06/01/2014 - Lectio della Epifania del Signore

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EPIFANIA DEL SIGNORE

Una stella brilla in cielo
da antiche profezie:
sorge da Giacobbe
e illumina il mondo.

Lo splendore divino,
nascosto dalla carne,
brilla nell’astro nuovo
di luce viva e gioiosa.

Da lui illuminati, i magi
accorrono con doni
e, prostatisi, adorano
il Re, loro Dio e Signore.

Ecco la voce risuona,
lo Spirito è sull’acqua,
il nuovo Adamo sale
attirando a sé tutto.

Purificata dal lavacro,
profumata dal myron
e vestita di lino puro,
la sua sposa è pronta.

PRIMA LETTURA Is 60,1-6
Dal libro del profeta Isaìa

Il c. 60 presenta lo splendore di Gerusalemme. In essa brilla una grande luce, che è la gloria del Signore (1-2). In essa si radunano gli esiliati mentre la ricchezza dei popoli confluisce verso Gerusalemme (4-9). Le Genti ricostruiranno Gerusalemme (10-16). Il c. si conclude con promesse di consolazione, di benedizione e di sovrabbondanza di beni per Israele e per la città santa.

1 Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.

Alzati dallo stato di prostrazione e di tenebre perché priva della gloria del Signore e abbandonata dai tuoi figli.
Rivestiti di luce, perché viene la tua luce. La luce, qui chiamata tua, è la salvezza stessa che proviene dalla gloria del Signore.
La gloria del Signore è la sua presenza, che in Gerusalemme si ma-nifesta come luce.
Il profeta Ezechiele contempla la gloria del Signore, che ritorna dall’esilio nel tempio: ed ecco che la gloria del Dio d’Israele giungeva dalla via orientale e il suo rumore era come il rumore delle grandi acque e la terra risplendeva della sua gloria (Ez 43,2).
Di essa risplende la luce prima, che è fondamento di tutta la creazione e distinzione di tutte le sue opere (cfr. Gn 1,3).
Questa luce è densa di misteri e ne è rivelatrice; è infatti la luce che promana dal Verbo, luce che illumina ogni uomo (Gv 1,9).

2 Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,
nebbia fitta avvolge i popoli;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.

La tenebra, la nebbia fitta (o caligine), luce sono tutti elementi della Gloria del Signore (cfr. Es 16,10; 4,11).
Essa è tenebra e caligine per i popoli ed è luce per Gerusalemme ed Israele.
In quanto illuminata dalla gloria del Signore, Gerusalemme ha un’esperienza luminosa del Signore; i popoli invece hanno una co-noscenza «caliginosa».
Sono due gradi e due qualificazioni diversi di conoscenza dovuti al diverso manifestarsi della Gloria del Signore.
In Gerusalemme essa si manifesta come luce purissima (cfr. 1Gv 1,5: Dio è luce e in lui non vi è tenebra alcuna).
Questa luce si manifesta pienamente in Gesù nella sua stessa umanità, che non offusca la sua divinità ma al contrario la manifesta, come Egli stesso dichiara: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).

3 Cammineranno le genti alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere.

I popoli abbandonano la loro conoscenza «caliginosa» e s’incamminano verso quella luminosa, che risplende in Gerusalemme.
Dalla conoscenza di Dio «andando come a tentoni» (At 17,27) essi giungono a quella piena in virtù dell’Incarnazione del Signore e del suo mistero pasquale.
Del tuo sorgere, cioè di quello che sorge in te, che è la Gloria del Signore.
I re confluiscono verso Gerusalemme. Anche le autorità dei popoli, che incarnano le tradizioni e il sapere, si muovono dalla loro conoscenza (simile a caligine) verso la luce della gloria del Signore, che è in Gerusalemme. Di questo sono esempio i magi, come ci fa comprendere l’evangelo secondo Matteo.
La Parola di Dio si evidenzia nella sua verità e si relaziona come luce a tenebre in rapporto alla conoscenza presente tra i popoli.

4 Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano,
le tue figlie sono portate in braccio.

Ora il profeta invita Gerusalemme, dopo che si è alzata dalla sua prostrazione, ad alzare gli occhi e volgerli da ogni lato.
I suoi figli, che erano stati dispersi, sono ora di nuovo radunati per muoversi verso Gerusalemme. I popoli riportano in lei i suoi figli e le sue figlie con l’affetto e la delicatezza di una madre (in braccio).
Punto di attrazione in Gerusalemme è l’Innalzato, come dichiara il sommo sacerdote Caifa nella lettura che ne fa l’evangelista: Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi (Gv 11,51-52).

