Le elezioni americane

di Marco Porcaro

“Questo paese ha più ricchezze degli altri, ma non è questo a farci ricchi. Abbiamo l’esercito più potente della storia, ma non è questo a farci forti. Le nostre università, la nostra cultura sono l’invidia del mondo, ma non è questo che fa approdare il mondo alle nostre coste. Quello che rende eccezionale l’America è il legame che tiene insieme le nazioni più diverse sulla faccia della terra. Il credere che il nostro destino è condiviso. Che questo paese funziona solo se accettiamo di avere obbligo ognuno nei confronti dell’altro e verso le generazioni future. La libertà per cui così tanti americani hanno combattuto e sono morti porta tanto diritti quanto responsabilità. E tra i diritti ci sono amore, carità, doveri e patriottismo. Questo fa l’America grande.” E’ una parte del discorso di Barack Obama dopo la vittoria delle elezioni presidenziali in America. E’ il disegno di un sogno che è diventato realtà, la dimostrazione di come ci siano Paesi dove l’ultimo può diventare davvero il primo, che dalle disuguaglianze si possa giungere all’unione, che si possa far diventare  una società una comunità. Obama ha vinto perché è stato un buon presidente, sebbene non abbia mantenuto fede a tutti gli obiettivi che aveva annunciato come la dismissione dei contingenti americani in Afghanistan o la riforma della sanità che includesse davvero tutti. Ha il primato di essere l’unico presidente occidentale ad essere rieletto in periodo di crisi, gli altri hanno perso tutti: Sarkozy ha lasciato posto ad Hollande, in Spagna il posto vacante di Zapatero è stato occupato da Rajoy, in Germania la Merkel ha registrato sonore sconfitte a tutte le elezioni amministrative, l’Italia è stata commissariata dai tecnici dopo le dimissioni di Berlusconi. Obama resiste perché più di tutti ha saputo unire, perché ha preso tra le mani un Paese a pezzi e ne sta ricostruendo il senso comunitario. Ha scelto intorno a sé dei giovani esperti in comunicazione, ha rivoluzionato gli strumenti della politica utilizzando le nuove tecnologie. Ha scelto Mtv per parlare ai giovani, facebook e twitter per arrivare ovunque nel mondo e ha fatto votare milioni di ispanici e afroamericani che non avevano mai votato nella loro vita. Obama non ha fatto tutto ciò che aveva detto in campagna elettorale e senza il sostegno delle grandi lobby americane che si era ripromesso di combattere non avrebbe raggiunto la vittoria. Ha dato però ciò che un leader politico italiano non riesce a dare da tempo: la speranza per i giovani. “Questa notte, a più di 200 anni da quando una prima colonia vinse il diritto di determinare il proprio destino, il compito di perfezionare la nostra unione va avanti. Va avanti grazie a voi. Va avanti perché avete riaffermato lo spirito che ha trionfato sulla guerra e la depressione, lo spirito che ha sollevato questa nazione dal profondo della disperazione alle vette della speranza. La convinzione che mentre ognuno di noi persegue i propri sogni, noi siamo una famiglia americana e ci solleviamo o cadiamo insieme, come una sola nazione e come una sola popolazione. Questa notte, in queste elezioni, voi, il popolo americano, ci avete ricordato che mentre la nostra strada è stata ardua, mentre il nostro viaggio è stato lungo, noi ci siamo tirati su, abbiamo combattuto per la strada del ritorno, e sappiamo nei nostri cuori che, per gli Stati Uniti d’America, il meglio deve ancora venire.” Obama ha dimostrato come si possa essere di parte senza essere parziali. Quando guardi parlare Obama hai la sensazione che sia il tuo Presidente, che sia lì per rappresentare anche te: l’ultimo giovane disoccupato di provincia o il vincitore del nobel per la lettura,  l’esodato disperato o il grande chirurgo internazionale. L’Italia non ha il suo Barack Obama perché non ha giovani completamente consapevoli che il nostro Paese può cambiare se siamo noi a volerlo. Capiremo, solo allora, che anche da noi “il meglio deve ancora venire”.   

 

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