13/01/2013 - Lectio del Battesimo del Signore - anno C

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BATTESIMO DEL SIGNORE - C -

PRIMA LETTURA Is 40,1-5.9-11

Dal libro del profeta Isaìa

«Consolate, consolate il mio popolo –
dice il vostro Dio.

Non si dice chi ha questo compito. L’azione deve essere intensa. Il comando è infatti ripetuto.
Dicendo «il mio popolo» il Signore afferma che già si è riconciliato con lui, come altrove dice esprimendosi nel rapporto sponsale. Inoltre l’espressione «il mio popolo, il vostro Dio» Sono i termini tipici dell’alleanza che si rinnova e, secondo la profezia di Gr 31, diviene eterna. Cfr. Zc 13,9: Farò passare questo terzo per il fuoco e lo purificherò come si purifica l'argento; lo proverò come si prova l'oro. Invocherà il mio nome e io l'ascolterò; dirò: «Questo è il mio popolo». Esso dirà: «Il Signore è il mio Dio».

Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta
la sua colpa è scontata,
perché ha ricevuto dalla mano del Signore
il doppio per tutti i suoi peccati».

Parlate al cuore di Gerusalemme, l’espressione parlare al cuore è lo stesso che consolare (cfr. Gn 50,21: Così li consolò e parlò al loro cuore). Là nel cuore dove il popolo, personificato da Gerusalemme, ha sofferto strettezza e angoscia, là deve scendere la parola della consolazione.
e gridatele è un proclama solenne.
è finita la sua schiavitù cioè i giorni in cui deve essere schiava sono giunti al compimento. Vi è un tempo per tutto: il tempo della schiavitù e il tempo della redenzione e quindi della consolazione.
è stata scontata la sua iniquità secondo quanto comanda la Legge (Lv 26,42).
doppio castigo è la punizione tipica del ladro (cfr Es 22,2-3: Il ladro dovrà dare l'indennizzo: se non avrà di che pagare, sarà venduto in compenso dell'oggetto rubato. Se si trova ancora in vita e in suo possesso ciò che è stato rubato, si tratti di bue, di asino o di montone, restituirà il doppio).

Una voce grida:
«Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.

Nel deserto che separa Babilonia da Gerusalemme, preparate la via al Signore perché il Signore è con il suo popolo e come pastore lo riconduce alla sua terra.
Con la redenzione si rinnovano i prodigi dell’Esodo, la via amara dell’esilio si trasforma nella via piena di gioia del ritorno. In questo linguaggio simbolico si nasconde la situazione della nostra vita. Il cammino compiuto nell’amarezza a causa del peccato e della sua espiazione si trasforma con la conversione e la redenzione in un cammino di gioia sotto la guida del Signore come buon pastore.

Ogni valle sia innalzata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
il terreno accidentato si trasformi in piano
e quello scosceso in vallata.

Tutto diviene piano e di facile cammino.
Nessuno potrà più porre ostacolo al cammino del popolo verso la sua terra.
Allo stesso modo nel profondo movimento dei popoli verso la salvezza tutto si trasforma in un luogo sereno e pianeggiante a indicare la vittoria del Cristo su quanti ostacolano l’affermarsi dell’Evangelo in seno ai popoli, come subito dice.

Allora si rivelerà la gloria del Signore
e tutti gli uomini insieme la vedranno,
perché la bocca del Signore ha parlato».

Questo esodo dei redenti sarà manifesto a tutti gli uomini perché sarà la rivelazione della gloria del Signore, cioè del compimento della redenzione dove cesserà il gemito della creazione, il nostro gemito e quello dello stesso Spirito che intercede con gemiti inesprimibili (cfr. Rm 8).

Sali su un alto monte,
tu che annunci liete notizie a Sion!
Alza la tua voce con forza,
tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città di Giuda:

Il Signore con i redenti sta per arrivare a Gerusalemme. La sentinella deve gridare il suo arrivo e quello del suo popolo.

«Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
il suo braccio esercita il dominio.

La sentinella descrive la venuta del Signore e le sue caratteristiche: potenza e dominio. Egli si manifesta glorioso.

Ecco, egli ha con sé il premio
e la sua ricompensa lo precede.

Il premio lett.: la sua ricompensa è quanto egli ha acquistato combattendo contro i suoi nemici e che ora distribuisce ai suoi servi. I nemici sono vinti per sempre, la redenzione è compiuta, il popolo entra nella pace definitiva.

Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto
e conduce dolcemente le pecore madri».

Mentre egli manifesta forza contro i suoi nemici, rivela invece la sua infinita tenerezza verso il suo popolo nelle immagini del pastore che ha cura di tutto il suo gregge. In lui si vedono tenerezza e forza.

Note
Quale significato ha il fatto che Gerusalemme ha pagato perfettamente il suo debito con il Signore, anzi, simile a un ladro, ha restituito il doppio?
La Legge conserva tutto il suo rigore, non può essere annullata, essa è infatti spirituale ed è espressione della giustizia divina.
Solo il Signore dichiara quando il tempo giunge a compimento e comanda di consolare. È Lui solo quindi che, per imperscrutabile disegno e decreto, stabilisce la cessazione del tempo dell’espiazione e l’inizio di quello della consolazione.
L’inizio di questo tempo è l’Evangelo che annuncia il tempo compiuto, il regno che si è avvicinato e quindi invita alla conversione e a credere al Vangelo, come è scritto in Marco.
Il rovesciamento della situazione è in rapporto alla presenza del Signore nella duplice veste di guerriero vittorioso che sconfigge i suoi nemici e in quella di pastore che conduce il suo popolo.
Questi tratti sono pure presenti nel NT: la vittoria del Cristo sui nemici dell’uomo e il suo essere pastore del suo popolo da Lui redento.

SALMO RESPONSORIALE Sal 103

R/. Benedici il Signore, anima mia.

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda. R/.

Costruisci sulle acque le tue alte dimore,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento,
fai dei venti i tuoi messaggeri
e dei fulmini i tuoi ministri. R/.

Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
Ecco il mare spazioso e vasto:
là rettili e pesci senza numero,
animali piccoli e grandi. R/.

Tutti da te aspettano
che tu dia loro cibo a tempo opportuno.
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;
apri la tua mano, si saziano di beni. R/.

Nascondi il tuo volto: li assale il terrore;
togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R/.

SECONDA LETTURA Tt 2,11-14; 3,4-7

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.

Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro,
e il suo amore per gli uomini,
egli ci ha salvati,
non per opere giuste da noi compiute,
ma per la sua misericordia,
con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo,
che Dio ha effuso su di noi in abbondanza
per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro,
affinché, giustificati per la sua grazia,
diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.

CANTO AL VANGELO Cf Lc 3, 16

R/. Alleluia, alleluia.
Viene colui che è più forte di me, disse Giovanni;
egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
R/. Alleluia.

VANGELO Lc 3,15-16.21-22

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo,

Poiché il popolo era in attesa. La venuta del Cristo era attesa dal popolo dell'Antica Alleanza. Giovanni ha reso più forte questa attesa con la sua predicazione che ha raggiunto tutti e ha radunato Israele disperso in un solo popolo. Ma ora l'attesa è finita, non bisogna attendere nessun altro (cfr. 7,18-23).
Inizierà, però, un'altra attesa, nel tempo in cui il servo dovrà stare attento perché il padrone giungerà «in un giorno in cui non attende e in un'ora che non sa» (12,46). È il tempo dell'attesa «della venuta del giorno di Dio» (2 Pt 3,12), il momento in cui alla comunità cristiana è chiesto di essere «senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace» (2 Pt 3,14). L’annuncio evangelico tiene desta in noi l’attesa del Signore.
Se non fosse lui il Cristo: Non viene il Cristo dalla casa di Davide? È forse presente la tradizione del messia di stirpe sacerdotale?

Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».

L’acqua appartiene ancora a questa creazione. Giovani battezza ancora stando dentro all’antica economia della legge. Gesù appartiene a un’altra realtà che Giovanni esprime con il dichiararsi indegno a compiere nei suoi confronti persino i servizi più umili quali quelli di uno schiavo. Infatti il battesimo del Cristo appartiene alla nuova creazione perché ha come principio lo Spirito santo e il fuoco. Lo Spirito appare come fuoco nella Pentecoste (At 2,3): qui il fuoco è legato alla Parola (come lingue di fuoco). Lo Spirito è legato all’acqua nel battesimo cristiano (Gv 3). Lo Spirito è il vero autore del battesimo: nell’acqua purifica e con il fuoco dà la forza della Parola e della testimonianza.

[ Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella.
Ma il tetrarca Erode, biasimato da lui a causa di Erodìade, moglie di suo fratello, e per tutte le scelleratezze che aveva commesso, aggiunse alle altre anche questa: fece rinchiudere Giovanni in prigione. ]
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera,

E avvenne: questa formula d’introduzione serve nel corpo del vangelo serve a distinguere le grandi unità letterarie.
Tutto il popolo fu battezzato: con il battesimo di Gesù la missione del Battista è terminata: ormai tutto il popolo è stato preparato per accogliere il ministero di Gesù; è quello stesso popolo in attesa di cui si parla al versetto 15.
Gesù, ricevuto anche lui il Battesimo. Gesù è confuso ai peccatori, come l'Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo (Gv 1,29): «il battesimo di Gesù nel Giordano annunzia e prepara il suo battesimo nella morte (Lc 12,50). Due battesimi aprono e chiudono l'ufficio pubblico di Gesù» (F. Amiot). L’assenza del Battista mette in luce come la sua missione sia conclusa: tutto il popolo è con Gesù, pronto ad ascoltarlo, dopo averne accolto la manifestazione.
Stava in preghiera: questo elemento della preghiera di Gesù è tipico di Luca: infatti non viene riportato nella narrazione del battesimo né da Marco né da Matteo. Importantissima è la preghiera del Signore: nel Vangelo di Luca più volte si parla di Gesù che prega (5,16; 9,18) specialmente nei momenti forti come il battesimo (3,21), la scelta degli apostoli (6,12), la trasfigurazione (9,28-29), tanto che il Signore «dice una parabola sulla necessità di pregare sempre» (18,1-8) e dopo aver lui stesso pregato insegna ai discepoli come pregare (11,1-5; cfr. anche 18,9-14).
Qui la preghiera di Gesù apre i cieli e non questi cieli come fece Elia che li chiuse e li aprì per donare la pioggia, ma quelli nuovi dai quali scende lo Spirito, come subito dice.
Egli prega e «la sua preghiera attraversa le nubi» (Eccl 35,16-24) e fa scendere su Lui lo Spirito perché squarcia i cieli e si ode la voce del Padre che lo rivela ad Israele che, essendo stato purificato, può ascoltare questa testimonianza.

il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Il cielo si aprì. Nella Scrittura è sempre il preludio a una manifestazione divina (cfr. Is 63,19b; Ez 1,1).
La teologia ebraica concepisce la storia salvifica in due momenti: l'allontanamento della Shekinah (=la Presenza di Dio tra gli uomini) e il suo ritornare con il Messia: l'aprirsi dei cieli ristabilisce la comunione tra Dio e l'uomo (d. U. Neri) e rivela il Messia che, pur essendo concepito dallo Spirito perché Figlio di Dio, viene ora consacrato dando inizio alla sua missione. Il testo che sta nel sottofondo è Is 61,1sg che Gesù citerà nella sinagoga di Nazaret.
Lo Spirito Santo in apparenza corporea. Nel racconto del battesimo, rispetto a Mt e a Mc, Luca aggiunge che lo Spirito discese in forma corporea: in questa variante si manifesta la volontà di Luca a mostrare il fatto non solo come oggetto della percezione di Gesù (così fanno Mt e Mc) ma anche a rimarcare l'oggettività di questa discesa dello Spirito. Più che il simbolo della colomba l’evangelo sottolinea in questo luogo l’aspetto corporeo, il fatto cioè che lo Spirito diviene a tutti visibile. Lo stesso dicasi quando sottolinea le manifestazioni visibili avvenute nel giorno di Pentecoste quali le fiamme, il rombo e il vento (At 2,2-3) (cfr. Schweizer GLNT e Rengstorf).
E vi fu una voce dal cielo: La teofania culmina nella voce: Dio dichiara Gesù il suo Figlio. All’inizio dell’Evangelo che Gesù proclama stanno la manifestazione visibile dello Spirito e la voce del Padre, che tutto il popolo vede e ode, ottenendo risposta riguardo alla sua domanda su Giovanni (3,15). Questa teofania, dando inizio al ministero pubblico di Gesù, lo caratterizza come rivelazione in lui del Padre e come effusione dello Spirito sui credenti. La rivelazione procede verso la sua piena manifestazione che avverrà sulla croce e nella rivelazione e ha nella trasfigurazione il suo momento intermedio.