5 Allora guarderai e sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te,
verrà a te la ricchezza delle genti.

Il lutto si tramuta in gioia. La gioia intensa nel vedere i propri figli ri-tornare farà palpitare il cuore, questo batterà forte, forte per la gioia e poi si dilaterà riprendendo coraggio perché il periodo dell’umiliazione è terminato.
Gerusalemme vedrà confluire in lei le ricchezze dei popoli che stanno a occidente, quelli delle isole, perché anche là si erano dispersi i suoi figli. Così pure da tutti i popoli confluiranno grandi ricchezze portate da coloro che riconducono a Gerusalemme i figli d’Israele.
In che modo ora sta avvenendo questo?
La risposta non è immediata. Perché tutto passa attraverso il rove-sciamento dei criteri della sapienza umana e il manifestarsi della Gloria di Dio avviene nei modi che non sono propri neppure del pensare reli-gioso.
Anche questa visione d’Isaia deve passare attraverso lo scandalo della Croce, che viene piantata in Gerusalemme, operando un restringimento della visione che si concentra appunto nel Signore crocifisso, proprio perché anche Gerusalemme stessa nel momento della sua morte partecipa del mistero di Sodoma, come dice l’Apocalisse: I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sòdoma ed Egitto, dove appunto il loro Signore fu crocifisso (Ap 11,8).
La nostra ingenuità spirituale si potrebbe facilmente abbandonare a delle fantasie, mentre la visione emerge dallo Spirito Santo e si comunica al nostro spirito facendogli contemplare questo movimento di convergenza universale più che come continuità nella storia proprio come rottura provocata dallo scandalo della Croce. Solo a prezzo di questa rottura avviene la riunificazione di tutti e di tutto. Perché solo in Lui crocifisso e innalzato avviene l’inversione di rotta nella storia dei popoli verso l’adempiersi perfetto delle profezie. Noi ora, in virtù del Cristo, siamo in cammino verso questa perfetta e puntuale attuazione delle profezie.

6 Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Màdian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro e incenso
e proclamando le glorie del Signore.

Dopo aver contemplato l’arrivo dal mare (da occidente) ora la profezia contempla l’arrivo dal deserto (cioè da sud e da oriente).
Cammelli e navi rappresentano civiltà diverse in cui sono dispersi i figli di Gerusalemme.
Essi portano gli stessi doni che portò la regina di Saba a Salomone (cfr. 1Re 10,2) e mentre camminano verso Gerusalemme tutti proclamano le glorie del Signore. Tutti proclamano tutto quello che il Signore ha compiuto per redimere tutti i popoli e unificarli con Israele in un sol popolo in Gerusalemme.

SALMO RESPONSORIALE Sal 71

R/. Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto. R/.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra. R/.

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti. R/.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri. R/.

SECONDA LETTURA Ef 3,2-3.5-6

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore:

Con la prima venuta di Gesù siamo entrati nella pienezza dei tempi e nella loro relativa economia: economia che è rivelazione del mistero tenuto nascosto e che a noi è comunicato come grazia del Padre, per mezzo della quale siamo stati salvati e della quale Paolo è stato amministratore e ministro secondo il dono della grazia di Dio che gli è stata data.
A me affidato a vostro favore. La grazia di Dio, che l’Apostolo ha ricevuto, la deve rendere efficace, attraverso il suo ministero, che consiste nella dispensazione del mistero di Cristo.

3 [poiché] per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente.

Poiché «spiega il dono» (Zerwik).
Per rivelazione e non per tradizione. L’espressione ricorre in Rm 16,25: secondo la rivelazione del mistero taciuto nei tempi eterni, manifestato ora mediante le Scritture profetiche. Questo mistero rivelato è l’Evangelo di Paolo ed è la predicazione di Gesù Cristo. Ora Paolo lo ha ricevuto secondo rivelazione da parte di Dio: non gli è stato trasmesso dagli altri Apostoli ma gli è stato reso noto da Dio. Così esplicitamente afferma in Gal 1,12: infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.
di cui vi ho già scritto brevemente. La benedizione iniziale è una summa del mistero rivelato a Paolo.

