22/11/2015 - Lectio della Solennità di Cristo Re - Anno B

domeniche precedenti

 

SOLENNITÀ DI CRISTO RE - anno B

 

PRIMA LETTURA                                                             Dn 7,13-14

 

Dal libro del profeta Daniele

 

13 Guardando ancora  nelle  visioni  notturne,  ecco  apparire  (lett.: venire), sulle (lett.: con le) nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo;

 

Guardando ancora nelle visioni notturne (cfr. v.7), l’espressione è usata in rapporto alla quarta bestia, spaventosa, terribile, d'una forza eccezionale, con denti di ferro; essa rileva l’importanza della visione.

Un figlio di uomo, questi si contrappone ai quattro regni precedenti simboleggiati in bestie (vv 3-7: La prima era simile ad un leone e aveva ali

di aquila; Poi ecco una seconda bestia, simile ad un orso; Mentre stavo

guardando, eccone un'altra simile a un leopardo, la quale aveva quattro ali d'uccello sul dorso; e infine la quarta sopra menzionata). Il quinto regno, quello del Messia, mostra il volto dell’uomo e riguarda il popolo dei santi dell'Altissimo (v. 27).

Con le nubi del cielo. Le nubi sono il segno della presenza di Dio (Es 19,9:

Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube): sono il carro di Dio (Sal 104,3: costruisci sulle acque la tua dimora, fai delle nubi il tuo carro, cammini sulle ali del vento); sono il trono di Dio (Gb 26,9: Copre la vista del suo trono stendendovi sopra la sua nube). Vi è quindi una contrapposizione: come le bestie sono portate dalla forza del mare espressa dalle onde (cfr. vv. 2-3), così il Figlio dell’uomo è portato dalle nubi del cielo: diversa è l’origine dei regni.

 

giunse fino al vegliardo (lett.: l’Antico dei giorni) e fu presentato a lui,

 

LAntico dei giorni così è chiamato Dio a indicare la sua regalità non condizionata dal tempo ma dominante il tempo e quindi tutti i regni che si dispiegano nei vari tempi.

Fu presentato a lui (lett.: e davanti a lui lo fecero accostare), non dice

chi  lo  ha  fatto  avvicinare;  certamente  è  l’Antico  dei  giorni  che  lo  fa

avvicinare, come è detto in Gr 30, 21: Il loro capo sarà uno di essi e da essi uscirà il loro comandante; io lo farò avvicinare ed egli si accosterà a me.

Il termine «avvicinare» ha anche un senso sacrificale rilevato nella LXX: fu offerto. «Questo passivo indica che altri agiscono su di Lui. Chi sono? Sembra esserci un’indicazione molto ricca: Lui non ha bisogno di essere presentato da nessuno eppure in questo momento si lascia presentare. Ci sono coloro che lo offrono; non si sbaglia nel pensare che sono tutti a presentarlo, angeli e uomini. La misericordia del Padre vuole che questa offerta  sia  condivisa  da  tutta  la  creazione»  (d.  G.  Dossetti,  appunti  di omelia, 1976). (Cfr. Eb 9,13: quanto più il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalla opere morte, per servire il Dio vivente? È nello Spirito che il Cristo si offre ed è offerto da tutte le creature).

Egli è portato dalle nubi cioè dalla gloria stessa di Dio. Nel mistero questa parola rivela la gloria di Gesù che sale verso il Padre. La profezia lo contempla là dove l'occhio non vede se non quello degli eletti, come è scritto di Stefano (cfr. At 7,56). Tutto è visto nell'attimo eterno quanto si dispiega nel tempo.

 

14 che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto.

 

Lo servivano questo verbo è spesso in parallelo con ascolta (7,27: Allora il regno, il potere e  la  grandezza di tutti  i regni  che  sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell'Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e ascolteranno; 2 Sm 22,44-45: Tu mi liberi dalle contese del popolo; mi poni a capo di nazioni; un popolo non conosciuto mi serve. I figli degli stranieri mi onorano appena sentono, mi ascoltano). Servire quindi è ascoltare per obbedire. S. Paolo parla dell’ascolto e dell’obbedienza della fede.

Il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto. La regalità non è solo universale nello spazio ma eterna: in ogni era vi sarà sempre il suo regno fino a quella pienezza per cui ci sarà solo il suo regno.

In queste parole sono raccolte le profezie riguardanti la regalità davidico- messianica e quindi quella del Signore Gesù (cfr. Gn 49,10: Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli.

