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Schiavi di un tubo... catodico!

di Vittorio Scarpelli

Datemi un martello. Cosa ne voglio fare? La tentazione di sfasciare ogni tubo catodico sotto tiro è forte, ma la consapevolezza di essere uomo, ergo creatura in grado di dosare l’istinto (sarà poi vero per tutti?) mette un freno alla mia esuberanza. Altrimenti i televisori a me prossimi li concerei per le feste. Davvero. La motivazione? Semplice. Sono stanco di sentirmi dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, che c’è un buono e contestualmente un cattivo (destinato a sopperire), che la fujitina di Fabrizio Corona merita più spazio di una notizia di cronaca (vera), che in periodo di campagna elettorale tutti (politici e non) si riempiono la bocca con parole come “cuore”, “sole”, “amore”, “giovani”, “lavoro” e che chi vince il campionato di calcio è sempre stato aiutato da un arbitro.

Pago il canone Rai, pago l’abbonamento a Sky, avrò anche il diritto di sfasciare la mia tv, o no? Eppure, ognuno di noi, è ormai rapito dal fascino delle fiction, dall’arena del buon samaritano Giletti, dalle lacrime prestampate di Barbara D’Urso mentre accoglie l’ennesimo disgraziato di questa nostra povera Italia, dalla moviola. La verità è che si paga il canone, si paga Sky, per sentirsi dire le solite cose. Pago per sentirmi dire che c’è sempre qualcuno che sta peggio di me. Pago per vedere un tiggì che, dopo avermi bombardato di cattive notizie, indora pillola mostrandomi l’ultima sgallettata della serie con i seni al vento e le gambe in bella mostra. Pago per ammirare il nuovo lifting di Berlusconi o l’ultimo luogo comune di Bersani (così anche l’obbligo di par condicio è ottemperato, tiè).

Adesso, non voglio fare la parte del bastian contrario-rivoluzionario-rottamatore-atavico-disfattista-bigotto, ché la televisione tiene incollato anche me. Sto solo cercando di sfruttare questo attimo di lucidità, che mi tiene lontano dal tubo catodico. Mi sento come Ulisse, bendato e con i tappi nelle orecchie, al passaggio in “zona-sirene”. Sapete che vi dico: si sta meglio. Potrei anche dirvi che lasciarsi ammaliare da un libro può essere la giusta medicina per guarire dal “mal di fiction”, ma suonerei più moralista di Giletti, più falso della D’Urso, più scontato dei politici o più impostato di un conduttore di tiggì. E adesso la bomba. Dei personaggi sopracitati ne salvo solo uno: Fabrizio Corona. Attenzione, lungi da me prenderlo a modello. Ma dalla sua fuga dal mondo (notizia che non avrebbe meritato neanche una “breve” sul giornalino scolastico) ho imparato che si può vivere anche senza di lei. Senza la tv. Giorni e giorni lontano dal tubo catodico. Domandategli se avrà sofferto. Tanto più che ora, in gattabuia, dovrà sorbirseli tutti per ingannare il tempo: Giletti, la D’Urso, i tiggì... Non ha alcun senso quello che ho detto? Prendete un martello e sfasciate il pc. Non vi giudicherei per questo.

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