[4 Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo.]

Queste parole rivelano la forza delle divine Scritture: Potete per la potenza che lo Spirito conferisce alle parole dell’apostolo, leggendo, perché la Scrittura è il luogo della rivelazione apostolica, rendervi conto per lo Spirito di sapienza e di rivelazione, che è in noi e che apre gli occhi del nostro cuore, della comprensione che io ho del mistero di Cristo, comunicata da Dio all’Apostolo, come sorgente di rivelazione.

5 Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti ge-nerazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito:

Il mistero è rivelato a coloro che sono il fondamento della Chiesa: i santi apostoli e i profeti. Attraverso costoro è fatto conoscere ai figli degli uomini. Lo Spirito Santo comunica alla chiesa la parola degli apostoli e dei profeti. Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio (1Gv 4,2).

6 che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Enunciato del mistero: i gentili, sono in Cristo coeredi, formano lo stesso corpo, e sono partecipi della promessa. Facendo parte con un unico corpo con Israele, il Corpo di Cristo, in virtù del battesimo i Gentili partecipano della stessa eredità e della stessa promessa.

Nota
L’Apostolo Paolo è prigioniero e nelle sue catene riceve una rivelazione più profonda della Chiesa, che egli comunica a noi mediante questa lettera.
Senza rivelazione non si può conoscere chi sia la Chiesa. Le lettere apostoliche lette pubblicamente ci danno la capacità di capire questo mistero. Ci vogliono orecchie per capire. Chi ha le orecchie chiuse chieda che gli si aprano per capire. Lo chieda umilmente e comincerà capire le parole che sono proclamate nell’assemblea.
La grazia di Dio è comunicata attraverso il ministero dell’Apostolo. La grazia che Dio ci ha fatto in Cristo è di essere diventati suoi figli: a quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati (Gv 1,12-13). Noi cresciamo quando ascoltiamo l’Evangelo che ci nutre come latte genuino e come cibo solido. Dio anticamente aveva scelto un solo popolo con cui aveva fatto il patto al Sinai, aveva fatto delle promesse e lo aveva reso suo erede. Ora in Cristo tutti gli uomini sono chiamati a essere un solo corpo, ritrovando l’unità perduta con l’ascoltare il S. Evangelo e ad esser eredi con Cristo del Regno dei cieli e ad avere parte delle promesse divine.
Ogni volta quindi che ascoltiamo l’Evangelo proclamato nella Chiesa e lo custodiamo nel cuore, noi superiamo le divisioni e ci lasciamo attrarre da Cristo. Quando invece non ascoltiamo l’Evangelo ci lasciamo prendere dalle passioni che rendono sempre più profonda la divisione. Chi ascolta l’Evangelo non vede più negli altri dei nemici da odiare, ma se anche sono nemici, vanno amati, non segue dunque la passione tenebrosa dell’odio ma la forza luminosa dell’amore, non la cecità dell’ira ma la lungimiranza della pazienza.
I magi seguono la stella e si mettono alla ricerca: a Betlemme trovano il Bimbo e lo adorano. Anche noi lo troveremo se lo cerchiamo se già disponiamo i nostri cuori a offrire doni al Signore: l’oro della nostra fede, l’incenso della nostra adorazione e la mirra della nostra umiltà. Chi ascolta le parole di vita e le custodisce in sé e non resiste allo Spirito, che gli indica il bene da fare, troverà il Signore e gli potrà offrire i suoi doni.

CANTO AL VANGELO Cf Mt 2, 2

R/. Alleluia, alleluia.

Abbiamo visto la sua stella in oriente
e siamo venuti per adorare il Signore.

R/. Alleluia.