2Sm 7,13-16: La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre. Così è stabile la mia casa davanti a Dio, perché ha stabilito con me un'alleanza eterna. Lc 1,32-33: Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine). Questa è la stessa regalità di Dio (Sal 145,13: Il tuo regno è regno di tutti i secoli, il tuo dominio si estende ad ogni generazione. Es 15,18: Il Signore regna in eterno e per sempre!).

Questa regalità si è trasmessa al suo Cristo in quanto costituito Figlio di

Dio   con   potenza   secondo   lo   Spirito   di   santificazione   mediante   la risurrezione dai morti (Rm 1,4).

 

SALMO RESPONSORIALE                                Sal 92

 

Venga, Signore, il tuo regno di luce. Alleluia, alleluia.

 

oppure

 

Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il suo Regno che viene Alleluia.

 

Il Signore regna,

si ammanta di splendore;

il Signore si riveste, si cinge di forza.

 

Rende saldo il mondo, non sarà mai scosso.

Saldo è il tuo trono fin dal principio,

da sempre tu sei.

 

Degni di fede sono i tuoi insegnamenti,

la santità si addice alla tua casa

per la durata dei giorni, Signore.

 

 

SECONDA LETTURA                                   Ap 1, 5-8

 

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo

 

Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra.

A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e

la potenza nei secoli dei secoli. Amen.

Ecco, viene sulle nubi e ognuno lo vedrà; anche quelli che lo trafissero e tutte le nazioni della terra si batteranno per lui il petto. Sì, Amen!

Io sono l'Alfa e l'Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!

 

L’introduzione e l’indirizzo (1,1-4) definiscono la natura del libro: è rivelazione che Gesù Cristo riceve da Dio e che, attraverso il ministero angelico, viene trasmessa a Giovanni e quindi ai servi del Signore (così sono chiamati i discepoli). Questa rivelazione ha come tema la Parola di Dio che s’incentra sulla testimonianza data da Gesù. In essa vi è la chiave interpretativa della storia e quindi è beato chi ascolta e chi penetra e vive questo messaggio. Il libro è rivolto alle sette Chiese, che rappresentano, con le loro specifiche caratteristiche, tutte le Chiese.

Dio è definito: Colui che è, che era e che viene. Alle parole con cui Dio si rivela nel roveto ardente (Colui che è), sono aggiunte quelle che caratterizzano il compiersi degli avvenimenti (Colui che viene). Tutto scaturisce dal dinamismo del suo essere.

 

«Dico due parole per non trascurare il passaggio al Vangelo

v.5 ultima parte: A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue: questa è la fondazione della fede. Proprio da un punto di vista

sperimentale la fede è attaccata qui: alla percezione di un flusso d’amore di

uno che è di qua e di là. Ma quest’amante non è un amante qualunque o un

dio qualunque è un Dio amante che ci ha lavato nel suo sangue. Quest’amante ci fa percepire e questa percezione mi fa sentire peccatore fino  al  punto  di  conoscere  che  quest’amante  mi  ha  lavato.  Ciò  che  fa ostacolo alla percezione è il fatto che non ci sentiamo peccatori; più percepiamo più ci sentiamo peccatori. Come posso aderire al cristianesimo che si fonda nella percezione della redenzione se non mi sento peccatore?»

(D. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerusalemme 1976).

 

INTRODUZIONE AL VANGELO

 

Gesù Cristo è re. Il Vangelo di oggi lo proclama con tutta la chiarezza desiderabile. » re, e non per caso, come se la regalità fosse una dimensione secondaria e accessoria della sua vita. » re consapevolmente e intenzionalmente, perché dice: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo” (Gv 18, 37). La missione di Gesù ha come scopo preciso l’instaurazione del suo Regno nel mondo, nel cuore stesso della storia. Il cammino dell’uomo, che in Adamo si è allontanato dal progetto originario di  Dio,  deve  essere  ricondotto  a  Dio  nella  fede  e  nell’obbedienza dell’amore. Gesù è venuto per questo e instaura la sua regalità al fine di ottenere questo.

 

 

ACCLAMAZIONE AL VANGELO Alleluia, alleluia.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il suo Regno che viene.

 

Alleluia.

 

VANGELO                                                   Gv 18,33-37

 

 Dal vangelo secondo Giovanni

 

33 In quel tempo, disse Pilato a Gesù: «Tu sei il re dei Giudei?».

 

Dopo il primo colloquio con i Giudei, all'esterno del pretorio, come conclusione (dunque), Pilato entrò di nuovo nel pretorio. Questo dialogo avviene senza la presenza dei Giudei.