Don Giuseppe Dossetti: «distinguiamo il momento del battesimo e gli avvenimenti successivi: il cielo che si apre, lo Spirito, la Voce. Tutti e tre hanno una chiara portata escatologica: si ha una svolta decisiva nella storia della salvezza. Questo è importante e decisivo se no non usciamo dalla costruzione immaginativa del battesimo. I fatti hanno un valore teologico e non «miracoloso» nel senso che si dà comunemente al termine. Questi tre fatti vogliono sottolineare che inizia il tempo della fine.
I cieli si aprono (Is 63,19: Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti.). Si squarcia il velario, il muro di separazione tra Dio e l’uomo. Gregorio di Nazianzo: «salendo dall’acqua porta in alto il cosmo». Quei cieli che rappresentavano per l’uomo l’oggetto dei suoi desideri si aprono.
La discesa dello Spirito è un fatto escatologico. Lo Spirito non era più presente. Lo Spirito si era estinto, era cessata la profezia. Il fatto che lo Spirito discenda su Gesù è nuovissimo ed eccezionale tale da indicare che inizia la fine.
La voce del Padre.La frase che il Padre pronuncia congiunge diversi testi Sal 2 e Is 42. È la riposta a Giovanni: il Cristo verrà con lo Spirito e con il fuoco. La risposta del Padre è giudizio sì ma con mitezza: non spezza la canna incrinata. Tutto questo è importante: noi ci troviamo di fronte a un segno che può essere colto solo dalla fede, per questo è oggetto di testimonianza. Non è segno facile perché è il segno del Servo sofferente, del Crocifisso. Il Battesimo è segreto e palese negli evangelisti: è segreto per chi non ha fede ed è palese per chi è credente» (Omelia, Gerusalemme 13.1.1980)

Note
«Il battesimo di Gesù pone a ciascuno di noi una domanda e un invito. Invito a sentirci coinvolti da questo sacrificio che il battesimo adombra: «Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Mc 10,38). Chiede di seguirlo. «Siete disposti a venire dietro di me? Per venire dietro di me accettate il mio calice e il mio battesimo in quel che riguarda il compimento della volontà del Padre»; solo così avremo parte ai cieli nuovi che Gesù inaugura con il suo battesimo» (d. G. Dossetti, omelia, Gerusalemme, 13.1.1980).

Nell’esperienza vocazionale del Battesimo di Gesù Dio sta in fondo alla vita e all’opera di Gesù, come Padre che suscita e accompagna l’esistenza di suo Figlio. Non dovrà intervenire esteriormente nel corso del racconto: ascolteremo la sua voce rivelatrice (epifania) solo nella trasfigurazione (9,7), per accogliere la grazia della sua nuova nascita nel messaggio di pasqua (16,8). In tutti gli altri momenti Dio sembra silenzioso. Il suo silenzio però è un modo molto forte di manifestarsi: si è espresso (incarnato) in suo Figlio; per questo lascia che Gesù agisca, facendo sì che noi possiamo trovare il regno nel suo messaggio.
Dio si dice e si esprime come Padre, chiamando Gesù «Tu sei il Figlio mio». Questa è una parola performativa, che realizza quanto dice; è parola di gioia, che porta Dio stesso al suo riposo («in te mi sono compiaciuto»).

PREGHIERA DEI FEDELI

C. Immersi nella grazia del Battesimo e resi in tutto fratelli del Cristo, eleviamo con filiale la fiducia la nostra preghiera al Padre: Padre, fonte della vita, ascoltaci!

 Perché la professione di fede iniziata con il battesimo porti sempre più tutti i credenti nel cuore del Vangelo, creduto, amato e testimoniato, preghiamo.
 Perché il dono dello Spirito porti tutti i credenti in Cristo a seguire Gesù nel dono totale della propria vita accettando il suo calice e il suo battesimo come compimento della volontà del Padre, preghiamo.
 Perché tutti i popoli siano immersi nelle acque del battesimo e l’adesione al Vangelo dia inizio ai nuovi cieli e alla nuova terra, preghiamo.
C. Padre onnipotente ed eterno, che dopo il battesimo nel fiume Giordano proclamasti il Cristo tuo diletto Figlio, dona ai tuoi figli di ascoltare sempre la tua voce perché seguendo il tuo Figlio diventiamo testimoni luminosi della tua gloria. Per Cristo nostro Signore. Amen.