VANGELO Mt 2,1-12
Dal vangelo secondo Matteo

1 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme

Ora l’Evangelo precisa il luogo della nascita del Cristo: è Betlemme, se-condo la profezia. Definisce pure il tempo: nei giorni del re Erode. Il titolo che è proprio di Davide (1,6) è usurpato da uno straniero che, a costo di stragi, tiene come un tesoro geloso questo titolo. In questa situazione viene proclamata la regalità di Cristo. Ecco, sottolinea un’apparizione improvvisa e inaspettata simile a quella in cui si annuncia la Vergine.
Alcuni magi, personaggi misteriosi, potenti perché in contatto con la sfera del divino. «Qui è uno che è in possesso di un sapere particolare (segreto) riguardante specialmente il significato del corso delle stelle e le sue corrispondenze nella storia del mondo» (Delling, GLNT). Dalla loro sapienza «terrena, carnale, diabolica» (Gc 3,15) sono condotti alla sapienza spirituale, celeste.
Giungendo a Gerusalemme essi giungono a questa sapienza. L’itinerario dalla loro terra alla città santa è un itinerario di conversione che li spoglia della loro sapienza terrena. Infatti essi che abitualmente sono consultati, interrogano. Insegna infatti l’Apostolo: Nessuno inganni se stesso; se qualcuno crede di essere sapiente tra voi in questo mondo, divenga stolto per divenire sapiente (1Cor 3,18). Abbandonata la loro sapienza, essi ora cercano.

2 e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

Abbiamo visto spuntare la sua stella. Il Messia è l’Oriente dall’alto e mentre appare sulla terra, nel cielo appare la sua stella. Nella divina Scrittura, seguendo l’insegnamento dei Padri, noi ci riferiamo a Nm 24,17: «Lo vedo ma non ora, lo contemplo ma non è vicino, è salita una stella da Giacobbe ed è sorto uno scettro (= un dominatore) da Israele». La stella, che sorge, è simbolo del Cristo, che in Ap 22,16 così si definisce: «Io sono la radice e la progenie di Davide, la stella splendente del mattino». La stella che sorge nel cielo ha quindi le caratteristiche del Cristo. Essa «sorge» alla sua nascita e quindi non fa parte del sistema stellare, certamente risplende della luce che fu creata il primo giorno e la sua luce le è data dalla gloria del Cristo. È difficile riconoscerne la natura. Come la colonna di fuoco era segno della presenza divina, così questa stella, assai diversa da tutte le altre per splendore e per il suo corso, è segno della nascita del Cristo. Come sempre all’umiliazione del Cristo corrisponde la sua glorificazione. I magi infatti vengono per adorare il Nato Re dei Giudei, per riconoscere la sovranità sopra di loro. Essi lo chiamano il re dei Giudei, questo titolo è messianico e si leggerà sulla sua croce.
Vedi questo testo d’Ignazio:Agli smirnioti XIX 1 E rimase occulta al principe di questo secolo la verginità di Maria e il suo parto, e così anche la morte del Signore: tre misteri clamorosi che furono compiuti nel silenzio di Dio. 2 Come dunque furono essi manifestati ai secoli? Una stella brillò in cielo sopra tutte le stelle e la sua luce era inesprimibile e produsse smarrimento la sua novità; e tutte le altre stelle insieme con il sole e la luna fecero coro intorno a quella stella, ed essa faceva risplendere la sua luce al di sopra di tutte. 3 E c’era turbamento, donde fosse quella novità diversa da esse. Allora fu dissolta ogni magia ed ogni legame di malizia annullato, l’ignoranza distrutta, l’antico regno fatto perire, quando Dio si manifestò in forma umana, per una novità di vita eterna: e aveva principio quel che presso Dio era compiuto. Donde tutto veniva sconvolto, perché si preparava l’abolizione della morte.

3 All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalem-me.

Volutamente l’evangelista contrappone il re dei Giudei al re Erode per contrapporre due regalità, quella messianica e quella di Cesare, come avverrà durante la Passione. Assieme al re Erode è turbata tutta Gerusalemme. Questo turbamento è il segno della presenza divina. L’annuncio dei magi comunica gli effetti dell’evento che si è compiuto e che è presente in mezzo al popolo: il Messia è nato! Allo stesso modo sono turbati i discepoli contemplando il Signore che passeggia sul mare (14,26). Erode cerca subito di reagire e si nasconde sotto il manto della falsa pietà. Ma come egli agisce non fa altro che mettere in risalto quanto si è compiuto. Tutto è dominato dalla signoria del Cristo che si rivela per bocca dei magi, nel turbamento di Erode e di Gerusalemme e infine nel momento solenne in cui i saggi d’Israele consultano le divine Scritture.

4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.