Questi hanno accusato Gesù come un malfattore e hanno dichiarato di non aver nessun potere di metterlo a morte.

Pilato chiamò Gesù e gli disse: «Sei tu il Re dei Giudei?».

L'uso del verbo chiamare in Gv sottolinea momenti importanti, dei quali il più forte è la chiamata di Lazzaro dal sepolcro (cfr. 12,17).

 

Pilato chiama Gesù davanti a sé e in qualità di magistrato romano gli pone la domanda più importante: «Sei tu il Re dei Giudei?».

Questa  domanda  e  il  come  Gesù  risponde  ad  essa  costituiscono  la

rivelazione di queste pagine evangeliche, che sono il culmine e il centro di tutta la rivelazione.

Tutto quello che la Legge e i Profeti dicono ha qui la sua chiave di lettura. Questa rivelazione è universale perché non solo è fatta davanti a Israele ma anche davanti a colui che rappresenta le Genti nella loro espressione più

alta e più forte di potere e di gloria.

Ma questa rivelazione, anche se compresa, non è accolta. Tutti la strumentalizzano per ottenere quello che loro preme: da parte dei Giudei

l'eliminazione di Gesù e da parte di Pilato la sottomissione dei Giudei al potere di Cesare.

Ma tutto parte dal fatto paradossale che Pilato vede Gesù davanti a sé

accusato dai Giudei e s'interroga come Gesù possa essere Re dei Giudei;

come possa essere Egli accusato di una simile prerogativa quando Gesù non presenta nessuna delle caratteristiche di coloro che rivendicano un simile titolo. Probabilmente Pilato è stupito di come i Giudei abbiano accusato Gesù di un simile reato non subito dichiarato ma nascosto sotto l'accusa di malfattore, che designa pure i ribelli all'autorità romana. «La domanda è formulata in modo tale che in essa non si può udire il minimo cenno di ironico stupore, e meno che mai di derisione. Un "re" simile Pilato non l'ha mai visto» (H. Strathmann, op. cit., p. 402).

 

34 Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?».

 

Alla domanda di Pilato Gesù risponde con un'altra domanda: è Lui il Signore; Egli infatti non ha da rendere conto a nessuno. Da te stesso tu dici questo? Gesù chiede a Pilato se questa domanda scaturisca dal suo intimo, cioè dalla rivelazione che Egli riceve con la presenza del Cristo oppure altri ti hanno detto su di me? I giudei non avevano detto questo a Pilato perché avevano accusato Gesù di essere un malfattore.

Gesù chiede a Pilato perché mai formuli in questi termini la domanda. Il passare dall'accusa di essere un malfattore alla domanda se Gesù sia il Re

dei giudei è fondamentale perché il processo cessa di essere tale ma diviene

il momento supremo della manifestazione della regalità di Gesù.

Se Pilato dice questo da se stesso egli esprime l'attesa delle Genti, se invece altri  glielo  hanno  detto  egli  è  portavoce  della  dichiarazione  d'Israele

riguardo alla regalità di Gesù.

Pilato è posto di fronte a una scelta. Qualunque scelta Pilato faccia, questo non impedisce che si riveli la natura divina del Regno di Gesù che i Giudei hanno conosciuto ed esperimentato attraverso le Scritture e i segni da Lui compiuti.

 

35 Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?».

 

Sembra che il governatore abbia fretta di uscire da questa situazione che lo coinvolge e lo obbliga a definirsi in rapporto a Gesù. Sono forse io giudeo? Dicendo questo egli vuole sottrarsi con forza, perché inorridito, dal rapporto con questo Re dei Giudei. Egli è rappresentante della regalità di Cesare, che in lui ha il potere di giudicare quella dei giudei, ed è così unica e assoluta che  eclissa  ogni  altra  regalità.  Riavutosi  da  quest'atto  di  smarrimento dovuto alla possibilità apertagli da Gesù di relazionarsi a Lui e di scegliere Gesù come re, Pilato riveste il ruolo di magistrato romano e formula la domanda in base all'accusa: La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che hai fatto? Essi ti accusano di essere uno che ha fatto il male, dimmi in che cosa consiste il male che hai fatto. Pilato vuole fuggire lontano da Gesù. Egli assume un ruolo di neutralità quale si addice a un magistrato, ma non può. Egli comprende che ogni uomo è coinvolto: lo sono i giudei, lo è lui stesso, come pure lo è chiunque ascolta la sua voce attraverso l'annuncio evangelico.

