’eclettismo. Anche nella Scrittura bisogna ridurre tanto eclettismo. Come sant’Agostino che sul letto di morte si fece scrivere a grandi lettere il salmo da lui preferito. Come se si abbatte la quercia e nasce il bosco ceduo (nota del trascrivente: bosco da taglio)» (D. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerico, 9,12.1973).

PREGHIERA DEI FEDELI

C Preghiamo nella pace il Signore perché abbia di noi misericordia e invii a noi il Salvatore. Preghiamo insieme e diciamo: Venga il tuo regno, Signore.

 Per la Chiesa, diffusa nel mondo, perché proclami che Gesù è il Signore nella gioia della povertà evangelica e nella generosità del servizio a tutti gli uomini, preghiamo.

 Perché la gloria dell’Evangelo illumini tutti i popoli e li attiri a camminare nella luce del Signore, preghiamo.

 Perché le nazioni cerchino la giustizia e ottengano in dono da Dio la pace e le guerre cedano il posto alla fraternità universale, preghiamo.

 Perché i poveri, gli oppressi e gli sfruttati si rallegrino della loro elevazione alla venuta del Signore e i potenti comprendano, nella loro umiliazione, che sono come fiore d’erba, preghiamo.

 Perché noi qui presenti accogliamo con gioia il Signore che viene e le nostre illusorie libertà cedano il posto alla verità delle nostre interiori schiavitù, da cui solo il Redentore ci affranca, preghiamo.

C. O Dio grande nell'amore, che chiami gli umili alla luce gloriosa del tuo regno, raddrizza nei nostri cuori i tuoi sentieri, spiana le alture della superbia, e preparaci a celebrare con fede ardente la venuta del nostro salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio, che è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.