Erode fa una convocazione ufficiale sia dei capi dei sacerdoti che degli scribi del popolo. Nei capi dei sacerdoti risiede l’autorità religiosa e negli scribi, che ammaestrano il popolo, si trova la conoscenza delle divine Scritture. Essendo sommi sacerdoti e scribi del popolo, spetta loro riconoscere il Cristo mediante le divine Scritture e indicare la via che conduce al luogo della sua natività. Anche la stella nasconde il suo splendore in Sion, perché da Sion uscirà la legge e la Parola del Signore da Gerusalemme (Is 2,3). Le Genti, rappresentate dai Magi, chiedono a Israele le prove di autenticità del Cristo mediante le Scritture

5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mez-zo del profeta:
6 “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».

I sommi sacerdoti e gli scribi, a una sola voce, danno ad Erode la ri-sposta. Il Cristo deve nascere in Betlemme di Giudea. Tutto di Lui è scritto fin nei minimi particolari. I saggi d’Israele citano sia Mi 5,1.3 che 2Sm 5,2. La citazione composita unisce in modo inscindibile Betlemme alle origini del Cristo. Infatti la grandezza di Betlemme è di dare origine al Pastore d’Israele (cfr. 2Sm 7,7). Inoltre, nella profezia, si definisce come «pastorale» il governo del Cristo secondo la profezia di Ezechiele che contrappone ai cattivi pastori un pastore che le pascerà, Davide mio servo. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore; io, il Signore, sarò il loro Dio e Davide mio servo sarà principe in mezzo a loro, io il Signore, ho parlato (Ez 34,22-24).

7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella

Di fronte alle Scritture che parlano con evidenza del Cristo e alla stella che ha condotto i Magi, Erode non si piega; fa un calcolo che lo porterà alla strage dei bimbi di Betlemme. Il suo cuore è talmente indurito entro la logica del potere che nessun segno soprannaturale lo smuove dalla sua durezza. Dopo essere stato sconvolto dalla situazione, egli ha già in animo di uccidere il Cristo. Egli appartiene alla stirpe del drago, che, stando davanti alla partoriente, ne vuol divorare il figlio (cfr. Ap 12,4). Per compiere questo, egli si nasconde sotto le vesti della pietà, simile al satana che si traveste in angelo di luce, come ci insegna l’Apostolo (cfr. 2Cor 11,14).

8 e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accura-tamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Il veleno mortale dell’aspide si nasconde sotto il miele della pietà e le sue parole traggono in inganno anche i magi. Del resto è pur vero che anche Erode deve sottomettersi alla regalità del Cristo. Ora egli ha la parvenza della pietà, mentre ne ha rinnegata la forza interiore (cfr. 2Tm 3,5).
Il Cristo svela quello che c’è nei cuori. Tutti si muovono alla sua na-scita: la creazione celeste con l’astro che rivela ai magi e con gli angeli che annunciano ai pastori; le divine Scritture lo rivelano. Egli opera il giudizio: Erode è turbato, Gerusalemme è sconvolta, i sommi sacerdoti e gli scribi leggono le divine Scritture, i magi corrono con doni. Nessuno può restare indifferente davanti a Lui.

9 Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.

Ricevuta in Gerusalemme l’esatta indicazione della città della natività, i magi escono dalla città santa, ed ecco riappare la stella che fa loro da guida e sosta sul luogo dov’era il bambino. Qui si conclude il suo iti-nerario e qui scompare riassorbita dalla gloria del Cristo. Infatti è scritto: Le stelle brillano dalle loro vedette e gioiscono; egli le chiama e rispondono: “Eccoci!” e brillano di gioia per colui che le ha create (Bar 3,34-35). Essa ha compiuto con gioia la sua missione e, attratta dal Cristo, che l’ha richiamata a sé, ha obbedito con tremore (cfr. ivi, 33). Tutta la creazione riconosce la sua signoria. Non c’è da stupirsi se anche le stelle gli obbediscono dal momento che anche il vento e il mare gli obbediscono. Arrestandosi sopra dov’era il Bambino dobbiamo pensare che la sua luce si è collegata con il Cristo. I magi hanno colto un rapporto di luce tra la stella e il Bimbo. Infatti di Lui è scritto: Il suo splendore è come la luce, bagliori di folgore escono dalle sue mani; là si cela la sua potenza (Ab 3,4). Nella sua umanità si cela la sua potenza, mentre dalle sue mani esce la luce della stella e il suo splendore, pur nella piccolezza della natura, è come la luce. Tutto è estremamente normale e nascosto, ma illuminati nella loro fede, i magi contemplano la gloria del Cristo. Essi non si stupiscono di non vedere un Bimbo nelle vesti di una regalità terrena, perché lo contemplano nei segni della sua gloria celeste.