La tua nazione - per la quale Gesù deve morire secondo la profezia del sommo sacerdote Caifa, affinché tutta la nazione non perisca (11,50) , i

sommi  sacerdoti,  Anna  la  sua  famiglia  e  questi  formano  l'aristocrazia

sacerdotale - ti hanno consegnato a me, consegnato da Giuda ai Giudei (18,2), dai Giudei a Pilato (30.35) da Pilato ai Giudei (19,16)      Gesù consegna lo Spirito al Padre (19,30). La Passione è scandita da queste consegne. Infatti i Giudei glielo hanno consegnato, Gesù gli appartiene. Ti hanno consegnato è la consegna del Cristo a Pilato come più avanti dice: Sono stato consegnato ai Giudei (36) è la Parola di Dio che esce dal seno del Padre è consegnata al suo popolo da questi alle genti sale sul trono (19,13) e sulla Croce (19,17-19) sale al Padre, dona lo Spirito (Is 55,10-11).

 

36 Rispose Gesù: «Il mio regno non è di (opp.: da) questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

 

Gesù non risponde alla domanda di Pilato perché il capo d'accusa è inconsistente. Il suo regno infatti non proviene da questo mondo. Perciò in rapporto ai regni di questo mondo Gesù non ha fatto nulla di male (Lc

23,41).  I  Giudei  invece  sono  nemici  dei  romani  perché  pensano  alla teocrazia come a una realtà di questo mondo. A loro Gesù aveva detto: Voi

siete di quaggiù, io invece sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non

sono di questo mondo (8,23).

il mio regno non è da questo mondo, perché è il Regno di Dio (3,3.5) per vedere il quale (= Regno) bisogna nascere dall'alto; per entrare nel Regno di Dio bisogna nascere da acqua e da Spirito; perciò il mondo non può vedere il Regno di Dio e non può vederne il Re.

Poiché il Padre ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito

(3,16), per questo il Figlio nell'atto in cui è consegnato alle genti rivela loro il suo Regno. Infatti quanto segue rivela la natura divina del Regno: se il mio regno fosse

di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei. Gesù tratta da estranei coloro che sono della sua stessa carne e li considera come una realtà mondana. In questo afferma la sua origine divina. L'arresto di Gesù è avvenuto senza che Egli opponesse resistenza pur avendo in suo potere, come Egli dichiara nei sinottici, più di dodici legioni di angeli (Mt 26,53).

Gesù  risponde  in  tal  modo  allo  stupore  di  Pilato  di  vedersi  comparire davanti  Gesù  senza  scorta  se  non  quella  dei  legionari  romani  e  senza nessuna insegna di potere quale la spada.

Nel suo Regno le cose vanno diversamente: i suoi ministri non lottano per

Lui perché è necessario che si adempiano le Scritture (cfr. Mt 26,53sg) La sua regalità non è come quella politico-religiosa dei sommi sacerdoti, gelosi

del Tempio e della Nazione, ma si radica nelle Scritture, nel cuore stesso

della fede d'Israele. I ministri suoi non lottano, il Cristo da solo, venuto nell'agonia (Lc 22,44) lotta contro il Principe di questo mondo che viene cacciato fuori (12,31).

Egli è solo ed è davanti a Pilato come un re che proviene da altrove: il mio regno non è di qui.

Ma il mio regno non è di quaggiù, cioè da questo mondo dove sei tu,

Pilato,  e  i  Giudei.  Con  questa  parola  spezza  ogni  pretesa  divina  della regalità  di  Cesare  e  dei  Giudei.  Queste  due  regalità,  che  si  sono contrapposte, all'apparire della regalità di Gesù si trovano a coincidere. Questa esplicita dichiarazione di Gesù impedisce ai suoi discepoli l'uso di ogni potere terreno per affermare la regalità di Cristo. Essa si afferma per la via paradossale della croce.

Qui sta la fede. Essa consiste nel superamento della continua tentazione di usare della potenza terrena per affermare il potere della comunità dei discepoli facendolo coincidere con il regno di Cristo. Egli, che ha rifiutato la difesa dei suoi discepoli nel giardino, continua a respingere ogni nostra difesa  e  realizza  il  suo  regno  là  dove  noi  potremmo  essere  tentati  di rifiutarlo. Non essendo infatti di questo mondo il regno di Gesù non ha nulla a che fare con quello che è il mondo perché Il mondo si basa sul maligno (1 Gv 5,19) mentre la regalità di Cristo scaturisce dal Padre (cfr. Dn 7,14: gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto).

