Un anno per riflettere sulla nostra Fede


In un momento storico in cui è evidente una profonda crisi di fede, Benedetto XVI, che ben conosce i problemi dell’uomo di oggi, con l’indizione dell’Anno della Fede, intende far «riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo» (PF 2). Un incontro che non può avvenire fuori dalla Chiesa. Il logo grafico, infatti, rappresenta una barca (immagine della Chiesa), il cui albero maestro è la croce e l’insieme delle vele forma il trigramma di Cristo che rimanda all’Eucaristia (JHS). 

Gli strumenti da utilizzare, come ci insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica n° 74-87, sono: la Sacra Scrittura, la Tradizione Apostolica (la trasmissione scritta e orale dei Padri Apostolici) e il Magistero della Chiesa (i documenti ufficiali del papa e dei vescovi in comunione con il papa).
È quindi un anno di grazia in cui è necessario verificare la nostra fede anche attraverso lo studio dei documenti del Concilio Vaticano II di cui ricorre il 50° anniversario dall’apertura, e del Catechismo della Chiesa Cattolica, nel ventennale della pubblicazione.
Il Concilio Vaticano II è indicato da Benedetto XVI come «sicura bussola» per orientarci nel cammino di questo secolo, e la lettura e conoscenza appropriata dei documenti conciliari costituiscono una grande forza per il rinnovamento nella Chiesa. Per questo motivo ha voluto far coincidere il giorno dell’apertura dell’Anno della Fede (11 ottobre 2012) con il giorno dell’apertura del Concilio (11 ottobre 1962).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica è lo strumento guida per la corretta interpretazione dei documenti del Concilio, Magistero della Chiesa perché promulgato da Giovanni Paolo II. I contenuti fondamentali della fede trovano nel Catechismo la loro sintesi sistematica e organica. «Vi è l’insegnamento che la Chiesa ha accolto, custodito e offerto nei suoi duemila anni di storia» (PF 11).
Dopo la rivelazione di Dio all’uomo viene la risposta dell’uomo a Dio. Questa risposta è “l’obbedienza della fede”, cioè l’assenso libero e volontario dell’uomo a Dio che si rivela. Il modello di questa obbedienza è Abramo e la Vergine Maria ne è la realizzazione più perfetta. Da qui l’importanza della professione di fede.
Uno degli obiettivi di quest’anno è anche fare del Credo la preghiera quotidiana imparata a memoria, come era consuetudine nei primi secoli del cristianesimo. Secondo le parole di S. Agostino: «Ricevete la formula della fede che è detta Simbolo. E quando l’avete ricevuta imprimetela nel cuore e ripetetevela ogni giorno interiormente. Prima di dormire, prima di uscire, munitevi del vostro Simbolo. Nessuno scrive il Simbolo al solo scopo che sia letto, ma perché sia meditato». Questo serviva per non dimenticare l’impegno assunto con il Battesimo (PF 9).
A questo scopo nella nostra parrocchia cercheremo di suscitare delle riflessioni sul Credo settimana dopo settimana seguendo le definizioni del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Nel CCC il Credo è suddiviso in dodici articoli, i quali si possono a loro volta suddividere in 23 paragrafi. A partire dalla prossima domenica, ogni settimana avremo la possibilità di approfondire in più ambiti (parrocchia, catechesi, liturgia e carità) tutti i paragrafi del Credo, cominciando con “Io Credo” (prima domenica di Avvento), per finire il 2 giugno con l’“Amen”.
Dalla prossima domenica il foglietto settimanale degli avvisi avrà un formato diverso, e sarà inserito in esso un estratto del contenuto del CCC riferito al Credo, e una breve riflessione.


 

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