10 Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

È la gioia del Cristo che si comunica nei suoi segni e che è vissuta solo da coloro che credono. Dopo la fatica della ricerca vi è una gioia incommensurabile che è simile a quella di colui che ha trovato un tesoro in un campo. Essi procedono di luce in luce, di gloria in gloria fino a che giungono al Cristo. Prima la stella non aveva loro procurato questa grandissima gioia, ora, al termine del cammino, la infonde.

11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si pro-strarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

Entrati nella casa, videro quanto la profezia aveva annunciato: il Bambino con Maria sua madre, sigillata nella sua verginità. Infatti il silenzio su Giuseppe vuole mettere davanti allo sguardo il mistero della Vergine e del Bimbo, quest’unica maternità annunciata dal profeta. Si prostrarono e lo adorarono per adempiere la profezia: E lo adoreranno tutti i re della terra, tutti i popoli lo serviranno (Sal 71,11). Essi cadono davanti al Cristo come dice di sé Balaam: Oracolo … di chi vede la visione dell’Onnipotente, e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi (Nm 24,4). I magi cadono perché è tolto il velo dai loro occhi. Colui che avevano contemplato nel segno della stella ora lo vedono soprattutto con gli occhi dell’interiore visione e gli offrono doni, come i principi d’Israele offrirono doni per la dedicazione dell’altare (cfr. Nm 7,10). I doni sono profetizzati nelle divine Scritture. Dell’oro è detto: Gli sarà dato dell’oro di Arabia (Sal 71,15). Isaia poi dice: Portando oro e incenso (Is 60,6).
La mirra poi è parte integrante dell’olio per l’unzione sacra, come è detto in Es 30,22-25: Procurati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di cinquecento sicli (23).
Nei doni è espresso il mistero. S. Girolamo dice: «In modo bellissimo Gioveneo presbitero riassume i simboli mistici dei doni in un solo versetto: con l’incenso, l’oro e la mirra fecero doni al re, all’uomo e a Dio».
In questi doni è designata la persona stessa del Cristo come Sapienza del Padre e sposo della Chiesa. Il suo capo infatti è oro puro (Ct 5,11); le sue vesti sono tutte mirra, aloe e cassia (Sal 44,9); la Sapienza si definisce simile a nuvola d’incenso nella tenda (Sir 24,15) e dice come mirra scelta ho sparso buon odore (ivi) La sposa lo celebra dicendo: Le sue labbra sono gigli, che stillano fluida mirra (Ct 5,13) e ancora: le sue mani sono anelli d’oro … Le sue gambe, come di alabastro, posate su vasi d’oro puro (ivi, 14,15). Alla sposa è comunicato il mistero dello sposo: Che cos’è che sale dal deserto come una colonna di fumo, esalando profumo di mirra e d’incenso e d’ogni polvere aromatica? (Ct 3,6). Nei doni dei magi sono quindi racchiusi grandi misteri; in essi il Cristo si rivela e manifesta pure il suo mistero sponsale con la Chiesa.

12 Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Avendo contemplato il Signore nei suoi misteri e adoratolo nella sua carne mortale, non sono più guidati dalla stella, ma ricevono da Dio la rivelazione. Egli parla loro come a Giuseppe (2,22). Fanno parte del popolo di Dio e vengono quindi liberati dalle trame subdole di Erode.