 

37 Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

 

Con una seconda domanda Pilato vuole ulteriori precisazioni da Gesù. Questa volta non dice più Re dei giudei ma solo re: Dunque tu sei re? Dal momento che Gesù ha detto che il suo regno non è di questo mondo, Pilato vuole da Gesù una dichiarazione esplicita. In realtà la risposta di Gesù è testimonianza e rivelazione. Tu dici che io sono re, quello che tu dici è vero. Pilato chiedendo, ha detto il vero: egli si trova davanti a uno che è re. Io per questo sono stato generato come il Figlio di Dio e per questo sono venuto nel mondo come il Figlio dell'uomo perché io dia testimonianza alla  verità.  Egli,  il  Verbo  del  Padre,  è  generato  negli  splendori  della santità, dalla matrice prima della stella del mattino (Sal 109,3 LXX) come la Verità stessa, nella quale tutto s'invera. Venuto nel mondo e divenuto il Figlio dell'uomo, Egli è il primo testimone di se stesso come la Verità. Infatti Egli è venuto nel mondo come la Luce (3,19) per cui chiunque fa la verità viene verso la luce (3,21). Chi fa la verità è dalla verità e viene verso la luce perché ascolta la sua voce. Fare la verità è il contrario dell'essere menzogneri, connotazione dell'uomo prima di essere redento; il diavolo è padre della menzogna (8,44) ma chiunque viene verso la luce abbandona le tenebre e ode la voce del Figlio di Dio.

Agostino così commenta: «Se consideriamo, infatti, la natura nella quale siamo stati creati, chi di noi non appartiene alla verità, dato che è la verità che ha creato tutti gli uomini? Ma non tutti ricevono dalla verità medesima la grazia che consenta loro di ascoltarla, cioè di obbedire ad essa e di credere in essa senza alcun merito proprio, altrimenti la grazia non sarebbe grazia. Se il Signore avesse detto: Chiunque mi ascolta appartiene alla verità, si sarebbe potuto credere che appartiene alla verità colui che ad essa obbedisce, cioè appartiene alla verità in virtú del suo merito, che è quello di obbedire  alla  verità.  Ma egli  non  dice  così,  bensì:  «Chiunque  è  dalla verità, ascolta la mia voce». Non è, costui, dalla verità perché ascolta la sua voce; al contrario ascolta la sua voce perché è dalla verità, - grazia, questa, di cui è debitore alla verità medesima. Che vuol dire ciò se non che

è  per  grazia  di  Cristo  che  si  crede  in  Cristo?»  (Trattato  su  Giovanni, CXV,4).

 

 

 

Note

 

«Al  v.  37  Gesù  dice  in  termini  positivi  qual  è  il  suo  Regno.  Qui  c’è un’ecclesiologia. La Chiesa deve sempre aver meno la caratteristica dei regni della terra. Sento l’influsso di una lettura sbagliata dell’AT non solo in Bossuet ma anche tempo prima. Il problema è quello di aver meno forze. Al v. 36 Gesù dice: «se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Gesù esplica la legge del regno umano che deve difendersi,  avere  dei  mezzi;  più  la  Chiesa  rinuncia  a  dei  mezzi  di combattimento denota che non è del mondo… Cristo si riserva una sola cosa: la verità e la contrappone. Sembra voler dire che Cesare non ha la verità e d’altra parte che la Chiesa deve essere attaccata a quel nucleo di verità che  Cristo le  ha donato.  Il  cammino  della Chiesa nella presente società non consiste nell’attenuare la verità ma nel deporre ogni potere».

(D. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerusalemme 1976).

 

PADRI DELLA CHIESA

 

La città celeste, mentre è pellegrina sulla terra, raccoglie i propri cittadini da tutte le genti, e raduna una società pellegrinante dai popoli di tutte le lingue: non bada a ciò che nei costumi, nelle leggi e nelle tradizioni è diverso, se pur crea o mantiene la pace terrena; nulla disprezza di quei popoli, nulla distrugge, ma anzi tutto conserva e osserva. Infatti, benché diverso in diverse nazioni, tutto serve allo stesso fine di ottenere la pace terrena, se non impedisce la religione che ci insegna di dover adorare un unico, sommo e vero Dio. La città celeste, dunque, gode, in questo suo pellegrinaggio della pace terrena e di tutto ciò che giova alla natura umana; difende e desidera, quanto lo ammette l’integrità della devozione e della religione, la concordia delle volontà (Agostino, La città di Dio).