Note
«Sappiamo che Matteo ci racconta un grande evento messo in luce da Isaia e dagli Efesini: il re Messia di Israele è nato e i grandi non lo sanno, genti lontane sono guidate dalla luce di Dio ma non possono trovarlo senza la mediazione d’Israele. Si commuovono dice il testo ma non si muovono e i magi vanno a cercare e trovano: trovano per convergenza della sapienza di Israele con una mozione divina: Israele possiede il tesoro delle Scritture, lo offre per gli altri, non lo adopera per sé. Israele è estraneo all’incontro col Cristo nato: Questa estraniazione durerà fino alla fine dei secoli. Gli altri trovano, si consegnano e donano. Questo, dice Paolo, della salvezza di tutte le Genti, è il mistero nascosto in Dio e rivelato solo nella nuova economia. Paolo esulta perché è stata rivelata a lui questa grazia e di essere lui il servo di questa espansione dell’Evangelo: egli predica in base all’energia che ha risuscitato Cristo e che dalla Chiesa in lui passa. Questo annuncio è risurrezione dai morti, ogni volta che l’apostolo annuncia alle Genti compie una risurrezione dai morti e il dono dello Spirito che è la Pentecoste. La ricchezza stessa di Gerusalemme è incompleta fino a che tutte le Genti non abbiano portato in Gerusalemme i loro tesori.
Tutto il mondo e tutte le Genti devono essere salvate in Cristo perché egli è l’unico salvatore: tutte le rivelazioni precedenti si fermano prima di questa rivelazione: tutte le Genti si salvano in Cristo che è l’unico salvatore e capo come è l’unico mediatore.
È quindi impossibile non occuparsi della salvezza di tutte le Genti se veramente crediamo in Cristo e abbiamo ricevuto la sua energia vivificante siamo costretti a spendere questa energia per gli altri perché abbiamo la vita: infatti sono atei e senza vita. E se siamo stati dotati della potenza di risuscitare i morti e di sigillare gli altri con la caparra dello Spirito perché non lo adoperiamo?
Siamo chiamati a operare per la salvezza delle Genti. Le vie sono moltissime.
Questo è il nostro potere e questo è il nostro dovere per l’energia dataci dal Padre nel Cristo morto.
La ricchezza delle Genti deve entrare dentro alla Gerusalemme. Non si tratta di dissolvere il cristianesimo e l’annuncio: ma si tratta di muoversi e lasciarsi muovere dalla conoscenza del Signore e dal suo Spirito nelle Scritture per andare ad annunciare la salvezza fino a che le Genti scoprano i loro tesori e li offrano. Non è questo dissolvere ma ricapitolazione, i magi offrono i loro doni e sono in tal modo inseriti come realtà significative ed essi ricevono la salvezza.
Questo è il significato della pagina di Isaia. Sappiamo già tutto ma ora vogliamo pregare perché Lui faccia tutto.
I magi fanno una sola cosa si incamminano, giungono e adorano.
Tutto questo per la sua gloria e la nostra e per quella di tutti gli uomini, perché tutti vuole, perché tutti vuole radiosi in Cristo suo Figlio» (d. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerusalemme, Epifania, 1980).

PREGHIERA DEI FEDELI

C.Fratelli e sorelle carissimi il santo martire Ignazio scrive che «rimase occulta al principe di questo secolo la verginità di Maria e il suo parto, e così anche la morte del Signore, tre misteri ovunque proclamati, che furono compiuti nel mistero di Dio».
Grati a Dio che ci ha rivelato il suo Figlio mediante la stella «che brillò in cielo sopra tutte le stelle», preghiamo insieme e diciamo:
Ascolta, o Padre, la nostra preghiera

• Perché le Genti, che nei Magi hanno accolto la rivelazione della na-scita del Cristo, mediante lo splendore della stella, che li condusse ad adorare il Bambino, lo accolgano nella predicazione evangelica , preghiamo.

• Perché i figli d’Israele, che al Giordano udirono la voce paterna proclamare Gesù come il Figlio suo amato e videro lo Spirito scendere su di Lui, perché possano contemplare nelle divine Scritture la sua gloria come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità, preghiamo.

• Perché la santa Chiesa, resa pura alle acque del Giordano, riunisca tutti i popoli alla mensa eucaristica, preludio della gioia delle nozze alla fine dei tempi, preghiamo.

• Perché nel contemplare la manifestazione del Signore, siamo ripieni di gioia indicibile e gloriosa per la sua gloriosa venuta, preghiamo.

O Signore, Astro sorto da Giacobbe, che hai riempito di gioia i sapienti scrutatori delle stelle e li hai accolti svelatamente mentre ti portavano le primizie delle Genti, simboli del tuo Mistero, accogli l’umile preghiera della tua Chiesa e porta a compimento l’opera della tua redenzione.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.