 

Chi avrebbe potuto regnare in tutti i popoli, se non il Cristo Figlio di Dio, del quale a tutti veniva annunziato che avrebbe regnato per sempre? A tutti, in ogni luogo, è presentato in maniera eguale. Presso di lui non c’è maggior grazia di re, né minor gioia di alcun barbaro; per tutti è uguale, per tutti è re; per tutti è giudeo; di tutti è il Signore e il Dio (Tertulliano, Adv. Judaeos).

 

 

 

PASSI BIBLICI PARALLELI

 

vv 33-34

Mt 2,1-2: Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode.

Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il

re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo

venuti per adorarlo”.

Gv  1,48-49:  Natanaèle  gli  domandò:  “Come  mi  conosci?”.  Gli  rispose Gesù: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico”. Gli replicò Natanaèle: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”.

Gv 12,12: Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a

lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re

d’Israele!

Mt   27,11-14:   Gesù   intanto   comparve   davanti   al   governatore,   e   il governatore l’interrogò dicendo: “Sei tu il re dei Giudei?”. Gesù rispose “Tu lo dici”. E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. Allora Pilato gli disse: “Non senti quante cose attestano contro di te?”. Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore.

Gv  19,14-15:  Pilato  disse  ai  Giudei:  “Ecco  il  vostro  re!”.  Ma  quelli

gridarono: “Via, via, crocifiggilo!”. Disse loro Pilato: “Metterò in croce il vostro re?”. Risposero i sommi sacerdoti: “Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare”.

Mt 27,28-29: Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella

destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: “Salve, re

dei Giudei!”

Gv 19,19-21: Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: “Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei”.

v 35

Gv 1,11: Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.

Mt 20,17-19: Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro: “Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il

Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà”.

Lc   23,1-2:   Tutta   l’assemblea   si   alzò,   lo   condussero   da   Pilato   e cominciarono ad accusarlo: “Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro

popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re”.

Sal 55,13-15: Se mi avesse insultato un nemico, l’avrei sopportato; se fosse

insorto contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto. Ma sei tu, mio compagno, mio amico e confidente; ci legava una dolce amicizia, verso la casa di Dio camminavamo in festa.

Ger 20,10; Mt 26,14-16; Mt 10,17-20. v 36

Lc 22,49-51: Allora quelli che eran con lui, vedendo ciò che stava per

accadere, dissero: “Signore, dobbiamo colpire con la spada?”. E uno di loro

colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù

intervenne dicendo: “Lasciate, basta così!”. E toccandogli l’orecchio, lo guarì.

Mt 26,51-53: Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?”

Mt 5,10: Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Gv 3,3.5; Mt 6,9-10; Lc 17,20-21; Is 42,1-3; Gv 12,14-15; Is 53,2; Gv

6,14-15. v 37

Is 9,5-6: Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle

sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio  potente,  Padre  per  sempre,  Principe della  pace;  grande sarà il suo

dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre;

questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

Lc 1,31-33: Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai

Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine.

Sal 89,27-28: Egli mi invocherà: Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza. Io lo costituirò mio primogenito, il più alto tra i re della terra.

Sal 24,7-8: Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della gloria. Chi è questo re della gloria? Il Signore forte e potente, il

Signore potente in battaglia.

Mt 2,11: Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono

oro, incenso e mirra.

Sal 47,7-8: Cantate inni a Dio, cantate inni; cantate inni al nostro re, cantate inni; perché Dio è re di tutta la terra, cantate inni con arte.

Sal 149,2: Gioisca Israele nel suo Creatore, esultino nel loro Re i figli di

Sion.

Sal 29,10: Il Signore è assiso sulla tempesta, il Signore siede re per sempre. Mt 16,27-28: Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno.

Ap 17,14: Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli.

Ap 15,3: Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente; giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti!

Gv 5,31-33: Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza   non   sarebbe   vera;   ma   c’è   un   altro   che   mi   rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace. Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità.

1Tm 6,13-14; Gv 18,38; Gv 14,6; Gv 3,31-33; Gv 1,17; Ef 4,20-21; 2Tm

4,3-4; 1Gv 3,18-19; Gv 8,47; Gv 10,27.

 

 

 

 

Comments are now closed for this entry