 

Epifania del Signore

Celebriamo oggi l’Epifania del Signore, ossia la sua manifestazione, la rivelazione alle genti di tutto il mondo del bambino nato a Betlemme. Gesù è stato partorito da Maria, la povera figlia di Israele, e i pastori, accorsi alla parola rivolta loro dall’angelo, hanno visto «un bambino avvolto in fasce deposto in una mangiatoia» (cf. Lc 2,7.12.16). Nato a Betlemme, la città di David (cf. 1Sam 16), Gesù è un discendente di David a cui spetta il titolo di Messia, di Re dei Giudei; ma proprio il vangelo secondo Matteo, così radicato nell’ambiente giudaico, mette in evidenza che Gesù è il Salvatore destinato a tutta l’umanità e, quindi, la sua rivelazione è indirizzata a tutte le genti, ai pagani, nella cui di-scendenza anche noi siamo collocati.
Conosciamo bene il brano evangelico che narra questa manifestazione, da sempre presente nella tradizione cristiana quale testo capace di stupire e illuminare il cuore dei credenti di ogni tempo. Dall’oriente alcuni sapienti, i Magi, vengono a Gerusalemme, la città santa dei Giudei, in una sorta di pellegrinaggio (cf. Is 60,1-6). Essi non appartengono alla discendenza di Abramo, non conoscono il Dio vivente e vero, non sono circoncisi, non stanno cioè all’interno dell’alleanza che ha come suo segno questa incisione nella carne. Nel loro viaggio non è dunque la Parola di Dio a guidarli; eppure la loro ricerca di Dio, la loro lotta anti-idolatrica, il loro meditare e scrutare i segni della natura, concede ad essi la possibilità di una lettura vi-sionaria, che li spinge a partire seguendo la sola luce di una stella.
Obbedienti alla consapevolezza nata dalla loro ricerca, i Magi salgono a Gerusalemme, pronti a interrogare la sapienza rivelata a Israele, nella speranza di vedere colmata la loro attesa. I sommi sacerdoti e gli scribi, depositari della missione di interpretare le profezie, rispondono infallibilmente, pur rimanendo nel buio, ciechi di fronte al compimento dell’evento messianico, turbati e accecati come il re Erode. E così ci ricordano che possiamo essere molto esperti nel custodire il tesoro delle Scritture sante, gelosi delle nostre certezze di fede, e al tempo stesso essere incapaci di riconoscere che Dio opera nel nostro oggi e ci «visita» costantemente, nei modi più imprevedibili... Ora, le Scritture testimoniano che il Re dei Giudei deve nascere a Betlemme (cf. Mi 5,1-3), e i Magi, ormai obbedienti anche alla rivelazione, giungono alla casa dove, una volta entrati, «vedono il bambino con Maria sua madre». Anche loro, come i pastori, contemplano una scena umanissima e povera: ma essa è rivelazione per i loro cuori attenti, è manifestazione che provoca la loro adorazione e l’offerta dei doni più preziosi.
Questa epifania, che attraverso i Magi raggiunge le genti pagane, ribadisce e non annulla la primogenitura di Israele, ma mette anche in evidenza che quel bambino è destinato come benedizione a tutta l’umanità, secondo la promessa un tempo fatta ad Abramo: «In te e nella tua discendenza saranno benedette tutte le genti della terra» (Gen 28,14; cf. Gal 3,14). Sì, l’universalità della buona notizia è affermata già al momento della nascita di Gesù, e l’episodio dei Magi appare come una profezia che si compirà nella storia della chiesa, quando il Vangelo raggiungerà tutte le culture dei popoli. Tutte le culture e le tradizioni portano infatti in sé delle tracce, dei «semi» della Parola di Dio, come amavano dire i padri della chiesa. In esse sono presenti aliti di Spirito santo che hanno guidato gli uomini su cammini di lotta anti-idolatrica, tesi alla ricerca del senso; in esse è presente dall’eternità l’immagine di Dio che non può mai essere negata o annullata (cf. Gen 1,26-27): Gesù Cristo, «l’immagine del Dio invisibile» (Col 1,15).
L’Epifania è la memoria che Gesù, il Messia, il Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, è destinato all’umanità e che questa sa riconoscerlo, fino a partecipare all’eredità di Abramo. Non dimentichiamolo dunque: «in Gesù Cristo non c’è più né giudeo né greco» (cf. Gal 3,28), ma tutti gli uomini della terra possono incontrarsi in lui, «Sapienza di Dio» (1Cor 1,24), fonte di gioia e di vita piena. Ma noi cristiani siamo capaci di testimoniare la salvezza definitiva portata da Dio in Gesù Cristo, mediante un comportamento di cordiale simpatia verso tutti?

 

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